Francesco Arena: la mia Sicilia, terra della biodiversità

Per Francesco Arena Il laboratorio di famiglia è sempre stato il suo parco giochi.

Classe 1976, terza generazione di panificatori, fin da bambino il bakery chef Arena ha sviluppato la passione per il lievito madre e la ricerca di nuove tecniche di produzione.

Ha seguito il corso di alta formazione per panificatore di CAST Alimenti con Piergiorgi Giorilli, fondatore e presidente onorario del Richemont Club Italia, rivoluzionando la produzione del panificio messinese.

Fa parte dell’Associazione degli Ambasciatori Del Gusto e crede fortemente nell’importanza di condividere il sapere, diffondere e portare in alto la grande tradizione gastronomica italiana.

Maestro Arena, Lei fa parte della terza generazione di panificatori. Chi sono stati i protagonisti che l’hanno preceduto, quale storia hanno saputo scrivere e perché ha deciso seguire le loro orme?

Nel 1939 aprì il primo panificio mia nonna in un villaggio collinare della città di Messina a seguito di una triste ma contestualmente romantica storia. Mio nonno, emigrato in America negli anni ’20, doveva sposare mia nonna come si usava all’epoca per procura e lo doveva raggiungere negli USA. Qualche mese prima della partenza perse la madre, in una lettera comunica la triste vicenda a mio nonno che consapevole di cosa volesse dire perdere la madre, perché l’aveva persa durante il terremoto che colpì Messina nel 1908, rispose alla lettera di mia nonna con: “so cosa vuol dire perdere la mamma, lascio tutto e torno io”.

Una volta rientrati a Messina, diedero vita al primo panificio dove la titolare era nonna Teresa. Negli anni ’60 il panificio è stato rilevato da mio padre, Masino. Egli, negli anni ’70, trasferì la sede dalla collina alla riviera dove tuttora esiste ed è diventato punto di riferimento per diverse generazioni di ragazzi grazie al suo impegno nello sport e nel sociale. Oltre a essere diventato un punto di riferimento di qualità nell’arte bianca e in città.

Alla fine degli anni ’90, preso dalla passione dell’arte bianca, visto che il laboratorio è sempre stata la mia sala giochi fin da piccolo, arrivo io, dopo aver abbandonato la facoltà d’ingegneria. Da qui comincia tutto.

Cosa ricorda della Sua giovinezza trascorsa nel laboratorio di famiglia?

Riallacciandomi alla prima risposta, il laboratorio è sempre stata la mia sala giochi. Fin da piccolo mi piaceva impastare acqua e farina e aiutare mio padre, anche soltanto a mettere il sesamo nei panini. Le mie estati, al contrario di molti miei coetanei, le trascorrevo nel punto vendita e in laboratorio. Questo status non mi ha mai creato nessun problema. Nel mio piccolo regno sapevo di poter realizzare i miei sogni (questo non mi ha mai vincolato nelle relazioni sociali).

Quanto è stato importante il corso di alta formazione per panificatore di CAST Alimenti con Piergiorgi Giorilli?

Oltre a ciò che avevo acquisito da autodidatta e sulle orme di mio padre, ho voluto perfezionare sempre di più la mia professionalità acquisendo input da diversi corsi e confronto con altri colleghi. Quello che ha ampliato la mia formazione professionale è stata la conoscenza del maestro Giorilli che mi ha dato una visione nuova sul mondo dei lievitati a partire dalla mia fissazione per il Lievito Madre.

Nel 2016 l’ammissione al Richemont Club Italia sezione Sud. Cosa ha rappresentato per la Sua carriera?

Il 2016 è stato un po’ l’anno di svolta per me. La mia professionalità veniva apprezzata anche a livello nazionale, ed è lì che ho deciso di misurare la mia professionalità presentando la mia domanda di ammissione al Richemont Club, per me Olimpo dell’arte bianca. Dopo aver brillantemente superato l’esame di ammissione, cominciarono le collaborazioni con diversi mulini e anche la responsabilità della gestione dell’aria panificazione del padiglione della regione Sicilia al Salone del gusto di Torino in quanto finalmente la mia professionalità era anche certificata. Continuano tuttora le collaborazioni con i mulini e con gli istituti alberghieri e scuole di cucina.

Oltre al Panificio Masino Arena, esiste da non molto tempo il Panificio Francesco Arena nel centro di Messina. Quali novità e varietà di prodotti è possibile acquistare nella nuova location?

In piena pandemia abbiamo deciso di aprire un nuovo panificio in centro città vista la forte richiesta da parte della clientela. Con questo nuovo panificio abbiamo voluto creare un nuovo brand, il giovane, ma come si può vedere dal logo sempre legato alla tradizione di famiglia, visto che le tre spighe di grano ci accompagnano dal ’39. In centro è possibile acquistare, oltre ai prodotti già consolidati nel panificio Masino Arena, prodotti un po’ più trend: pizza in pale, pizza in teglia, una buona offerta per la colazione con i nostri croissant gourmet, una buona scelta per la pausa pranzo e per la cena. Selezioniamo prodotti di aziende soprattutto messinesi. Prediligiamo il siciliano, ma non abbandoniamo il brand Italia. Abbiamo anche un’ampia scelta di prodotti gluten free per i quali ci avvaliamo della collaborazione di un’azienda messinese.

L’apertura di questo nuovo panificio era in già programma prima dell’emergenza Covid-19? In questo momento di difficoltà in cui è tristemente più facile parlare di chiusure, ogni nuova apertura dona un po’ di entusiasmo a tutto il comparto agroalimentare.

L’apertura del nuovo panificio era in programma già da qualche anno. Altre priorità avevano rallentato il progetto. A febbraio, dopo aver chiuso i contratti del locale, il Covid ha bloccato tutto, ma questo non ci ha fermato. Da maggio abbiamo iniziato i lavori che sono stati completati con l’apertura del locale il 26 novembre del 2020 in piena pandemia ma con una voglia enorme di ripartire puntando sui giovani e sulle quote rosa. Se è vero, come la storia ci insegna, che dopo qualsiasi crisi c’è sempre una ripartenza, noi saremo pronti per ripartire più forti di prima.

Per la Pasqua 2021 ha proposto la “Colomba dello Stretto”. Come è stata accolta in terra siciliana e calabrese? Dopo il Pane dello Stretto e la Colomba dello Stretto, possiamo aspettarci in futuro qualche altro prodotto dal valore simbolico?

L’idea della colomba dello stretto nasce dal mio forte legame con la mia terra. Tutte le mattine, aprendo la porta di casa e guardando lo stretto, mi ritengo fortunato di abitare nel posto più bello del mondo. Ed è per questo che cerco sempre di rendergli omaggio nel migliore dei modi. Quindi, utilizzando i prodotti che la Sicilia e la Calabria ci offrono, è venuta fuori l’idea di questa colomba. Ha riscosso un discreto successo non solo in Sicilia e in Calabria ma anche nel panorama nazionale. Sicuramente daremo vita a qualche altro prodotto simbolico. Ripeto, il legame con la mia terra è abbastanza forte.

