Marianna Mazzariello e Adriano Tartaglia – coniugi e appassionati imprenditori – hanno realizzato il sogno di una vita, fondando “Tenuta Madre”, azienda vitivinicola irpina, con annesso resort.

Il vino prodotto – l’unico, sinora, a parte il Taurasi “atto a divenire” in fase di lavorazione – si chiama “I Sognatori”, ed è un raffinato cru di Fiano, arrivato alla seconda annata, ammantato di un’aura di prestigio nazionale, puntualmente esaurito già in fase di immissione sul mercato.

Il nome dell’azienda – Tenuta Madre – è una crasi, fusione simbolica ed ideale delle individualità dei due fondatori: Madre, composta dalle iniziali di Marianna ed Adriano, è tuttavia anche vocabolo altamente evocativo, implicante un sostrato semantico di premura ed amore, analogamente a quello che la coppia di coniugi impiega quotidianamente nello svolgimento della propria attività di imprenditori, a coronamento di un progetto maturato nel contesto di una passione condivisa.

Da sinistra: Marianna Mazzariello, Carlo Straface e Adriano Tartaglia

Lei, Marianna Mazzariello, architetto specializzata nella consulenza tecnologica energetica, lui, Adriano Tartaglia, manager delle risorse umane con un passato al servizio delle multinazionali fuori dalla terra avita, forti delle rispettive identità professionali, hanno dato luogo a una proposta imprenditoriale, quella di Tenuta Madre, probabilmente unica, per portata innovativa, capacità di qualificazione territoriale e sinergia produttiva.

I vigneti aziendali – e il contiguo resort “Bellavigna Country House” dotato di sette suite, piscina con solarium, giardino per ricevimenti e ristorante, qui gestito in collaborazione con Antonio, fratello di Marianna – si collocano in contrada Carrani e contrada Folette nel comune di Montefalcione, nel cuore dell’Irpinia enologica produttiva, a circa 450 metri di altitudine, in un’oasi di bellezza e prosperità paesaggistica e naturalistica.

I due ettari di vigneti sono caratterizzati da un terreno di matrice argillosa-calcarea, con delle ceneri vulcaniche chiaramente visibili in superficie, legate alle eruzioni pliniane del Vesuvio, sorta di epifania di un passato mai dimentico.

Un clima mediterraneo-continentale, condizioni pedo-climatiche uniche al mondo con estati ventilate e recise escursioni termiche, le quali, insieme ad altri fattori produttivi come la vendemmia manuale e la bassa resa per ettaro, determinano l’assoluta qualità del Fiano “I Sognatori”, asceso in circa due anni ai rispettivi vertici di settore, in grado di dare punti a produttori ben più blasonati, e dal retaggio più radicato.

Incontriamo i due titolari in una soleggiata mattina di un Agosto ormai inoltrato, per l’assaggio della nuova annata del Fiano di Avellino D.O.C.G. “I Sognatori” 2020, trattenendoci all’interno del resort della medesima proprietà, l’elegante disposizione a terrazzamenti della struttura, unita alla cura del dettaglio e delle finiture profusa dall’asset gestionale, consente un assoluto refrigerio e riparo dalla canicola di stagione, in un contesto di comfort ed eleganza formale.  

Vendemmia leggermente tardiva, fermentazione svolta a temperatura controllata per l’80% in serbatoi di acciaio inox e la restante parte in barrique di rovere, con affinamento ulteriore per sette mesi e batonnage periodici, una produzione complessiva – leggermente aumentata rispetto all’annata precedente – di poco più di settemila bottiglia e centoventi magnum, uno sforzo produttivo teleologicamente orientato verso un’evoluzione gusto-olfattiva del prodotto.

Caratteristiche varietali e profumi della macchia mediterranea in grande evidenza all’olfatto, con nitori di agrumi, frutta matura e fiori gialli: a parte l’incisiva acidità che lo sostiene – indice di longevità e grande capacità di invecchiamento – ciò che colpisce è anche la stratificazione gusto-olfattiva, offerta da successive note salmastre e vegetali che ne determinano una persistenza notevole al palato.

Un’assoluta novità da segnalare, pertanto, rimanendo in attesa di degustare, appena disponibile, il Taurasi: nel contempo fervono i lavori per la messa a punto della cantina, che consenta ulteriormente di offrire un’esperienza di accoglienza, se possibile, ancor più complessificata ed evoluta.