Giulia Castellucci, classe ’91, giovanissima decide di fare del bartender una professione. Si iscrive alla scuola romana di bartending della Flairproject. Muove i primi passi nello storico Caffè Friends di Roma, dove mette in pratica l’arte della miscelazione, allora punto di forza del locale. A 23 anni diventa capobarman, e può già vantare la conquista di un posto in finale nella competizione Head 2 Head cui partecipano i migliori bartender under 30 d’Italia.

Dopo tre anni importanti per il completamento della formazione, al termine dei quali si lancia nella nuova avventura, diventando comproprietaria del locale Co. So. (cocktail and social).

Ciao Giulia, ci racconti i tuoi primi passi nel mondo della mixology?

La mia carriera come bartender inizia successivamente alla fine del corso fatto in nella scuola Flair project con Francesco Spenuso la prima esperienza sul bancone l’ho avuta al “Caffè Friends” di piazza fiume storico locale romano che purtroppo ora ha chiuso!

Hai partecipato alla prima edizione della competition had2had e sei arrivata in finale, ci racconti qualcosa in più?

Al tempo la direzione del bar di Caffè Friends era affidata a Cristian Lorusso inventore della competition had2had alla quale ho partecipato nella prima edizione arrivando in finale al Jerry Thomas Project ,unica donna in finale. Nella permanenza, durata circa due anni, al friends ho imparato non solo l’arte della buona miscelazione, che in quel periodo era molto alta nel locale, ma anche l’ospitalità e la serietà di stare al interno di uno staff di una azienda! Nel mio ultimo anno sono diventata capobarman un’esperienza molto formativa e di rilievo data la mia giovane età al tempo 23 anni.

Dopo un periodo di pausa durato circa sei mesi il maestro Paolo Sanna mi ha convocato per un colloquio al “Banana Republic” così ha inizio l’avventura durata tre anni al interno della famiglia del Banana. Dopo  20 anni di staff quasi interamente al maschile per la prima volta si vedeva una bartender donna sul banco del banana è stato difficile far capire sia ai clienti sia allo staff che potevo competere con gli altri miei colleghi uomini!

Sei comproprietaria di Co.So Cocktail and Social, al Pigneto, insieme allo chef Riccardo Bucci e a Benedetto Guarino, come nasce quest’idea?

L’esperienza la banana Republic è stata la più formativa della mia carriera che mi ha fatto arrivare a esaudire il desiderio che tutti i bartender hanno; quello di aprire il mio locale co.so insieme allo chef Riccardo Bucci ed a Benedetto Guarino. La scelta di prendere Co.so non è stata casuale infatti nel 2016 ho girato lì la prima edizione di “spirits i maestri del cocktail” con Massimo d’Addezio per la rete di Gambero Rosso. Anche questa è stata un’esperienza altamente formativa e divertente sia perché ho conosciuto barman di fama nazionale sia perché ho lavorato con il grandissimo Massimo.

Tutte queste esperienze ora sono al interno di Co.SO il locale molto piccolo

Ci permette di mettere il nostro focus sul cliente quindi sull’ospitalità e la cura del dettaglio.

Per quanto riguarda la miscelazione è semplice ma allo stesso tempo particolare perché portiamo avanti un progetto che si chiama “contaminescion” ossia il bar che si fonde con la cucina ma non negli abbinamenti ma all’interno delle ricette.

Quale tecnica di miscelazione preferisci?

Non ho una tecnica di miscelazione che preferisco, ognuna è specifica per le categorie di cocktail. Se proprio ne dovessi sceglierne una è lo shake&strain 

Ma quanto spazio ha la creatività?

La creatività è tutto nel mio lavoro a partire dalla preparazione del drink stesso, alla scelta del bicchiere anche a come presentare il cocktail stesso. Ci si deve avere creatività ed originalità anche nel scegliere l’arredamento e lo stile del locale.

E il distillato che preferisci miscelare?

I distillati in quanto vari sono tutti interessanti da miscelare per non parlare poi degli amari specialmente la liquidisti a italiana che è molto vasta. Se dovessi sceglierne alcuni sarebbero gin, whisky di ogni genere e Vermont. 

Qual è il cocktail che preferisci bere e quello che preferisci realizzare?

Bevo pochi drink, ma selezionati in base all’ umore e alla situazione. Se ho voglia di gin, bevo un dirty Martini. Se ho voglia anche di Vermont e bitter, scelgo un Negroni. Qualora, invece, avessi voglia di tequila, mi faccio tentare da un bel margarita.

Come state affrontando questo periodo così particolare?

Abbiamo investito il nostro tempo per sviluppare settori nuovi come il delivery e l asporto, cercato di dare continuità nel rispetto delle regole e delle norme vigenti. abbiamo cercato di cavalcare nuovi trend e di adattarci ad una situazione in continuo cambiamento. abbiamo abbracciato iniziative, eventi digitali per stare quanto possibile insieme ai nostri clienti cercando di supportarli nel miglior modo possibile.

Il delivery, l’asporto e l’e-commerce hanno avuto un’impennata clamorosa nell’ultimo periodo. Realtà che continueremo a cavalcare e in continua evoluzione. Sicuramente sono settori che stanno cambiando il nostro settore per cui la nuova sfida sarà sempre più nel capire come integrare al meglio questi canali di distribuzione in concrete opportunità per noi e per i nostri clienti per regalare un’esperienza coinvolgente, semplice e veloce.

C’è stato un ritorno alla semplicità dei gusti in questo periodo non perché sono effettivamente cambiati questi ultimi ma perché semplicemente si è spostato il focus del cliente medio dove da che nel recente passato si ricercava la cosa particolare e di nicchia adesso si imposta tutto nella ricerca della “normalità” il massimo adesso per la gente è uscire e passare un pranzo o addirittura una cena conviviale e tranquilla.

Progetti per il futuro?

Abbiamo vari progetti per il futuro, come la presentazione della nuova drink list alla quale stiamo lavorando da quasi un anno. Poi l’inaugurazione del locale, in quanto abbiamo approfittato visto il periodo di rinnovarlo e riadattarlo a quelle che sono le nostre necessità.

E poi tanti altri progetti che per il momento rimangono top secret.