Nelle vesti di Ambasciatore del Gusto, cosa ha piacere di comunicare alle aziende e scuole siciliane con cui collabora?

Trasmettere la mia passione per questo lavoro è quello che mi viene più naturale. Cerco sempre di far capire che la nostra terra non è solo sangue e mafia, ma anche biodiversità. Da quest’ultima si può trarre il massimo per presentare al cliente prodotti eccellenti.

Se ci sono, quali progetti sono previsti nel futuro di Francesco Arena?

Ci sono dei progetti per il futuro, ma per il momento sono top secret.

Arancia Rossa: ottima annata ma mercati in crisi

La raccolta dell’arancia rossa di Sicilia IGP entra nell’ultima fase della campagna 2020/2021.

Negli 80 ettari di agrumeti di Contrada San Martino, il quartier generale di Rossa Sicily, l’azienda agricola che produce Amaro Amara dalle scorze di questo prezioso frutto, le attività di raccolta proseguono a pieno regime. Nel cuore produttivo dell’iconico liquore si celebra un’annata particolarmente fortunata dal punto di vista qualitativo e quantitativo ma non altrettanto da quello economico, che risente della mancata apertura di bar e ristoranti, con un conseguente calo degli ordini. Una recessione che non scoraggia però i piani di produzione del brand.

“Con gli standard di qualità dell’arancia rossa di Sicilia IGP registrati quest’anno – spiega Edoardo Strano, founder di Rossa Sicily – Amara avrà una maggiore concentrazione di aromi in grado di conferirle sempre di più quella sicilianità autentica, tratto della sua personalità che lo distingue dal panorama degli amari artigianali, anche per questo non vogliamo abbassare la produzione, nonostante la congiuntura economica non sia delle migliori.”

Ad un anno dall’inizio della Pandemia da Covid-19, Rossa Sicily sta infatti ponendo le basi per una produzione di Amara in linea con le quantità del 2020.

“Abbiamo deciso di andare avanti – continua Edoardo Strano –  nonostante il netto calo degli ordini rispetto a quanto registrato un anno fa. Il nostro approdo principale resta il canale HoReCa e con questo stato di cose siamo tra quelle realtà che di più hanno patito l’impatto delle aperture a singhiozzo di ristoranti, bar ed enoteche. Il nostro è un atto di resilienza a questo periodo, lo dobbiamo a chi in questi mesi ha lavorato in agrumeto per garantire una materia prima di qualità, a chi ha continuato a lavorare per la realizzazione degli obiettivi di crescita e sviluppo che ci eravamo prefissati”. 

Il difficile scenario economico nazionale e internazionale infatti non scoraggia le speranze di crescita del corporate brand Amara: “Abbiamo dovuto rivedere i nostri piani ma non vogliamo fare tagli. Adesso però è necessario un intervento degli organi competenti per consentire una riapertura controllata e in sicurezza delle attività del canale HoReCa. anche nelle ore serali, occorre rimettere in moto tutto il circuito dell’indotto altrimenti sarà il collasso.”

La raccolta delle arance rosse di Sicilia IGP di Rossa Sicily, come di consueto, si è aperta con il taglio del Tarocco Nocellare, una delle varietà più precoci, che si è protratta sino al mese di gennaio; a seguire è stato il turno del Tarocco Gallo la cui raccolta si concluderà nel mese di marzo quando maturerà la varietà tardiva del Tarocco Meli con in contrada San Martino si chiuderanno le operazioni di raccolta della campagna 2020/2021.

Ad oggi la quantità registrata è di poco superiore all’ultima campagna, con rese per ettaro che raggiungono quota 250 quintali, mentre la qualità è superiore con frutti di pezzatura media, di buona sanità e dalle spiccate qualità organolettiche sia della buccia che della polpa: l’arrivo del primo freddo, in anticipo rispetto alla norma, nel mese di novembre ha accelerato la pigmentazione delle arance e favorito, grazie alle notevoli escursioni termiche, l’accumulo delle antocianine che ne determina il caratteristico colore e in generale dei polifenoli nelle bucce, alla base del ricco patrimonio dei profumi che si ritrova in Amara.

L’unicità di Amara, infatti è data da infusione multipla, messa a punto a partire da un’intuizione di Edoardo Strano, che consente di avere una maggiore concentrazione di aromi proprio per il ricambio costante delle scorze delle migliori varietà di arance rosse di Sicilia IGP poste a macerare nello stesso alcool.

HORECA/CONSIGLI ANTICRISI PER L’ITALIA


In un momento terribile per la nostra economia, con un pil da tempo di guerra, è fondamentale e possibile mettere in atto nuove strategie non solo per resistere ma anche in vista di una vera e propria ripresa. Un tema rilevante è la sostenibilità. Nonostante alcuni settori abbiano un ruolo cruciale nel degrado ambientale del pianeta, l’HORECA ha le sue colpe, che incidono anche sui fatturati delle aziende: in Italia, lo sperpero di cibo  vale  quasi 12 miliardi di euro, che sommati ai 3 miliardi e 293 milioni di spreco della filiera produzione – distribuzione, portano a oltre 15 miliardi di euro che si potrebbero risparmiare, pari allo 0,88% del PIL del Paese (dati www.osservatorioveganok.com del Febbraio 2020, che riporta  la ricerca “Metronomo” effettuata da METRO in collaborazione con Bocconi Green Economy Observatory, secondo la quale ogni settimana in Italia ciascun ristorante dichiara di buttare tra i 2 e i 5 sacchi da 220 litri di scarti alimentari). 

Pertanto, se guadagnare con un ristorante o un bar è diventato molto difficile in tempi di Covid 19 e lockdown, si può iniziare a spendere meglio il proprio budget a beneficio del bilancio oltre che dell’ambiente.  

Da Bar Wars, il blog che da Marzo 2020 offre formazione gratuita agli operatori HORECA durante le restrizioni, ecco i consigli di Renato Marco Tonelli, 29 anni, formatosi professionalmente come Barman alla MIXOLOGY Academy a Roma, dopo l’Università. Nato e cresciuto a New York City, Tonelli, ha bruciato le tappe della carriera in giro per il mondo, si è sensibilizzato sulla sostenibilità ambientale e ha creato il blog Barman eco sostenibile che sta crescendo in popolarità a livello globale. Su Instagram ha raggiunto i 3000 followers e su facebook 4500 membri. Renato è anche il trainer del video corso Sustainable Bartending, Masterclass  professionale della MIXOLOGY Academy https://www.corsiperbarman.it/corsi/sustainable-bartending/.

Negli ultimi anni abbiamo visto crescere sempre più movimenti a favore dell’ambiente e dell’ecosistema e molti Bar hanno colto l’occasione per rinnovare il loro metodo di lavoro.dice Tonelli-. Alcuni tra i migliori locali al mondo come Paradiso a Barcellona, Lyaness a Londra, Byrdi a Melbourne e Himkok a Oslo, hanno già adottato un approccio eco sostenibile  applicando tecniche più o meno semplici, senza l’investimento di grandi risorse e con un risparmio garantito”.

