Abbiamo intervistato Roberto Gulino, barista per vocazione. Una vita tra mixology prima di portare a Cosenza la sua idea di American Bar con il suo La Bodega !!!

Ciao Roberto, come ti sei avvicinato alla mixology?
E’ successo tutto per caso. Ero un ufficiale dell’Esercito, e quando mi congedai, ripresi gli studi universitari e inizia a lavorare in un ristorante di un amico come cameriere. Dopo circa un anno, un altro amico aprì un pub e mi chiese se gli volevo dare una mano al bancone…Non lo avevo mai fatto, ma mi incoraggio e inizio… sentivo che mi piaceva e mi divertiva, conoscevo sempre gente nuova e non era monotono come lavoro e comunque mi permetteva anche di continuare gli studi universitari. Inizio quindi a frequentare i primi corsi Aibes perché, per indole, se faccio una cosa la voglio fare al meglio!

Sei il proprietario ed il bartender de La Bodega, ci racconti qualcosa di più sul locale?   Siamo 2 soci, e avevamo un’idea comune, volevamo dare QUALITA’ su tutto, non solo i cocktail o il vino, ma accoglienza, gentilezza, ghiaccio, bicchieri, aperitivo ecc…Volevamo fare la differenza. Il locale è molto piccolo – 30 mq – ma pieno di bottiglie e abbiamo un ampio spazio esterno con tavolini che ci permettono di lavorare tutto l’anno. La mia idea di cocktail è quella di valorizzare al massimo i prodotti della nostra terra, la Calabria, perché penso che sia una regione fantastica che merita tanto.

 

Hai detto: “La Bodega è il sogno di una vita che mi rappresenta pienamente”, ci spieghi in che senso?
Ho sempre avuto la voglia di creare un locale tutto mio, che mi rappresentasse in pieno. Ho sempre immaginato un locale piccolo, semplice, ma caldo, accogliente, che ti facesse sentire a casa tua. Questo è il mio obiettivo: voglio che qualsiasi cliente si senta a casa propria e sono contento che per esempio il locale sia da anni nella Guida BlueBlazer ai migliori cocktail bar d’Italia.

 

Partecipi a contest e gare per barman: che cosa rappresentano per te queste competizioni?
Ho partecipato a diverse gare, tra queste il Nikka Contest. Per me le gare sono state molto importanti come crescita professionale. Hai modo di vedere dei colleghi molto bravi all’opera, puoi confrontarti con loro e magari avere nuovi spunti e nuovi stimoli. Al tempo stesso, ti trovi in altre città diverse in tutto dalla tua e anche li puoi andare a visitare locali bellissimi e vedere come lavorano.

 

Quale è il best seller de La Bodega?
Best seller della Bodega, inteso come più venduto, credo sia il Negroni…ne facciamo veramente tanti…anche se ultimamente, grazie a una grande visibilità, stiamo preparando tanti Calabrian Old Fashioned. Un drink ispirato alla scena del capolavoro di Stanley Kubrick, Shining, in cui Jack Nicholson, ormai già impazzito, si trova al bar dell’Overlook Hotel a bere whisky, servito dal barman Lloyd. Ho immaginato un Lloyd di origini calabresi, che serve a Jack Torrance un twist, una rivisitazione sul classico Old Fashioned, aggiungendo un ingrediente tipicamente calabrese come la melassa di fichi. La base del drink è affidata al bourbon Maker’s Mark, distribuito in Italia da Stock Spirits e prodotto da sempre a Loretto, in Kentucky, nella più antica distilleria registrata negli Stati Uniti, fondata nel 1805.

 

Cosa pensi del bartending di oggi e come pensi cambierà nell’immediato futuro?

Il bartending di oggi credo sia migliore rispetto a quello di alcuni anni fa. E’ cresciuto tantissimo innanzittutto grazie a noi operatori del settore, sempre aggiornati e sempre intenti a stimolare i palati degli avventori, ma è cresciuto anche grazie ai clienti, molto curiosi e sempre pronti a scoprire sapori sempre diversi.

 

Quale tecnica di miscelazione preferisci?
La tecnica di miscelazione che preferisco è con quella con lo shaker, credo sia quella più affascinante e più bella da vedere!

Quanto spazio ha la creatività nel tuo lavoro?
Penso che la creatività nel mio lavoro abbia uno spazio predominante. Se non ci fosse diventerebbe un lavoro noioso… Sono sempre alla ricerca di nuovi ingredienti, sperimento spesso twist sui drink che mi piacciono di più, cerco di fare anche delle decorazioni semplici, ma carine ed è bello vedere i clienti che per esempio fanno foto ai drink che faccio.

Quale è il distillato che preferisci miscelare?
Mi piace miscelare tutti i distillati, anche perché mi piacciono tutti, non ne ho uno preferito. Magari c’è il periodo in cui propongo più una cosa rispetto ad un’altra, ma questo a volte dipende anche dalle esigenze di magazzino.

Quale è il cocktail che preferisci bere e quello che preferisci realizzare?
Sono un amante dell’Americano, mi piace sia il vermouth che il bitter e quel sapore amaricante mi fa impazzire. Mi piace invece fare il Daiquiri, ho fatto anche un po’ di twist e nella sua semplicità di ingredienti esprima sapori e profumi eccezionali.

A tuo parere, cosa non può mancare in un bar, a livello di servizio, di attenzione?
Secondo me in un bar non può mancare l’accoglienza, l’educazione e la gentilezza. Ripeto spesso ai nostri ragazzi, che comunque sono molto bravi, che lo stipendio non glielo pago io, ma i nostri clienti che frequentano il locale, perché non solo bevono bene, ma perché si sentono coccolati e si sentono a casa loro.

Ci racconti la vostra riapertura dopo il lockdown?
Dopo il lockdown c’era un po’ di paura, ma per fortuna le cose sono andate molto bene, penso che abbia influito la voglia delle persone di riprendere la vita normale. Anche se comunque raccomandiamo sempre di evitare assembramenti e di utilizzare le mascherine. Speriamo che questo momento passi molto presto.

Progetti per il futuro?
Avevamo un po’ di progetti per il futuro, qualcosa che bolle in pentola, ma in questo momento di incertezza preferiamo essere cauti e aspettare un po’. Intanto, però, abbiamo registrato il marchio e stiamo per lanciare alcuni nostri drink da asporto. alcuni nostri drink da asporto.