Ginevra Antonini aveva 8 anni quando ha acceso il primo fornello e ha impastato la prima pasta frolla. Una passione innata, che per lei era un gioco e che nel tempo si è trasformata nel lavoro che ama e che porta avanti con tenacia e curiosità continua. Il lavoro di una chef non è solo cucinare, ma si basa su una continua ricerca per creare piatti perfetti, scoprire gli abbinamenti migliori e affinare le tecniche di preparazione per regalare agli ospiti non solo una cena o un pranzo, ma un’emozione.

L’abbiamo intervistata:

La tua passione nasce da giovanissima, cosa ti ha spinto verso i fornelli?

Lo potrei chiamare un richiamo primordiale, la passione nacque ancor prima di rendermene conto , il gioco più frequente sin da piccolissima era proprio dar da mangiare ; allestivo piccoli tavoli apparecchiati , ed avevo una collezione di pentolini da far invidia a qualsiasi produttore di pentole. per me era un gesto incondizionato , un desiderio che partiva da dentro .

Hai iniziato le tue esperienze in un ristorante romano specializzato in cucina siciliana e poi catena francese “Le pain quotidien”,cosa ricordi di quel periodo?

Diciamo che non avevo esperienza, ma solo quella acquisita da autodidatta, con lo studio iniziato a soli 8 anni , tonnellate di libri di cucina , ricettari per bambini e demo studiate meticolosamente. Mi son trovata si, senza esperienza sul campo, ma prontissima e competente rispetto a colleghi con più esperienza proprio grazie alla pratica svolta per anni . Quelle esperienze mi hanno insegnato quanto sia importante in questo lavoro esser versatile e flessibile 

Poi ti sei trasferita a Londra dove hai lavorato per 2 anni da Sally Clarkes, chef pluri premiata, mamma dello Slow Food, cosa ti ha trasferito quest’esperienza?

Lei era il mio idolo , la semplicità della cucina resa sofisticata da una ricerca della materia prima eccelsa, combinazioni culinarie classiche che però portavano a una pulizia del prodotto unica , un eleganza senza precedenti , ero a Londra per caso , appena 20 enne , vidi che cercavano un aiuto cuoco e mi lanciai  non avrei mai immaginato che l’indomani avrei lavorata fissa li per così tanto tempo. E’ stata l ‘esperienza più formativa della mia vita

Tornata a Roma hai lavorato in ristoranti che propongono cucina internazionale ed hai iniziato l’attività di private chef, raccontaci gli inizi?

L’ idea del private chef era partita a Londra nel lontano 2009, capii che c’era un terreno molto fertile in quel settore. Lasciai stare per un pò perchè non mi sentivo ancora pronta per lanciarmi in una cosa così grande, decisi quindi di fare l’ennesima esperienza in cucina come dipendente lavorando in un importante ristorante a Roma di cucina internazionale, beh quell’esperienza mi forgiò al punto di decidere di crearmi la mia realtà, ero pronta per lanciarmi in questo mondo da sola.

Sicuramente molte clienti fanno richieste particolari, qual è quella più strana?

Ho la fortuna e sfortuna di lavorare con clienti top sia italiani che internazionali parlando diverse lingue , e continuamente cerchiamo di accontentare tutte le richieste dei nostri clienti .

ma la più assurda mi è arrivata da pochissimo. Mi è stato chiesto di prender un aereo andata e ritorno in 4 gg per attraversare l’oceano ed andare nel Kentucky per preparare una sola cena per 10 pax per un politico americano  e poi tornare …. 

25 ore di volo su 76 ore trascorse lì di cui 20  a cucinare, non lo dimenticherò facilmente!

 

Sei romana, cosa porti nei tuoi piatti della cucina della capitale?

Assolutamente si, la contaminazione c’è ed è presente, ci tengo che venga sentita e vissuta, sopratutto perchè utilizzo materie prime il più possibile a km zero e principalmente biologiche, amo rispettare il territorio nel quale mi trovo ogni volta che viaggio cercando di non uscire mai da ciò che la terra ci regala in quel periodo dell’anno .

Nei tuoi piatti più tradizione o innovazione?

La mia è una cucina di base tradizionale che si è adattata all’attualità dei nostri giorni , mi piace pero tirare fuori le ricette della tradizione e farle vivere in chiave attuale e rinnovata .

inoltre trovo che la tecnologia utilizzata in maniera intelligente , sia il miglior modo per esaltare e rispettare la tradizione. Certo è che se la coda alla vaccinare deve cuocere 9 ore deve cuocere 9 ore, punto .

Facciamo il gioco della Prova del cuoco: ci inviti tutti a cena cosa prepari?

Questa domanda mi viene fatta spesso e rispondo con piacere che una delle mie poche vere abilità è lo spirito di adattamento, pertanto quello che trovo riesco a elaborarlo con un certo equilibrio. Però se potessi scegliere gli ingredienti vi preparerei per iniziare una bella pizza fritta con datterino infornato burrata e melanzane arrostitite tortello cacio e ovo con punte di asparagi menta e limone polvere di guanciale un trancio di ombrina con un battuto di mandorle e nocciole con pesto di Basilico e crema di patate gialle e sedano e per concludere una panna cotta allo yogurt con un crumble di polenta limone e lampone fresco. 

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

6 anni fa con la mia famiglia abbiamo aperto un ristorante nel sud della Francia in un Domaine viticole stupendo , si chiama Bourdasso.com aperto con grandi sacrifici in un luogo magico dove adesso abita  tutta la mia famiglia , io son l unica che per lavoro e per amore è rimasta qui . Abbiamo inaugurato quel posto con il mio matrimonio li.

Vado spessissimo a trovarli ma ogni volta ci lascio un pezzo di cuore. 

Gran parte del luogo va ancora ristrutturato e ci vorranno anni per renderlo un relais .

Il mio sogno sarebbe riuscire a sistemare tutto ricongiungermi con la mia famiglia e renderlo operativo a livello di ricevimenti ed eventi speciali con mio marito affianco e la nostra futura famiglia.