Imperano algoritmi, trend di mercato e da social, quotazioni e smanie collezionistiche, eppure ciò che davvero conta, anche nel mondo enologico, è il gusto personale, se si ha il coraggio di elevarlo a discrimen di qualità: questo insegna Christian Bucci, a capo dal 2009 del progetto di selezione e distribuzione Les Caves de Pyrene per l’Italia, a partire dall’anno di fondazione, ad Alba, nelle Langhe, uno dei luoghi iconici del vino mondiale.

Numeri importanti per un’intrapresa imprenditoriale dai caratteri pionieristici, nato come costola italiana – o mutando un termine cinematografico “spin-off” – di quello originario anglosassone: non tragga in inganno il nome, configurandosi un focus incentrato sui prodotti di vigneron artigianali, lontano da autoreferenzialità e intransigenze produttive, magari anche come tali fuoriuscendo dai gangli, sempre più costringenti, delle denominazioni geografiche da disciplinare.

Non esistono dogmi, insomma, ciò che davvero conta, nella cifra stilistica di un vino, è la bevibilità, che è data dal giusto equilibrio fra acidità e sapidità, messi al bando residui zuccherini e concentrazioni elevate: dando una scorsa al corposo catalogo, spiccano nomi di assoluto rilievo come i piemontesi Cavallotto e Cascina Baricchi, la leggenda del Teroldego Rotaliano – ed antesignana delle vinificazioni in anfora – Foradori, i siciliani Kos e De Bartoli, i campani Ciro Picariello e Cantine del Barone.

Agente generale per la Campania, nonché instancabile selezionatore e fidato amico di Bucci, è l’ineffabile Corrado Semente, trascorsi commerciali originari come rappresentante dell’azienda “La Stoppa” di Elena Pantaleoni, della Val Trebbiola, nel Piacentino, in collaborazione con l’enologo Giulio Armani: con la qualificata collaborazione di Semente, è stato ampliato il catalogo anche per la regione Campania, sino ad includere aziende apripista ormai affermate come quelle irpine summenzionate, ma anche, ad esempio, l’outisider Bajola dell’Isola D’Ischia, metodi di produzione biodinamici al servizio di vitigni internazionali.

Less is more”, dunque, come amano ripetere Bucci e Semente, vale a dire che nel paradigma distributivo si privilegia la sintesi, un processo di sottrazione mirante ad uno stilema gustativo, in cui non trovano spazio gli orpelli ed i formalismi: oggi Les Caves Italia è una grande famiglia, implementata dal lavoro quotidiano di oltre centoventi agenti e cinquemila clienti, con un segmento di mercato di riferimento ripartito fra circa il settanta per cento di ristoranti – stellati e non – ed enoteche qualificate, nella quasi totalità delle regioni della nostra penisola.

Non mancano eventi formativi, seminari di approfondimento, spesso dedicati a luoghi inveterati e radicati nell’immaginario degli appassionati, come la Borgogna, la Loira – è nota la passione di Bucci per il vitigno Chenin Blanc, del quale annovera nel proprio catalogo nomi illustri di produttori – ma c’è anche spazio per classici come il Cabernet Franc di Thierry Germain, e per regioni emergenti, come lo Jura: gli incontri con i produttori e le monografie, sull’esaustivo e dinamico sito, ne rappresentano il corpus fondante, sulla scorta della considerazione che la promozione dei territori è il mantra aziendale fondativo.

Insomma, un obiettivo diremmo palingenetico, parafrasato anche da Semente, ovverosia quello di riportare il vino “al suo ruolo naturale, quello di bevanda, fresca, tesa, vibrante, tesa alla gradevolezza dell’abbinamento, lontano dalle logiche mercantili, che si adagiano sul compiacimento dei gusti dei consumatori esteri. Una menzione speciale per la stupenda grafica dei cataloghi, e delle cartoline illustrate da collezione, che ibridano discipline figurative, cinema, musica, in uno stile grafico innovativo ed irriverente, influenzato dall’art decor francese, ma anche dall’arte pop di Warhol.

Ultima doverosa segnalazione, con un pizzico di campanilismo, nel catalogo aziendale è inclusa la vendita del “Fresh”, brevetto dell’imprenditore campano Nando Salemme, sommelier e patron dell’Abraxas Osteria in Pozzuoli, nei campi Flegrei: trattasi sostanzialmente di un seau a glace innovativo nella forma e nella funzione, che grazie ad un sistema di stabilizzazione della temperatura, permette di mantenere inalterata la temperatura di servizio del vino, senza infliggere shock termici. Anche qui, Campania Uber Alles, grazie a professionisti del calibro di Semente e Salemme.