C’è un altro vantaggio nell’operare in modo sostenibile: se ben comunicato, aiuta a farsi una buona fama, ovvero ad aumentare e fidelizzare il clienti: “Sempre più i consumatori premieranno i comportamenti etici ecosostenibili – aggiunge Tonelli -come già avviene in numerosi mercati, ed è auspicabile che il comparto dei bar si avvii su questa strada per una vera ripresa dove non conteranno più solo prodotti e servizi, ma anche la reputazione ambientale“.

I primi 6 passi verso la sostenibilità:

Risparmiare in Cannucce.

Eliminare quelle in plastica, introducendo più cocktail da bere senza cannuccia. Altrimenti optare per materiali riciclabili come fieno, metallo, erba e pure i bucatini di pasta! 

Sostituire gli ingredienti non sostenibili.

La scelta di prodotti e ingredienti è cruciale per i menù e per il risparmio.

Prodotti come Limoni e Lime possono essere sostituiti da differenti tipi di acidi come acido citrico, malico, tartarico, ecc., oppure con diversi tipi di aceto, più economici e meno trattati dei frutti, che per essere messi a disposizione anche fuori stagione, sono trattati con pesticidi e hanno bisogno di essere reperiti dall’altra parte del mondo.

La creazione di cocktail con un altro tipo di ingredienti aggiungerà un tocco diverso a molte delle ricette.

Utilizzare prodotti di stagione e locali. Il vantaggio di utilizzare prodotti di stagione e a chilometro zero non solo aiuta l’ecosistema e il portafoglio, ma in più va a supportare i venditori locali. La frutta e la verdura di stagione sono più economiche, fresche, gustose e sicuramente salutari per gli esseri umani, per l’ecosistema e per l’economia mondiale. Meglio utilizzare la creatività per creare drink differenti secondo le stagioni.

Preparare decorazioni commestibili. Alcune delle guarnizioni che utilizziamo per decorare i drink hanno uno scopo preciso, mentre altre no. Una scorza di agrumi o una foglia di menta sono scenici, aggiungono sapore ma verranno gettati via. Guarnizioni commestibili aggiungeranno invece carattere al drink e andranno a completarne il sapore. Semplicemente essiccando frutta, possiamo ottenere molte delle guarnizioni commestibili per i nostri cocktail.

– Investire nei piatti più venduti: in un ristorante medio, la spesa per gli approvvigionamenti si aggira tra il 20% al 40% del profitto totale. Inutile insistere a proporre piatti, ricette e menu che piacciono solo a chi li prepara o che ripetiamo per pura abitudine.

-Conservare bene gli avanzi di cibo e utilizzarli per lo staff e/o donarli ad associazioni. per i più bisognosi.

Cedral Tassoni: Misure Anti Covid e Buone Pratiche


 

Cedral Tassoni, che da 228 anni risiede a Salò sulla riva bresciana del Lago di Garda, continua a mantenere alta l’attenzione alla sicurezza del proprio personale e dei processi produttivi. Per soddisfare le richieste del mercato e salvaguardare la produzione, lo stabilimento che produce 300mila bottiglie al giorno è aperto e totalmente operativo nel pieno rispetto delle misure per il contrasto ed il contenimento della diffusione del Coronavirus negli ambienti di lavoro.

Le azioni messe in atto in questa nuova fase epidemiologica sono consistenti. I processi produttivi sono stati messi a norma osservando scrupolose misure di sanificazione e disinfezione anti Covid.

Tutto il personale sta lavorando in totale sicurezza e in condizioni ottimali con accorgimenti come il distanziamento tra le funzioni, l’uso di dispositivi di protezione individuale come mascherine, guanti e occhiali, controllo temperatura e tamponi.

“Il benessere dei nostri dipendenti è sempre stato al centro della nostra azienda e ogni giorno tutti i reparti vengono sanificati, dal reparto produttivo agli spogliatoi e uffici” dichiara Elio Accardo, AD di Cedral Tassoni.

“Da qualche giorno abbiamo deciso di effettuare anche tamponi a tutto il personale per scongiurare possibili contagi e garantire un maggiore stato di sicurezza in azienda”.

La gestione delle risorse umane è ottimale e flessibile e prevede il mantenimento dello smart working per le funzioni non strettamente legate alla produzione, un’esperienza già sperimentata durante il primo lockdown con risultati notevolmente positivi.

Sara Moalli: la precisione genera sensazioni

Sara Moalli è una chef e pasticcera, vincitrice della ottava edizione di Bake Off il celebre talent show di casa Real Time, condotto anche quest’anno da Benedetta Parodi, che vede come protagonisti pasticcieri provenienti da tutto il mondo. 

Ciao Sara, sei laureata in Interior Design, poi hai lasciato tutto per la tua passione per la pasticceria, ci racconti com’è andata?

Sì, tutto corretto. Laureata nel 2013 in interior design presso il politecnico di Milano. Facoltà bella, interessante, che mi ha fatto vivere uno dei periodi scolastici più belli. Ho imparato moltissimo e tutt’ora il design è sempre vigile e presente nella mia vita.

È capitato che, a un certo punto del mio percorso lavorativo non mi sentivo mai soddisfatta, credevo fossero i posti in cui lavoravo che non mi stimolavano e cercavo sempre di cambiare per rendere il tutto più interessante. Fino a quando mi sono trovata in centro a Milano, in San Babila, in uno showroom stupendo….ma tutto questo non me lo sentivo addosso, il lavoro non mi calzava a pennello. Al che ho iniziato a lavorare su me stessa cercando di capire qual era il problema.. da qui la decisione istintiva di mollare tutto e buttarmi in qualcosa che da sempre ha fatto parte di me, della mia creatività, delle mie emozioni.

Ti sei licenziata ed hai scommesso tutto con la partecipazione a Bake Off, com’’è nata questa scelta?

Sì, mi sono licenziata, come una matta senza altri pensieri, ma con lo scopo di realizzare i suoi sogni. Un ragionamento forse infantile e poco pesato. Ho mandato la candidatura a Bake off e il giorno seguente sono stata chiamata dalla redazione. ‘Sara saresti disponibile per venire a Milano a fare un colloquio?’…nella mia testa ‘..e me lo chiedete anche? Ahaha ’

E dopo una settimana mi sono ritrovata a Milano, non per lavoro, bensì per cercare di acchiappare l’occasione della mia vita.

Ci racconti il tuo percorso a Bakeoff?

Sul mio percorso a Bake Off si potrebbe scrivere un intero libro. Emozioni, tensioni, ansie, studio, determinazione.. sì ammetto che l’ho vissuta molto intensamente questa esperienza.

Hai presente quando senti che puoi perdere tutto ciò che hai sempre sognato avendo una sola possibilità? Ecco, quella era la sensazione che sentivo ogni sera prima di addormentarmi e affrontare una nuova giornata sotto il tendone. Credo di essere stata una delle uniche persone a voler raggiungere un così grande obiettivo con tutta questa carica.

