Valeria Bassetti, classe 1975, è considerata punto di riferimento dalle giovani generazioni di bartender donne si impegna ormai da anni nella battaglia per uguagliare opportunità e remunerazione tra uomini e donne.

Organizza ogni anno insieme alla rivista culturale Zero l’evento più importante del settore a Roma: la Barmarathon, che coinvolge i più importanti professionisti della città di Roma e migliaia di appassionati. Lavora come consulente per l’imprenditoria femminile​ nella città di Roma e si occupa di formazione nell’ambito del buon bere consapevole.

Insieme ad altri autorevoli colleghi, ha lanciato la campagna “no straws” anche in Italia contro l’uso di cannucce o altri elementi in plastica. Con il collega e socio romano, Emanuele Broccatelli, ha creato e lanciato la linea Drink_it ovvero drink imbottigliati a portar via distribuiti in tutta Italia, Londra, Parigi, Berlino e Tel Aviv.

 

Ciao Valeria, ci racconti come hai iniziato ad appassionarti al mondo della miscelazione?

Attraverso i libri o meglio attraverso gli scrittori, in particolare Anais Nin, Henry Miller ed Hemingway . Può sembrare banale ma sono state le loro pagine a farmi venire sete.

 

Che cos’è stato che ti ha fatto scattare questa passione e quando hai deciso che sarebbe stata la tua professione?

Salire sulla pedana ha soddisfatto a 20 anni tutto ciò che desideravo. Attenzione, senso del pericolo, la possibilità di esprimermi ma sempre protetta dalla barra, sesso ovviamente e vivere fuori dagli schemi.

Ci sono voluti altri 10 anni per comprendere e amare veramente questo lavoro. Per capire profondamente che mi appassionava servire le persone e che mi piaceva renderle felici e speciali.

Chi sono stati i tuoi maestri, da chi hai “rubato” i trucchi passione del mestiere?

Tutti i miei mentori sono stati ben felici di condividere la loro passione e non credo esistano segreti nel mestiere più instaggrammato di sempre. Ma esistono consigli utilissimi che a me hanno prendere la strada giusta ed insegnato come a mia volta insegnare.

Ci sono stati in ordine sparso Emanuele Fioretti e Paolo Leone (Cuzziol) per il vino.

Daniele Martelli e Danilo Cipollini per la Birra.

Broccatelli , il mio socio, per lo Champagne ed i vini Naturali.

Massimo D’addezio , Leonardo Leuci, Cristiana Brunetti per tutto ciò che riguarda il Bancone .

La lista sarebbe ancora più lunga, ho imparato da ogni o quasi collega che ho incontrato, soprattutto i più giovani.

Mia madre , Lulù, mi ha insegnato il coraggio di essere una libera professionista, ma questa è un’altra storia.

Sei stata barmanger di diversi locali romani come  Brancaleone, ,Ratafià, il Pastificio a San Lorenzo, l’Elefunk, Baccano e la Latteria Garbatella, solo per citarne alcuni, cosa ricordi di quelle esperienze?

Tutto! Che domanda difficile e bellissima.

Ricordo ogni particolare, gli odori, i volti dei clienti, non i loro nomi ma cosa ordinavano, la notte che avvolgeva ogni cosa, la musica, i drink creati, quelli buonissimi e soprattutto tutti gli errori fatti. Avrei potuto evitarli? Ognuno di questi posti fa parte della mia vita, ha costruito ciò che sono adesso.

Brancaleone mi ha insegnato a non aver paura della Notte

Ratafià, il primo cocktail bar che ho aperto, ad amare questo lavoro

Pastificio ad essere multitasking

L’Elefunk a non giudicare ma accogliere ogni cliente con lo stesso amore

Latteria Garbatella mi ha insegnato il valore dell’amicizia e la fortuna di creare drink in un ambiente permeato di bellezza

Baccano..Baccano mon amour. Mi ha insegnato a credere in me stessa.

Non ti piace il termine barlady, com’è stato per te affermarsi in un paese come il nostro un po’ maschilista?

Oggettivamente: Barlady è proprio brutto. Bartender per tutti e non se ne parli più. Mi fa sorridere il tuo ” un po'”. La nostra cultura è ancora maschilista, lo vediamo e lo viviamo ogni giorno. La differenza la facciamo noi. Con i nostri atteggiamenti, le nostre parole e anche ciò che postiamo sui social. Non è stato difficile affermarsi ma farsi rispettare si. Lotto da anni e lo farò fino alla fine per garantire un equo trattamento economico alle mie future colleghe, pari possibilità di carriera, mi batto per non dover scegliere fra famiglia e lavoro, per rendere la notte un posto sicuro per ogni donna, lavoratrice o cliente.

C’è ancora molta strada da fare ma la faremo con i nostri colleghi. Non sono femminista mi basta essere donna.

Sono gli uomini a dover diventare femministi e comprendere che non rispettare le donne è solo una forma di paura ed ignoranza. Per questo faccio parte del collettivo Shakher. Abbiamo deciso di fare da sole e portare l’accoglienza al femminile in giro per l’Italia, facendo conoscere colleghe bravissime ed imprenditrici in gamba.

 

Il cocktail che preferisci preparare e quello che preferisci bere?

Questa la so: il Martini. Gin Martini.

Ma quanto spazio ha la creatività nel tuo mestiere?

Anche troppa. Faccio outing e ammetto che vorrei essere meno creativa delle volte e più razionale. Per questo mi circondò di collaboratori bravissimi che compensano i miei lati oscuri. O i miei fogli Excel

Insieme ad Emanuele Broccatelli ha lanciato una linea di cocktail imbottigliati dal nome DRINK – IT, anticipando la tendenza del ready to drink che è esplosa nei mesi scorsi complice l’emergenza sanitaria, ci racconti qualcosa in più?

Un sogno che è diventato un’idea trasformandosi da progetto ad Impresa. Davvero una bella storia di eccellenza romana e italiana. Lasciando da parte il complicato momento storico che stiamo vivendo credo che i tempi siano giusti per sdoganare i RTD nelle case degli italiani.

Per saperne di più invito i lettori a visitare il nostro sito www.drinkitcocktails.com

E per chi fosse di Roma a venirci a trovare direttamente in laboratorio, contattateci!

Oggi sei completamente dedita a Drink-it, oppure ti possiamo trovare dietro un bancone?

Drink_it mi assorbe molto ma continuo a sorridere dietro un bancone per non perdere l’abitudine di tanto in tanto. Con le ragazze di Shakher, e per eventi che ritengo significativi. Mai perdere il vizio!

Speri che la tua idea di investire sugli asili notturni destinati ai figli di chi lavora fuori casa la sera, possa essere valutata dai nostri politici?

Il Progetto Asili notturni fa parte del mio impegno come lavoratrice del mondo della notte e come cittadina. Non è il solo progetto che intendo promuovere all’attenzione delle Istituzioni. Non sono sola in questo cammino e gli Asili H24 sono già una realtà in alcune grandi città. Dovrebbero essere un valido strumento alle madri lavoratrici in tutto il Paese.

Progetti per il futuro?

Il Futuro sembra avere progetti per noi di questo tempi.

L’Associazione di cui faccio parte, IHN

Italian Hospitality Network e’ il progetto per un futuro insieme.

Il nostro lavoro si bada  sulla cooperazione. Ogni bravo Barmanager da che non potrebbe fare ciò che lo rende così speciale senza la sua squadra. Il mio progetto per il futuro è far parte e lavorare per questa meravigliosa Squadra dell’Ospitalità Italiana.