Corso per Addetto alla cucina presso il Nuovo Complesso Penitenziario di Perugia grazie all’avviso “Umbriattiva Giovani” dell’ARPAL Umbria

Dentro, dietro le sbarre, ci sono i lavoranti: lo “spesino”, “lo scopino”, lo “scrivano”, ma in realtà nessuno fa un vero lavoro. Il lavoro che nobilita, a usare una frase fatta, o che riabilita, come nel caso di persone detenute per espiare una pena: i carcerati. Alle persone detenute nel Nuovo Complesso Penitenziario di Perugia è stata data questa occasione: formarsi e prepararsi per un lavoro vero, come quello svolto “fuori”, per la figura professionale di “Addetto alla cucina”. L’opportunità è offerta a dieci detenuti under 30 anni età del reparto penale dell’istituto perugino, un corso di formazione professionale della durata di 255 ore promosso e gestito dalla cooperativa sociale Frontiera Lavoro di Perugia grazie al finanziamento messo a disposizione dall’Agenzia regionale politiche attive del lavoro della Regione Umbria. Un corso di cucina quindi per studenti molto particolari: i giovani detenuti del carcere di Perugia. I piatti che vanno per la maggiore? Pasta, pane e pizza. Soprattutto pizza: “Quando la facciamo è davvero una festa”, spiega uno dei docenti chef.
Il corso si svolge in una cucina apposita: partecipano dieci allievi preventivamente selezionati. “Lavoriamo con i ragazzi più tranquilli: i ferri del mestiere possono essere anche molto pericolosi”. Lezioni tutti i giorni, dal lunedì al venerdì : “Facciamo tutto quello che si fa fuori, preparazione e pulizia cibo, cottura, pulizie – a turno – incluse. Dopo le lezioni, mangiamo quanto cucinato. Purtroppo non possiamo condividere anche con gli altri ragazzi, per precise ragioni di sicurezza. Bisogna capire che la giornata di un detenuto ruota attorno a 3 momenti: colazione, pranzo e cena. Il cibo gioca un ruolo fondamentale, non vanno sottovalutate le conseguenza della sua gestione”. Grazie alla professionalità, all’impegno e alla pazienza di affermati chef di comprovata esperienza i detenuti si esercitano nella preparazione di piatti sempre più elaborati. Tutti i giorni per tre ore al giorno  sono impegnati nel laboratorio di cucina avendo l’occasione di apprendere a cucinare attraverso lezione sia pratiche che teoriche. Il prossimo maggio si svolgerà la cena evento “Le Golose Evasioni” giunta alla sua quinta edizione, un appuntamento specialissimo tramite il quale gli allievi, supportati dai loro insegnanti, prepareranno una cena aperta alla cittadinanza durante la quale offriranno un saggio delle competenze acquisite. La cuffia bianca, i guanti, qualcuno con la mascherina, intenti ai fornelli o a fare il primo razionamento del cibo che poi, sotto lo sguardo attento del docente, verrà attentamente valutato. “Questa attività – dichiara Luca Verdolini, coordinatore del progetto – rappresenta una educazione al lavoro che è premessa per il futuro, quando per il detenuto le porte del carcere si apriranno definitivamente, scontata la pena. E che sia un metodo efficace di recupero sociale – aggiunge – lo dimostrano i dati sulla recidiva: per chi si è impegnato in una attività formativa e lavorativa è del 10 per cento. Negli altri casi è del 70 per cento.” Tra gli allievi cuochi, Giuseppe, campano, 26 anni, è uno dei più entusiasti: “Devo ringraziare chi mi ha offerto questa opportunità. Si ricomincia solo se c’è qualcuno che crede in te e che ti fa prima comprendere la gravità dell’errore commesso. Non puoi iniziare di nuovo -aggiunge – se sei ancora convinto che quanto hai commesso era giusto. Io non ho fatto una cosa giusta.”

Luigi Cristiani

Laureato in Economia, ha poi conseguito un MBA presso lo Stoà. Lavora in Enel Green Power dove si occupa di pianificazione e controllo . Dal 2010 scrive su diversi blog di economia e finanza (Il Denaro,...

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