Fortunatamente ho avuto persone, compagni di viaggio, che hanno imparato a conoscermi e sono stati sempre pronti a sollevarmi e a farmi vivere l’esperienza con molta leggerezza.

Ad ogni prova cercavo di superare le aspettative che avevo su me stessa. Per questo, ogni tanto, quando mi capita di riguardarmi mi viene da dirmi ‘ su Sara ma fallo un sorriso ogni tanto’.

Però nel complesso sono soddisfatta di ciò che ho mostrato di saper fare, calcolate agitazione, telecamere, conversazioni con giudici e autori…durante una cucinata inaspettata, con ingredienti da ricordare e con la voglia di fare bene. Un tripudio di emozioni insomma.

Com’era il rapporto con Benedetta Parodi?

Premettendo che Benedetta è una grandissima e bellissima donna.. ricordo ancora le sue parole quando mi ha detto : ‘ Sara sai, anche io inizialmente avevo intimorito i miei genitori quando da giornalista sono passata a fare tutt’altro, a dedicarmi alla cucina e a programmi televisivi. La paura dei miei genitori era grande, ma alla fine ce l’ho fatta, quindi credici, credici sempre’

E ricordo con molta gratitudine anche quando in una prova ha fatto i salti mortali per recuperarmi un piatto per presentare i mie ‘ fritti’ perché nella velocità mi ero ritrovata senza.

Da lì ho guardato Benedetta con occhi diversi, con gli occhi di una ragazza che ha visto in lei carattere e determinazione nel raggiungere i suoi obiettivi. Sicuramente provo grande stima e non nego che mi piacerebbe cucinare qualcosa insieme a lei.

Invece com’è andata con i tre giudici Ernst Knam, Damiano Carrara, Csaba Dalla Zorza?

Che dire. Me ne sono innamorata.

Inizialmente avevo un grande timore, lo ammetto. Ma il maestro Knam fin da subito ha saputo come prendermi. È una persona eccezionale. Non lo dico tanto per dire, ma davvero, perché ci capitava ogni tanto di parlare fuori camera . E’ una persona vera e umile. Un grande uomo, sì mi è rimasto nel cuore.

Damiano invece mi ha sempre tenuto sulle spine, non capivo se il mio modo di fare ‘pasticceria’ lo ritenesse buono o meno. Alle volte si, alle volte meno. Quindi ho sempre detto, anche in camera, che il mio obiettivo era far cambiare idea a Damiano! Verso la decima, undicesima puntata ho notato in lui un cambiamento. Era più gentile e allo stesso tempo è riuscito a capire di più il mio mondo, il mio stile, il mio modo di fare. Fino a quando in finale mi ha lasciata senza parole nel commentare il mio dolce. Grazie Dami.

Csaba, come dico a tutti, è proprio come la si vede. Posata, dolce, diretta ed elegante. In finale mi ha persino detto che lei non è da dolci moderni, ma che la mia precisione e la mia femminilità nei dolci l’hanno colpita ed ha iniziato a rivalutare lo stile moderno. Grazie Csaba

In finale con Philippe Chini e Monia De Carolis, ci racconti com’è andata?

Eh dai, sapendo il finale ti dico che è andata bene!!! Bella lotta con entrambi. Monia giocava di esperienza, Philippe nella sua disinvoltura e leggerezza sapeva colpire bene.

Due bei compagni con cui affrontare la finale. Bè, come tutti ben sapete sarebbe stata una finalissima coi fiocchi con Philippe, mi sarebbe piaciuto molto. Invece….è stata una sfida tutta al femminile, sì per dimostrare che noi donne sappiamo ottenere grandi risultati nella pasticceria. Io e Monia ce l’abbiamo messa tutta, facendo ciò che amiamo.

Spesso e volentieri colleghiamo le figure di pastry chef migliori nella figura dell’uomo.

Benedetta in finale mi ha detto: Sara, finalmente facciamo vedere che anche noi donne, nella pasticceria moderna, precisa e meticolosa, siamo una forza, sdoganiamo questo concetto.

Hai presentato in finale torta moderna, “My Way” realizzata con una base di sucrée alle nocciole, biscuit joconde alle nocciole, cremoso di mango e passion fruit e una vellutata di mango e pesca, ci racconti come nasce e qual è il percorso creativo?

Grande, che memoria. Hai dimenticato al glassa a specchio bianca ahahah

La mia idea è stata quella di collegare i miei gusti e la mia visione di pasticceria a ciò che ho imparato nel percorso bake off.

Dunque ho fatto la sucrèè e il biscuit joconde alle nocciole, piaciuti a tutti i giudici nelle mie precedenti prove, i miei must

E , per far vedere che bakeoff mi è servito a migliorarmi, ho inserito un cremoso e una vellutata ricordatami a memoria da prove tecniche di Damiano, cambiate per via dell’uso dei frutti tropicali (che io, Damiano e Csaba adoriamo)

Insomma, volevo creare una stratificazione perfetta, non solo alla vista ma anche nel bilanciamento degli ingredienti, nessuno che predominasse sull’altro. Creare un gusto fresco, avvolgente, che riuscisse a provocare emozioni al solo assaggio. Insomma papille gustative in trepidazion, in adorazione.

In due ore è stato più che difficile con Damiano e il maestro Knam che mi davano della pazza per il poco tempo a disposizione e i 40 gradi sotto al tendone!!

 

Credi che il tuo percorso formativo come interior designer ti possa aiutare nel mondo della pasticceria?

Direi proprio di si, sono sempre stata una precisina quasi noiosa e pensate per la sua ‘rigorosità’.

La precisione nei dolci credo sia fondamentale. Il lato estetico conta, conta molto, quanto è bello tagliare una torta e vedere la stratifica perfetta? Ma la cosa ancora più bella è capire che non è solo precisione estetica, ma bilanciamento del gusto, dei sapori che si mischiano creando emozione e gioco delle diverse consistenze. Croccante, morbido, cremoso, fresco, vellutato. Un gusto pieno, un gusto unico. Ed è la precisione che determina queste sensazioni.

Ora cosa stai facendo e soprattutto quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Al momento, covid permettendo, sto facendo delle collaborazioni.

Mi muovo con i social per offrire ai miei follower, ricette semplici ma con una grande risultato. La maggior parte sono ricette create da me, non prese dai libri…perché un’altra cosa che amo fare è sperimentare, sbagliare e imparare dagli sbagli fino a regalare una ricetta alle persone che mi seguono con tanto affetto, per ringraziarli.

Spero di poter fare qualche programma televisivo, che qualcuno noti ciò che amo così da poter ancora sognare di fare pasticceria.

Sto anche cercando di progettare il mio piccolo Lab. Il momento non è dei migliori, sarebbe bello trovare anche qualche ‘sponsor’ nel settore ma…mi sento già fortunata così. Se dovesse arrivare qualcosa in più , sarebbe una cosa sensazionale che mi aiuterebbe a velocizzare la creazione del Lab.

PIZZAUT – LA PIZZA CHE FA DEL BENE

PizzAut è una pizzeria gestita da ragazzi autistici. È un laboratorio di inclusione sociale e contemporaneamente un modello che offre lavoro, formazione e dignità alle persone autistiche.
In Italia ci sono 600.000 persone con una diagnosi e nessuna di loro è inserita nel mondo del lavoro.

