Martina Caruso, nata a Milazzo il 22 dicembre del 1989, dopo aver frequentato la scuola alberghiera di Cefalù ho partecipato al corso professionale di cucina del Gambero Rosso a Roma. Già in quegli anni tornava spesso a Salina per lavorare in cucina durante tutte le stagioni estive continuando così la mia formazione sul campo. il suo primo stage presso un Ristorante che non fosse il Signum è stato alla Rosetta di Roma. Chef proprietario Massimo Riccioli. L’anno seguente per perfezionare la lingua sono andata a Londra lavorando per 5 mesi presso il Ristorante Jamie s’Italian di Jamie Oliver sotto lo sguardo attento dell’executive chef Gennaro Contaldo.

Martina Caruso dopo essere rientrata in Italia ho proseguito i miei stage formativi presso cucine sempre più importanti come Open Colonna di Antonello Colonna una stella Michelin a Roma, Pipero al Rex chef Luciano Monosilio una stella michelin a Roma, La Torre del Saracino chef Gennaro Esposito due stelle michelin a Vico Equense.

Nel 2016 va in Perù a Lima per uno stage presso Malabar con Pedro Miguel Scheffino.

Nel 2018 conquista la sua prima stella nel Ristorante Signum.

 

Come nasce la tua passione per la cucina?

Non è stata una scelta scontata perché prima dei quattordici anni non mi ero mai avventurata tra i fornelli. Con un certo stupore da parte dei  miei genitori, scelgo il percorso dell’alberghiero e gli anni a seguire sono una conferma che questo era il lavoro che avrei voluto sempre fare. Una scelta naturale. A dire il vero, da bambina amavo giocare a calcio

 

Nel 2008, hai preso parte a Professione Cuoco del Gambero Rosso, cosa ti ha insegnato?

E’ stato un percorso diverso rispetto alla scuola superiore. diciamo che mi ha fatto ravvicinare al mondo della ristorazione e del lavoro.

Hai avuto alcune esperienze di rilievo, a Londra, da Jamie’s Italian di Jamie Oliver, da Antonello Colonna e da Pipero al Rex a Roma, alla Torre del Saracino di Gennaro Esposito a Vico Equense, ci racconti cosa ti hanno lasciato?

La mia prima esperienza è stata accanto a mio padre, che mi ha insegnato ad amare questo lavoro partendo dall’amore per il territorio, i produttori e la materia prima.

Poi tutte le varie esperienze hanno lasciato un segno, ognuna è stata diversa.

Londra sono stata per lo più per la lingua straniera.

Da Antonello Colonna ho imparato la logistica e l’organizzazione degli eventi.

Da Pipero al Rex accanto a Luciano la tecnica e i vari abbinamenti da capo giro .

Da Gennaro. beh mi sono avvicinata a casa con i vari sapori. Ho imparato il vero senso della brigata e della famiglia a lavoro. Il ritorno a casa è un ritorno ad una cucina legata al territorio, capace di essere anche moderna e leggera.

Sei stata nominata la migliore chef donna dell’anno per la prestigiosa Guida Michelin Italia 2019, cosa hai provato?

Sicuramente a livello personale e professionale sono  significativi ma non sono  semplicemente dei traguardi piuttosto rappresentano degli stimoli per fare ancora di più e raggiungere nuovi obiettivi. Il riconoscimento non è solo personale ma va condiviso con la squadra di cucina, la squadra che si occupa del ricevimento e quella  di sala che contribuiscono, ogni giorno, al successo di questo progetto. E’ un lavoro corale dove è indispensabile che tutti abbiano in mente lo stesso obiettivo per fare le cose con professionalità e raggiungere risultati importanti.

 

In precedenza anche la stella, hai cambiato qualcosa dopo questo riconoscimento?

Ha confermato il lavoro che stavamo facendo e ci ha dato ancora più stimoli.

 

Qual è la tua filosofia in cucina?

Mediterranea sicuramente ma anche aperta alle contaminazioni, frutto dei miei viaggi. Questi ultimi, si traducono poi nell’uso di tecniche e spezie. Mi affascina la cucina peruviana, quella del Nord Europa. Da ognuno prendo quello che penso possa essere compatibile e apportare novità alla cucina che mi rappresenta, che è fondamentalmente legata al mio territorio ed è molto leggera.

 

Ci descrivi il processo di creazione di un tuo piatto?

Creatività e tecnica, ricerca e studio sono importanti sicuramente. Viaggiare molto, cercare nuovi stimoli, nuove contaminazioni.

A volte sento il sapore degli abbinamenti dentro la testa e devo scriverli subito sulla mia agenda.

Da buona siciliana, qual è il piatto della tua regione a cui sei particolarmente legata?

Tutti. amo mangiare la parmigiana anche fredda.

 

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

Forse ho tanti sogni e preferisco tenerli con me fino a quando non si avvereranno

 

Martina Caruso è la migliore chef donna dell’anno per la prestigiosa Guida Michelin Italia 2019, lei è l’executive Chef del ristorante del Signum.
Martina è un’appassionata sognatrice, la sua cucina è frutto di un attento studio e si contraddistingue per freschezza e la leggerezza delle materie prima, guizzo creativo e padronanza della tecnica.