Lo chef Maicol Izzo , nel corso del 2019, è tornato nel suo ristorante di famiglia, Piazzetta Milù di Castellammare di Stabia, dopo aver lavorato in alcune delle cucine più importanti di Italia, Spagna, Inghilterra e Francia. Questo percorso è stato segnato da esperienze come La torre del Saracino con Gennaro Esposito per due anni, al Dorchester di Londra con Alain Ducasse e StreetXo con David Muñoz per 3 mesi. A cui si aggiungono le esperienze al Tickets a Barcellona con Albert Adria per due anni e mezzo fino a diventare sous chef di produzione e assistente nella squadra di inventiva di Pasticceria. Infine il Mirazur con Mauro Colagreco per 5 mesi nella splendida Mentone.

Queste esperienze gli hanno consentito di scoprire la propria strada, definire la propria personalità e gli hanno permesso di sviluppare la consapevolezza di maturare la convinzione di poter tornare e disegnare un nuovo percorso.

Ciao Maicol, hai la cucina nel DNA, come hai sviluppato questo tua passione?

A dire il vero non lo so! Non riesco a ricordare quando è avvenuta la folgorazione. Ho studiato da odontotecnico ed ogni tanto davo un aiuto ai miei genitori al ristorante. Pian piano ho capito che quella poteva essere la mia vocazione, ed anche la mia occasione! 

Dal febbraio 2019 sei diventato chef del ristorante di famiglia, come affronti quest’impresa?

È bellissimo! Oddio, è anche molto dura, sento addosso la responsabilità di dover fare sempre meglio, di alzare sempre il livello. Per fortuna ho l’aiuto dei mie fratelli che si occupano di due aspetti fondamentali : sala e cantina. 

Prima di approdare a Piazzetta Milù, hai fatto diverse esperienze importanti come La torre del Saracino con Gennaro Esposito, al Dorchester di Londra con Alain Ducasse e StreetXo con David Muñoz, da Tickets a Barcellona con Albert Adriaed infine il Mirazur con Mauro Colagreco Mentone, cosa ti hanno lasciato?

Grazie a loro sono diventato uomo. Ringrazio Gennaro Esposito per avermi dato la prima grande occasione di approdare in una cucina di livello altissimo. Ho iniziato pulendo pesce tutto i giorni, per poi girare su alcune partite, grazie anche all’aiuto del suo sous chef Giuseppe Di Martino. Una breve esperienza a Londra, al 3 stelle di Ducasse e allo StreetXo di Munoz e poi il viaggio che ha cambiato la mia vita: Barcellona! Ho avuto l’incredibile fortuna di entrare nel team di lavoro del gruppo El Barri del genio Albert Adrià e fare esperienza in tutti i suoi ristoranti: Nino Viejo e Hoja Santa (stile messicano), Bodega 1900 (tradizionale), Pakta (nikkei), e poi la grande esperienza di vita al Tickets: il posto più incredibile del mondo. Lì ho visto cose che non si possono spiegare: idee, tecniche, inventiva. E non solo: gestione delle persone, dell’ “impresa”, un luogo unico, un sogno durato 4 anni, prima come stagista e poi come chef di partita e sous chef di produzione. Decisi poi di partire per Menton, chiedendo allo Chef Colagreco di poter entrare nel suo team: una stagione al Mirazur è stata illuminante per approfondire il culto del vegetale mediterraneo, dell’estetica, dell’orto (che ho voluto ricreare anche io qui per Piazzetta Milú) ed apprendere alcuni segreti della cucina francese in chiave mediterranea e contemporanea, nello stesso anno in cui arrivarono le 3 stelle e la posizione n.1 per The World’s 50 Best. Ultima illuminante esperienza ancora al Tickets di Albert Adrià nella squadra di inventiva della pasticceria: incredibile! Molti mesi trascorsi a tu per tu, oltre che con Albert Adrià, con David Gil Rovira e Alfredo Machado Diaz, entrambi fenomeni, coi quali ho vissuto momenti indimenticabili e ai quali voglio bene come fratelli!

Quest’anno avete confermato la stella, quali sono state le tue emozioni personali?

Emozioni forti! Proprio l’altro giorno ci hanno consegnato la targa con la nuova stella, esattamente un anno dopo la mia venuta a Piazzetta Milú, un bellissimo segno del destino! 

Nella tua cucina come si legano tradizione e contemporaneità?

La mia è una cucina di tecnica, di inventiva, contemporanea. Spesso le idee partono dalla tradizione per poi elaborarla in chiave moderna e poterne migliorare gusti e strutture. 

Qual è la tua filosofia di cucina?

Evoluzione, sempre!

I tuoi menù degustazione sono Milù ed Evoluzione, ci racconti qualcosa in più?

Eh no! Voglio che si scoprì o venendo a Piazzetta Milú! I nostri menu degustazione non menzionano i piatti nè le materie prime utilizzate, è un affidarsi totale e riflettono il mio stile di cucina cerca so di raccontare tutta la nostra evoluzione gastronomica, quella di un’intera famiglia!

Da buon campano, qual è il piatto a cui sei maggiormente legato e perché?

Pane e Ragú. Era l’aperitivo della domenica, il pretesto per stare tutti insieme e godere di quella sensazione di gusto primordiale che ho deciso di riportare anche al tavolo di Piazzetta Milú. 

Quali sono i tuoi obbiettivi per il prossimo futuro?

Il mio prossimo futuro è “il giorno dopo”. Tutto l’impegno è mosso dalla volontà di migliorare sempre e costantemente, giorno dopo giorno, servizio dopo servizio. È da qui che passano tutti i miei obiettivi, se riesco a far ciò vuol dire che ho buone