Durante la mia prima collaborazione giornalistica ho conosciuto Nico Acampora, il responsabile del progetto sociale PizzAut. Creato con l’intento di voler aiutare delle persone autistiche ad avvicinarsi ed essere incluse nel mondo sociale, magari a colpi di pizza.

Ed è proprio per questo che voglio parlarvi di loro. Non tanto per il prodotto alimentare creato dai ragazzi, ma di come questo riesca a sostenerli. Nico mi ha spiegato che l’idea gli è nata per aiutare suo figlio. Sperando che attraverso il voler e dover fare la pizza, gli aumentasse la voglia di partecipazione alla vita, abbandonando il tipico estraniamento autistico.

Questa conseguenza della patologia, causa ad ogni ragazzo affetto da tale disturbo, l’essere asociale senza alcun interesse, perchè non si riesce ad attivare in loro la giusta attenzione. C’era possibilità di poter scegliere tanti altri laboratori di cucina ma la pizza nella sua preparazione, oltre che geniale, deve essere quasi schematica. Per questo è risultata ideale, per chi è affetto da autismo. Queste persone infatti, agiscono con comportamenti abitudinari giorno per giorno, ed è più semplice per loro apprendere quei pochi doveri.

La Pizza riesce ad essere quasi miracolosa. I ragazzi riescono a creare tra loro un’armonia societaria e una collaborazione che spinge la motivazione. Si aiutano per riuscire nel loro principale obiettivo, quello di creare le pizze. Riuscendo a superare anche l’alienazione causata dall’indossare la mascherina.

Il grande rischio è che tra distanziamento, chiusure e il dover adottare dei comportamenti più prudenti, si generi una obbligata mancanza di socialità. Per questo si ha paura che quanto ottenuto dal buon lavoro e quanto seminato tra i ragazzi, da Nico Acampora e dai suoi collaboratori possa andare perso.

Nonostante tutto, siamo convinti che ciò non fermerà il progetto che ha in se una forza sociale esplicabile nell’atto della creazione. Ci auguriamo che i ragazzi si suddividano i compiti dietro al bancone, abbandonando il “solito” estraniamento ed anche divertendosi, riescano ad essere collaborativi e socievoli.

Il progetto prevede la creazione di un laboratorio, nel quale si devono formare dei veri pizzaioli, così da permettere a questi ragazzi di crearsi una posizione lavorativa. Si vuole cambiare la loro condizione che li vede costretti a restare in una triste abitudine e solitudine, e il dover essere accuditi dai caregiver. Perché tutti meritano di essere parte attiva della società e la pizza può riuscire in questo miracolo.

È importante trattare questi argomenti ma sopratutto creare iniziative come questa, perchè purtroppo, i ragazzi disabili e con autismo sono ben considerati a parole da istituzioni e media, ma in realtà non coinvolti nel lavoro e nella vita sociale, anzi spesso sono messi da parte perchè considerati non abili.

Si deve capire che tale mancanza di abilità è spesso dovuta dalla richiesta del compito, magari troppo difficile o poco stimolante. Questo determina un aggravamento della loro condizione, causandone una estraneazione dal mondo, ancora più profonda.

Invece il laboratorio PizzaAut, ha dimostrato come i ragazzi ottengano importanti miglioramenti. Perché anche personalmente riescono a crearsi degli obiettivi da raggiungere e superare, sganciandosi dai limiti imposti.

“C’è volontà di voler dimostrare di valere e di essere diversamente validi, magari anche di più”. Riproponendo le parole del Signor Acampora durante la mia intervista: «Spesso infatti i giovani con autismo non sono presi in considerazione dalle istituzioni e quasi per niente dal mondo del lavoro. Cosi ho pensato ad un progetto che potesse essere di inclusione e di lavoro, di costruzione del presente per molti ragazzi e del futuro, anche per il mio bambino. Non perché lui debba fare il pizzaiolo, ma perché con PizzAut potremo fare un lavoro di sensibilizzazione per cambiare la cultura ed il pregiudizio nei confronti dell’autismo, soprattutto dell’autismo adulto.»

Il Buon Nico, qui è in foto con un ragazzo a cui volutamente non abbiamo oscurato gli occhi, per mostrare il vero traguardo raggiunto dall’attività di chi è coinvolto in questo progetto. Perché anche un sorriso motiva la loro partecipazione. Dopo tutto, l’obiettivo non è sfornare pizze buone, d’élite ma semplicemente motivare questi ragazzi a credere di potercela fare in questo mondo. Per dimostrare di essere semplicemente abili in qualcosa, ma che soprattutto arrivino ad essere parte di una società che li accolga come meritano.

Così, attraverso la pizza, si manda un messaggio importante. Non per forza bisogna essere abili secondo i canoni. Dopotutto la normalità è una semplice convenzione di una società con poca inventiva. Invece questi ragazzi, sfruttando anche il loro handicap possono produrre pizze buone ma soprattutto fuori dal comune. Speciali come l’energia che trasmettono nonostante tutto. Perchè mentre vivono questa realtà, riescono ad essere pieni di gioia, presenti ed attivi, dimenticando l’estraniazione che l’handicap può causare.

Ammettiamo che qui non c’è la ricerca della pizza perfetta, perchè questo non è di vitale importanza. Si vuole invece dimostrare come la pizza non sia semplicemente un qualcosa di piacevole e buono, meritevole di essere Patrimonio dell’Unesco. Le sue skills non sono solo il gusto e la bontà, la sua unicità, la semplicità e quel tocco di classe che la rende unica ma diventa anche veicolo per riuscire in impensabili missioni. E la pizza, proprio non rispettando quei dettagliati canoni sarà buonissima, peculiare e intrigante perché puramente creativa!

Non importa il gusto e che i canoni di preparazione della giusta pizza siano rispettati perchè qui è vita allo stato puro. Anche chi non è accettato appieno dalla società, può vivere, provare, imparare e magari sognare. Albert Einstein recitava:

C’è una forza motrice più forte del vapore, dell’elettricità e dell’energia atomica: la volontà.

Nel caso di questi ragazzi, la presenza della volontà è quasi un miracolo. E il loro voler continuare per il gusto, la passione per la pizza e perché magari in essa sono riusciti a trovare la realizzazione della vita, è ancora di più un successo.

The Fisherman Burger, torna a Roma il lobster bar tra tradizioni pugliesi e ispirazioni d’oltreoceano

A metà strada tra un lobster bar e un ristorante di fish burger, The Fisherman Burger, domenica 28 febbraio, è sbarcato nel quartiere Nomentano di Roma, a due passi da piazza Bologna. Un progetto di ristorazione che strizza l’occhio alla realtà gastronomica del New England e che ha l’obiettivo di portare il pesce fresco al di fuori dei confini pugliesi.

