La scelta ha dei contorni molto chiari: Marianna Vitale è stata nominata «Chef donna 2020 by Veuve Clicquot» dagli ispettori della Michelin per «la tenacia con cui ha costruito un progetto di ristorazione di qualità al di fuori dei circuiti turistici della sua regione». Per il suo «spirito di avventura, rigore e leadership». Per aver saputo «leggere il territorio» ma anche «inventare».

È il quarto anno di fila che il riconoscimento nato nel 2017 dalla collaborazione tra la guida Rossa e la maison di Champagne rilanciata, nel Settecento, proprio da una donna (Barbe Nicole Ponsardin, la vedova Clicquot) va a chef particolarmente coraggiose, attive in territori difficili. A volte estremi. Sicuramente non ordinari. Basti pensare a Caterina Ceraudo, vincitrice nel 2017 con il suo ristorante «Dattilo», agriturismo nella campagna calabrese. A Fabrizia Meroi, abbarbicata a 1300 metri di altitudine tra le nevi di Sappada (Udine). A Martina Caruso, che cucina nell’hotel di famiglia a Salina. La volontà del premio, del resto, è non solo mettere in luce il talento delle donne in cucina ma anche scovare figure particolarmente carismatiche, d’ispirazione anche per le colleghe più giovani.

«Riuscire a fare alta gastronomia è sempre difficile, ma in questi luoghi sicuramente lo è di più. Avere un ristorante come il mio a Quarto è come avere le pietre nelle scarpe», dice schietta Vitale. Quarant’anni, una stella presa nel 2012, a soli tre anni dall’apertura di «Sud», la sua creatura. Un format locale negli ingredienti ma creativo nella forma, «studiato apposta per non spaventare i clienti con qualcosa di troppo eccentrico ma allo stesso tempo in grado di mostrare abilità tecniche e inventive», spiega nel suo linguaggio forbito da laureata in Lingue. Quarto si trova al centro di un territorio originale come quello dei Campi Flegrei, ma è di fatto «la periferia brutta di Napoli». «Questo luogo potrebbe essere turistico, invece è solo abbandonato», dice Marianna. «C’è poco flusso, ci sono pochi investitori, c’è il degrado. Non che a Napoli sia più facile: lì ci sarebbe il problema dei parcheggiatori abusivi. Sembra una banalità, è una piaga. Purtroppo questo, per erti versi, è il Sud. Ma non me ne andrei mai: magari mi sposterei in campagna, anzi io e Pino Esposito, il mio socio, ci stiamo pensando. Ma non me ne andrei da casa mia». Si tratta di resilienza. Una forza che Vitale ha saputo trasformare in un’attività di successo: oltre a «Sud» ha «Angelina», una tavola calda moderna che sforna pizze fritte, arancini e altre prelibatezze. «L’anno prossimo ne apriremo due a Napoli — racconta —. È il format che ci ha consentito di lavorare dopo il lockdown. E di reintegrare tutti i 17 dipendenti».

Articolo originale cucina.corriere.it

Tanti complimenti a Marianna Vitale che ebbi la fortuna di incontrare ed intervistare nel 2014!