E bene sì, i gamberi di Mazara del Vallo non esistono. Sono buonissimi, io li mangerei fino a sentirmi male, infatti ne avevo già parlato qui anni fa, e continuerò ad amarli più di ogni altra cosa al mondo. Anche dopo questa scoperta.

Per anni abbiamo creduto che il gambero rosso così rinomato, così buono – e non da meno così caro – fosse pescato nelle acque siciliane a pochi km dalla costa di Mazara del Vallo. Ma così non è. Trattasi di un caso decisamente particolare che non c’entra con la truffa. Almeno non con quella riconosciuta e normata dalla nostra giurisprudenza.

Trattasi di marketing. E qui tirerei in ballo le cosiddette aree di denominazione, che con il gambero di Mazara del Vallo, però, non c’entrano. Vediamo perché.

DOP, IGP, STG

In breve, parliamo delle denominazioni che identificano certi prodotti come più buoni, superiori per qualità. Che li rendono più famosi e desiderabili di altri.

Come da definizione, si considerano Denominazioni d’Origine Protetta tutti quei prodotti le cui caratteristiche organolettiche sono attribuibili all’appartenenza di un determinato ambiente geografico. Grana PadanoParmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma sono tutti a marchio DOP. L’Indicazione Geografica Protetta, invece, identifica un prodotto anch’esso originario di un determinato luogo, regione o paese, alla cui origine geografica sono essenzialmente attribuibili una data qualità, la reputazione o altre caratteristiche, e la cui produzione si svolge per almeno una delle sue fasi nella zona geografica delimitata.

Ma come i più arguti si saranno già domandati: come si stabiliscono i confini entro cui una specifica area geografica rientra in queste élite enogastronomica?

Al di là dei fattori legati al territorio – che certamente rendono alcune materie prime e prodotti superiori ad altri – la circoscrizione di certe denominazioni ad aree molto ridotte sembra rispondere a pure logiche di mercato. Quando un prodotto diventa celebre e la domanda dello stesso aumenta, ne deriva un maggior profitto per chi produce – che quindi vuole produrre sempre di più – e per chi fornisce l’infrastruttura per la produzione, i proprietari terrieri, per esempio – che, al contrario, per aumentare i propri profitti hanno interessi affinché quell’area di denominazione non si estenda. 

Diventa chiaro che tale delimitazione non è altro che il risultato di un gioco economico – e di potere – tra questi due player del mercato. 

Per esempio, avete presente il Lardo di Colonnata? IGT, prodotto a Colonnata, in Toscana, da suini allevati nelle regioni Toscana, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Umbria, Marche, Lazio e Molise. Perché un prodotto ottenuto da animali allevati in diverse regioni prende la denominazione di un borgo situato in una specifica di queste? La sua storia si incrocia con quella del famoso marmo di Carrara, usato nel processo di produzione sottoforma di conche di marmo strofinate con aglio, nelle quali il lardo viene adagiato a strati, insieme alle spezie, e rinchiuse con una lastra di marmo o altro materiale idoneo.

Qualcosa di simile è avvenuto anche con il vino di Bolgheri, la lenticchia di Altamura, la cipolla di Tropea. A dire il vero di prodotti venduti con questa logica ce ne sono a centinaia in Italia, puoi consultarli qui.

Gamberi di Mazara del Vallo: la formula del successo

Tornando ai gamberi di Mazara del Vallo, la questione si complica. Qui infatti i gamberi non vengono né pescati né allevati. Nessuna denominazione. Arrivano da diverse zone del mar Mediterraneo, per lo più dalla Libia, a centinaia di km dalla costa siciliana. Da Mazara del Vallo partono i pescherecci per la loro pesca e qui vengono raccolti e smistati sul territorio italiano, grazie a un’infrastruttura portuale ben sviluppata.

Se a questo dato si aggiunge il fatto che il borgo siciliano ha una storia affascinante fatta di leggende millenarie che incrociano culture differenti, il gioco è fatto.

Ricapitolando: un buon prodotto, un’ infrastruttura efficiente, il fascino di un luogo leggendario. 

L’amore non basta, dicono gli esperti in relazioni. Nemmeno il prodotto: bisogna saperlo vendere.

Daria Volpe

Daria volpe

Perennemente in fuga dalle cose. Il mio unico centro di gravità permanente: il cibo, la fotografia, la musica.

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