Da Vito Fiusco, proprietario del The Meat Market, riparte l’avventura del The Fisherman Burger, nome già noto agli amanti del pesce fresco e di qualità nella Capitale.
Dopo una prima apertura in Piazza Pasquale Paoli nel 2017, la risto-pescheria si trasferisce in Via Ravenna 34/A, in una location completamente rinnovata, portando con sé lo spirito del locale di pesce che si ispira al mondo dei pescatori pugliesi e alla gastronomia tipica del New England.

La filosofia alla base del nuovo progetto di ristorazione nel quartiere Nomentano – a metà strada tra un lobster bar e un ristorante di fish burger – fonda le sue radici proprio in questa regione nordorientale degli Stati Uniti, dove i nostri connazionali – immigrati oltreoceano nella seconda metà dell’800 – unirono le proprie capacità e conoscenze legate alle tradizione marinara alla materia prima locale.

Tutto questo si traduce nel nuovo The Fisherman Burger, il cui risultato è uno strepitoso melting pot di diverse tradizioni culinarie che danno vita ad un’offerta enogastronomica sorprendente.

“Abbiamo deciso di riprendere il precedente format del The Fisherman Burger – spiega Vito Fiusco, – per portare avanti la nostra idea di pesce al di fuori dai confini pugliesi. Anche con questo progetto, come ho fatto con il The Meat Market (aperto a novembre 2020, ndr), continuiamo a mettere un po’ di Puglia nei nostri piatti, attraverso i prodotti tipici della tradizione marinara pugliese”.


Il nuovo locale

Il nuovo The Fisherman Burger cambia aspetto ma la formula rimane la stessa: pesce freschissimo e di altissima qualità, che può essere ordinato direttamente dal banco del pescato, per un’esperienza – da parte del cliente – totalmente inclusiva. Si può scegliere tra il pescato del giorno, che arriva dalle coste pugliesi e dal resto del Mediterraneo.

L’ambiente del nuovo locale a due passi da Piazza Bologna è improntato sullo stile marinaro grazie all’utilizzo dei colori tipici dell’arredamento nautico: il bianco e le sfumature pastello di azzurro sono, infatti, i due colori predominanti all’interno della risto-pescheria, la quale attualmente può ospitare (nel rispetto delle normative anti-Covid) un totale di 40 coperti negli spazi interni e 30 nel dehors, senza contare lo spazio al piano -1 che può essere riservato per una maggiore  privacy .

Il menu

Il menu del The Fisherman Burger è uno scorcio d’oltreoceano: si parte, in un viaggio immaginario, dalle coste pugliesi fino ad approdare nel New England, regione degli Stati Uniti d’America situata nella parte nordorientale del Paese affacciata sull’Oceano Atlantico a nord di New York (Maine, New Hampshire, Massachusetts, Vermont, Connecticut, Rhode Island).
Ecco quindi che nel menu, oltre ai piatti del giorno proposti in base al pescato, troviamo il celebre Lobster Roll, i panini all’astice – un classico della cucina americana –  il Fish&Chips e il fritto di paranza. Più tipicamente pugliesi, troviamo le Cozze alla salentina, i cannolicchi gratinati; piatto forte è il polpo arrosto cotto sui carboni servito con chips.

Ma la vera novità del nuovo menu del The Fisherman Burger sono le Fish Fajitas, tipico piatto messicano, con tutto il gusto del pesce fresco italiano servito su ghisa bollente. Sempre di ispirazione messicana, sono i Fish Wrap, ovvero delle tortillas ripieni di salmone o di gamberi.

Menzione a parte meritano i Fish Burger, con i bun forniti dall’Antico Forno Roscioli. Tra tutti, spiccano quello “Del Pescatore”, trancio di salmone, crema di patate, rucola, peperoni, olive taggiasche, salsa the Fisherman; il “Del Mozzo”, trancio di merluzzo, spinaci saltati, bacon croccante, scamorza affumicata, maionese e il “Davy Jones”, rosetta con polpo arrosto, crema di fave, bietola e friggitelli.


Per chi ama i grandi classici, in carta può trovare i crudi di pesce e i primi piatti della tradizione pugliese – come gli spaghetti cozze e datterini o la zuppa di pesce.

The Fisherman Burger ha anche un’anima da Street Food: ogni giorno, il locale offre la possibile di usufruire dell’asporto grazie ai cartocci di fritto di calamari e gamberi, di fish&chips, di alici&chips o di patate dolci americane; tutti formati ideali per un pasto veloce, per un aperitivo o per soddisfare la voglia improvvisa di frittura.

Per accompagnare questa grande varietà di portate, The Fisherman Burger propone una carta dei vini molto ampia e che abbraccia l’intera penisola, con una particolare attenzione alla Puglia, e sconfina oltralpe con alcune etichette di Champagne. Interessante anche la proposta di cocktail preparati dal bartender, Alan Sozzi.

Ogni fine settimana, dalle 16.00 alle 18.00, avremo il piacere di sorseggiare drink e degustare una selezione di finger food cotti e crudi di pesce. L’aperitivo “Fish&Drink” sarà servito nel dehors e in sottofondo ci sarà un dj set.

Con il The Fisherman Burger, Vito Fiusco vuole portare avanti la cultura del pesce fresco a Roma, mantenendo prezzi competitivi, senza per questo dover rinunciare alla qualità. 

Contatti                                                                  
 
The Fisherman Burger
Via Ravenna 34/A
Tel. 0669411684
Aperto tutti i giorni Orari di apertura dalle 11.30 alle 18

Le tavolette di cioccolato M&M’s ® mini

Le tavolette di cioccolato M&M’s ® , dopo aver riscosso un enorme successo, arrivano in un nuovissimo formato… mini

Da oggi le celebri tavolette di cioccolato M&M’s ® si fanno più piccole per entrare con facilità nelle tasche di tutti gli amanti del cioccolato.

Dopo il grande successo riscosso dalle tavolette di cioccolato M&M’s ® , nuovo mai più senza di chi ama condividere gusto e allegria, arrivano nei punti vendita della GDO, nei canali d’impulso, quali bar e caffetterie, nei distributori automatici e sul marketplace di Amazon, le nuovissime tavolette di cioccolato M&M’s ® in formato mini con meno di 200Kcal per un break on the go senza rimpianti.


Alle 4 varianti choco (165gr), nocciole (165gr), arachidi (165gr) e riso soffiato (150gr), si aggiungono le due tavolette mini nelle versioni “ristrette” alle arachidi (34gr) e al riso soffiato (31gr), la misura perfetta per le tasche di tutti gli amanti del cioccolato.


Riconoscibili grazie alla presenza del paffutello Yellow e dello sfuggente Orange – sempre nascosto per paura del prossimo morso – le nuove tavolette di cioccolato M&M’s ® mini promettono una pausa senza pensieri per gustare le celebri lenti colorate, catturate da cioccolato di altissima qualità, in qualunque momento della giornata, durante le pause lavoro, studio e in movimento: un connubio che assicurerà, fin dal primo morso, un’esplosione di croccantezza e colore!


