Mancini Pastificio Agricolo produce pasta solo con il grano che coltiva direttamente nei campi che lo circondano nel cuore delle Marche, ottenendo ogni anno un prodotto vivo, figlio dell’annata agraria.

Abbiamo intervistato MASSIMO MANCINI, AGRONOMO E FONDATORE DI MANCINI PASTIFICIO AGRICOLO

Qual è la storia del pastificio?

Le prime prove di pastificazione in proprio sono iniziate nel 2001, ma ho fondato Mancini Pastificio Agricolo nel 2010. L’azienda è molto giovane rispetto alla media dei produttori di pasta di semola, solitamente presenti storicamente sul mercato da più di una generazione. Dopo gli studi agrari e di marketing in Italia e all’estero mi sono dedicato allo sviluppo dell’azienda agricola di famiglia, datata 1938, spingendola oltre il collaudato modello economico di coltivazione e vendita della materia prima (grano nel nostro caso) ma aggiungendo anche il passaggio della trasformazione nel prodotto finito (cioè in pasta di semola di grano duro). Mancini Pastificio Agricolo produce pasta solo con il grano che coltiva direttamente nei campi che lo circondano nel cuore delle Marche, ottenendo ogni anno un prodotto vivo, figlio dell’annata agraria. Il nostro approccio richiama quello del viticoltore che ottiene vino dalla sua vigna, ma con la differenza che al posto dei vitigni noi coltiviamo direttamente le varietà di grano e le trasformiamo in pasta.

Oggi dove siete arrivati in termini di sviluppo di mercato e di prodotto?

L’Italia è il nostro mercato principale e il lavoro fatto nel tempo nei settori Ho.Re.Ca. e Retail ha reso il brand maturo per aprirsi sempre di più all’estero, dove registriamo negli ultimi anni un interesse sempre più crescente nei confronti della pasta secca di qualità. Sono 3 le nostre linee di prodotto – Classica, Integrale e Grani Turanici – per un totale complessivo di 28 formati. 

Siete un pastificio che fa della qualità la sua leva competitiva, quali strategie avete messo in campo?

Normalmente i campi e i pastifici non sono realtà contigue, mentre nel nostro caso sono strettamente connesse l’una con l’altra. Come pastificio agricolo, per ottenere ogni anno l’alto livello qualitativo prefissato per pasta Mancini è fondamentale innanzitutto portare avanti al meglio il lavoro diretto sulla materia prima, quindi nei campi. Il nostro protocollo di Buona Pratica Agricola (consultabile nel nostro sito www.pastamancini.it) sintetizza l’approccio ecocompatibile ed ecosostenibile con cui conduciamo tutte le attività agricole. Tra le attività svolte, l’avvicendamento della semina delle varietà di grano duro con colture miglioratrici (erba medica, trifoglio, favino, pisello, cece) e/o da rinnovo (girasole, colza) ci aiuta a mantenere e migliorare la fertilità dei terreni, in un territorio già particolarmente vocato alla coltivazione dei cereali. La materia prima della più alta qualità e salubrità, col minor impatto ambientale possibile, viene poi lavorata all’interno del pastificio con metodologie tradizionali (trafilatura in bronzo ed essiccazione a bassa temperatura) ma con gli strumenti tecnologici più all’avanguardia. Il complimento ricevuto come pastificio che più di ogni altro premia tale processo produttivo è “la vostra pasta sa di grano”.

Siete stati tra i primi ad usare la blockchain, ci racconta il progetto?

Personalmente sono molto aperto nei confronti dell’innovazione tecnologica e, di riflesso, spingo affinché l’attenzione nei confronti di questo aspetto sia alta nelle scelte del lavoro quotidiano mie e dei miei collaboratori al pastificio. Siamo sempre più interessati a digitalizzare il nostro lavoro ed abbiamo subito mostrato interesse nel progetto “Trusty”, sviluppato dalla startup Apio srl. Vediamo nella blockchain un canale di comunicazione nuovo e affidabile con il consumatore di Pasta Mancini, utile per trasmettere la verità del nostro lavoro in maniera contemporanea: basta una scansione del QR Code stampato sul fondo delle confezioni di pasta Mancini per aprire una finestra sull’intera filiera produttiva. Si accede istantaneamente a informazioni certe e verificabili riguardo tutte le fasi di produzione: l’annata del raccolto e il periodo di trebbiatura delle nostre varietà di grano duro; il luogo e la data di molitura, quindi la trasformazione del nostro grano in semola; il momento in cui è avvenuta la trasformazione in pasta della nostra materia prima; quando è avvenuto confezionamento del prodotto finito.

Quali sono i vostri prossimi progetti?

La situazione generata dal Covid-19 ci ha costretto a rivedere la nostra agenda aziendale ma non ci ha fermato. Il prossimo passo è rendere la carta l’unico materiale del packaging di Mancini Pastificio Agricolo: stiamo portando avanti più sperimentazioni con i fornitori e siamo per presentare la soluzione che garantisca massima conservabilità alla pasta e riciclabilità dell’imballo al 100%.

Per concludere una curiosità il formato di pasta preferito e con che sugo lo abbina?

Lo spaghetto è il formato di pasta di semola di grano duro tecnicamente più complesso sia da progettare che da realizzare ma, proprio per questo, è anche la sfida che più mi ha appassionato da produttore. Non è stato per niente semplice agli inizi trovare la formula per avere un prodotto equilibrato, dalla consistenza gradevole e dalla struttura omogenea in ciascun punto, ma credo che la fatica sia stata ripagata nel tempo con l’alto apprezzamento da parte dei nostri clienti. Oggi lo spaghetto è in assoluto uno dei nostri formati più rappresentativi di pasta Mancini e mi piace particolarmente abbinato a un buon pomodoro.