M&M’s ® , da sempre simbolo per eccellenza di divertimento e condivisione, diventa con questo nuovo formato un alleato irresistibile tra una call e l’altra e un compagno speciale durante la nuova ricreazione virtuale, nell’attesa di poter tornare a condividere con gusto i momenti più felici insieme alle persone che più amiamo.


Sarà impossibile non farsi catturare!

1000 GOURMET – UN SUCCESSO MADE IN NAPOLI

PREFAZIONE – Forse non tutti lo sanno, ma una delle caratteristiche, storiche, della città di Napoli, sono le sue scale. Antichi percorsi pedonali, le prime, risalgono al XVI secolo, quando i regnanti spagnoli, decisero di espandere la città, al di fuori delle sue mura, per collegare la città bassa, con le sue porte, il centro e la costa, alle colline della nascente città alta.

Cosi, le scale di Napoli, sono diventate oggetto di studio e considerate come veri capolavori,  nate dall’interramento di torrenti e sorgenti, nell’intento di soddisfare, non solo esigenze urbanistiche, ma, anche per facilitare l’erezione di monumenti e siti religiosi, tutt’ora, di grande prestigio.

Questa espansione riguardò anche il quartiere Chiaia, sito ad ovest della città, una delle zone più belle, simbolo della Napoli bene e della movida notturna. Tante le scale presenti in zona, come, ad esempio, quella dedicata al compianto Massimo Troisi, resa celebre dal film “Scusate il ritardo”.

Proprio sopra una di queste bellissime scale, situata a Via San Pasquale, angolo Via dei Mille, nasce 1000 GOURMET. Giovane brand di successo con al suo attivo l’apertura di due locali in 3 anni (Napoli e Venezia) ed una terza, prevista a breve, sempre nella magnifica cornice della città dei dogi.

LA STORIA – Creatori del brand, due giovani imprenditori napoletani: Vittorio Ferraro e Michele Imparato. Entrambi trentenni e legati da una grande amicizia, nel 2017, decidono di ridare vita, con un nuovo format, ad uno dei locali più famosi della vita by night napoletana: La Scalinatella.

Di proprietà della famiglia Ferraro, fu uno dei primi locali a Napoli, ad associare musica e ristorazione, diventando, una delle location preferite dai VIP.

Nell’intento di proporre un nuovo format, i due giovani decidono di portare nel quartiere la pizza gourmet “a spicchi“, con una proposta, “visiva e gustativa” innovativa, elegante e più consona alle esigenze di una clientela “haute de gamme”.

Scommessa riuscita per Vittorio e Michele che, in breve tempo, riescono a raddoppiare, con l’apertura, nel 2019, del bellissimo locale a Venezia, piazza San Marco, dove la clientela, locale ed internazionale, scopre un altro modo di fare pizza.

Vittorio e Michele mi hanno stupita, perché, nonostante la giovane età, hanno le idee molto chiare sul modo di fare imprenditoria. Dalla prima volta in cui ho visitato la pizzeria, ho notato quei dettagli che fanno la differenza.

Locale ben curato, arredo design, bella terrazza esterna, immersa nel verde di un piano “chic”, tra due scale antiche, che congiungono la Via dei Mille a Via del Parco Margherita. Angolo bar, gran bella cucina, dispense e spogliatoio,  convenzione con parcheggio in zona. Tutto è studiato per il massimo confort, sia del personale che della clientela.

Buona anche la gestione mediatica, con presenza attiva sui social ed un APP dedicata, per prenotazioni e delivery, sia per android che IOS.

L’EQUIPE – Chiaramente, per rendere possibile tutto ciò, la scelta dei collaboratori è di un  importanza capitale e, là dove, alcuni imprenditori non amano investire, da 1000 Gourmet diventa, sicuramente, la carta vincente. L’etica professionale in tutto il suo splendore.

Tutte le gerarchie vengono rispettate, con un direttore di sala, Carlo Porricelli (ex direttore di Palazzo Petrucci, Piazza S. Domenico Maggiore), a cui vanno  i miei complimenti, per la gestione della sala, del personale,  per l’accoglienza e la grande professionalità.

Capo pizzaiolo, (per entrambe le sedi),  Eduardo Alfano, vincitore, nel 2019, del Trofeo Molini Lario, per la categoria Pizza Contemporanea. Classe 1987, Eduardo è quel professionista da segnalare e da tenere d’occhio in futuro. Volto noto della trasmissione televisiva “La Vita in diretta“, durante il Lockdown del 2020, ha deliziato il pubblico, da casa, con le sue ricette di pizza fatta in casa ed i “must” dello street food partenopeo.

Molto curioso di natura, ha un approccio all’arte bianca “suo” e particolare, quel genere di persona umile, appassionata, generosa ed amico di tutti, che piace, perché mette all’onore la professionalità, la soddisfazione del cliente, con uno studio approfondito delle farine e della materia prima.

Non lesina nel provare sempre nuove combinazioni di prodotti ricercati, DOP e presidi Slow Food, per ottenere il miglior risultato possibile, creando ricette sempre più innovative e di gran classe. Il suo motto? Risaltare al meglio il prodotto originale, senza deturparne la natura ed il  sapore, nel suo utilizzo.

Grande conoscitore delle farine Petra, ha realizzato un bland personale e stupefacente, con una miscela, “segreta”, di ben 5 qualità diverse di farina. Uno dei migliori impasti che io abbia mai provato, con l’utilizzo di “Gennarino”, il suo lievito madre.

Certo, la sua sete di conoscenza, non lo poteva limitare e lo ritrovo a studiare il “gluten free”, con risultati sempre più lodevoli e soddisfacenti. Infatti, il locale è certificato AIC (associazione italiana celiachia) e propone una vasta gamma di prodotti senza glutine e senza lattosio, per deliziare, anche, gli amici intolleranti.

Eduardo si occupa personalmente della realizzazione dei menù, per entrambi le sedi del brand. Per la mise en place ed i  topping, è coadiuvato dal giovane Gianluca Capuano, classe 1991,  suo secondo in pizzeria. Una mia vecchia conoscenza, il bravo Gianluca, che ritrovo qui, per caso e con immenso piacere. Veramente un perfetto duo.

DEGUSTAZIONE – Il menu è vario e ben strutturato. Un viaggio attraverso le specialità del nostro territorio, compresi le birre artigianali ed i vini, scelti tra le migliori case italiane.

Antipasti succulenti, con taglieri di salumi e formaggi, i fritti della tradizione con il tocco “gourmet” e le montanarine in vari gusti.

Bella la proposta di Pizza (anche in versione gluten free), con le tradizionali, le gourmets e le nuove proposte che seguono la stagionalità dei prodotti. Primo assaggio la Margherita e sono entusiasta del risultato. Il bland di 5 farine funziona alla perfezione. Leggero e  profumato, bella cottura, non lascia posto all’incertezza con l’aggiunta di olio EVO a crudo.

Segue la Gamberi e Stracciata, un esplosione di gusto, con gambero crudo di Mazara, stracciata aromatizzata al lime e pistacchio in due consistenze (pesto e granella).

Ottima, la Terra e Mare, con pacchetella rossa e gialla del Vesuvio, aglio di Nubio in camicia, capperi di Salina, alici di Menaica ed un profumatissimo origano di montagna.

Per finire, la Nero Kumato. Chi mi conosce sa bene che adoro questa qualità di pomodoro che Eduardo è riuscito a sublimare con la realizzazione di un coulis, come base, e l’aggiunta, a crudo, di spicchi di kumato, e pecorino romano in cialda. Semplice, efficace e di gran gusto.

Per gli eterni “a dieta”, il menù propone anche una scelta di Insalatone, realizzate con prodotti freschi di stagione e molto “gourmets”.

Bella anche la proposta dei Dolci con cheesecake, tiramisù scomposto e straccetti fatti in casa, i tartufi meravigliosi di Gay Odin, la frutta di stagione ed il dolce gluten free.

LA NUOVA APERTURA – Lavori in corso, il brand annuncia la terza apertura, a Venezia, Cannareggio.

Il 1000 COFFEE & BAKERY, offrirà un’esperienza completa tra colazione, pranzo, aperitivo e cena, in un quadro d’eccezione.

L’arte bianca declinata in tutte le sue sfaccettature, con impasti realizzati con farine del Molino Vigevano. Un sodalizio tra azienda locale e “savoir faire” di pura tradizione napoletana, con un tocco gourmet. Tanti altri progetti futuri sono in cantiere, con possibili aperture anche all’estero.

Credo fortemente nell’espansione del brand perché nonostante le attuali difficoltà, questi ragazzi dimostrano calma e tenacia, mista a tanta solidarietà tra loro e l’equipe. Un equilibrio difficile da trovare e segno di grande maturità. Pensare di essere buon imprenditore perché arrivi ad una certa agiatezza economica è sbagliato. Imprenditore è colui che condivide con gli altri, che pensa per gli altri, che non abbandona una nave in difficoltà ed è stimato dai suoi collaboratori. Vittorio e Michele ci sono, 1000 Gourmet c’è.

1000 GOURMET NAPOLI
Via S. Pasquale, 51
Tel. 081406914

1000 GOURMET VENEZIA
Calle Specchieri San Marco, 475
Tel. 0413127069

 

Claudiainpizzaland e le passioni per il food e la fotografia

CLAUDIAINPIZZALAND è l’account instagram di Claudia classe ’96, nata e cresciuta in provincia di La Spezia tra le Cinque Terre e il Golfo dei Poeti, con una passione per la cucina, la fotografia e la pizza.

Abbiamo intervistato Claudia: 

Qual è la storia del tuo blog?

Scattare foto al cibo prima di mangiarlo è sempre stata una cosa quasi essenziale per me (anche a discapito delle persone che mi devono aspettare prima di iniziare a mangiare). Ho sempre tenuto queste foto in una cartella nella galleria del telefono; di tanto in tanto mi piaceva andare a riguardarle ripensando a quanto fosse buona quella torta o quella pizza, ma ad un certo punto ho pensato “perché non condividere il mio amore per tutto quello che è buono (e bello) con il mondo dei social?” ed è così che è nato “claudiainpizzaland”. Le foto che pubblico ora sono molto diverse da quelle che scattavo con il cellulare per la mia cartella, ma non ho perso il vizio di far aspettare le persone che sono con me per mangiare.

Come nasce la tua passione per la cucina?

Sarò onesta: non ho una vera risposta per questa domanda perché non ricordo un momento preciso in cui ho capito di avere una passione per la cucina, penso semplicemente che sia nata con me, ed è poi stata incoraggiata da mia nonna. Mi mettevo lì accanto a lei ogni volta che cucinava e quando potevo aiutarla (magari a girare gli gnocchi) era sempre il gioco più divertente che potessi fare.

Sei più fotografa o più cuoca?

Sia la cucina che la fotografia sono due attività che mi hanno sempre appassionata, ma è solo da quando le ho unite che sento di aver trovato una cosa che mi piace davvero e che mi rende felice. Amo fotografare, amo cucinare e inventarmi ricette e voglio continuare a fare entrambe le cose senza far prevalere una sull’atra; d’altronde penso che siano due passioni in grado di coesistere alla perfezione.

Svelaci i tre segreti per fare belle foto di ricette…

Il primo “segreto” per fare belle foto di cibo è assolutamente la luce: trovare quella giusta non è così facile e immediato, consiglierei di provare in diverse zone della casa e quando si trova quella giusta usarla come postazione fissa. Il secondo è abbastanza ovvio ma non va assolutamente sottovalutato: le foto di cibo hanno come regola di base che devono far venire l’acquolina in bocca! Il cibo deve essere bello ed invitante, non abbiate paura di aggiungere elementi per renderlo più appetibile. E ricordate: fotografate sempre cose che vorreste mangiare voi per primi. E il terzo consiglio è di fare molta pratica, MOLTA pratica. Cercate di scattare tutti i giorni, specialmente all’inizio, perché questa è davvero l’unica cosa che può fare la differenza tra foto carine e foto che incantano chi le guarda.

Qual è la tua ricetta che riscontra più successo?

Tra le mie ricette devo dire che quella per cui ho ricevuto più commenti è quella dei biscotti al cioccolato con granella di pistacchio, una ricetta molto semplice che fa la sua bella figura! In famiglia però il piatto che cucino che riscontra più successo è sicuramente la pizza: ho passato anni a modificare la ricetta base e ora penso di aver raggiunto quella che io e la mia famiglia consideriamo perfetta. Inoltre, ho scoperto da poco di trovare particolarmente stimolante intrecciare la pasta frolla in modi elaborati sopra alle mie crostate, ed effettivamente sono proprio queste foto a riscontrare più successo sul mio blog!

Qual è un piatto della tradizione italiana al quale sei particolarmente legata?

Come sarà probabilmente intuibile dal nome, il mio grandissimo amore culinario è la pizza (che mangio quasi esclusivamente Margherita). Potrei mangiarla tutti i giorni senza stancarmi mai, ma non mi piace solo mangiarla, anche la sua preparazione è un momento che ritengo estremamente rilassante, quasi   catartico. Inoltre sono anche molto legata ai piatti della mia amata Liguria, come ad esempio la focaccia o la farinata (o la focaccia tagliata e farcita con la farinata – non un piatto dietetico ma è assolutamente da provare!).

Nuovi progetti per il tuo blog?

Ho così tanti progetti per il mio blog che giro sempre con un quaderno dove scrivo tutte le idee che mi arrivano in qualsiasi momento della giornata! Sicuramente mi piacerebbe scrivere più ricette e, per quanto riguarda la fotografia, mi sto allenando con un genere scuro e più d’atmosfera, detto appunto “dark and moody”, molto diverso dallo stile luminoso che ho usato fin’ora.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

Mi piacerebbe molto avere la possibilità di pubblicare un libro di ricette con le foto che scatto io. Poi se devo sognare preferisco farlo in grande quindi ammetto che un programma in tv sarebbe veramente il massimo. Per ora sono contenta di concentrarmi sul mio blog e di vedere un miglioramento costante sia nella mia cucina che nella mia “food photography”.