Dopo aver visitato l’Azienda Il Colle del Corsicano a Punta Licosa, sono andata a conoscere e scoprire una piccola realtà che sta nascendo e che crescerà sul territorio di Cesa, in provincia di Caserta, l’Azienda Novantanovesima Grotta di Cesario e Mirella Frippa. 

In Campania incastonata tra l’Agro Aversano e l’Agro Atellano si trova la città di Cesa. La città conta numerose grotte con struttura in pietra tufacea. Grotte che in passato erano utilizzate per la conservazione del vino, ma anche come mura protettive durante la guerra. 

Qui nasce Novantanovesima Grotta , nome legato alla presenza di circa 99 grotte. Nel 1820 troviamo i primi allevamenti, quindi i vitigni contano una storia lunga più di 200 anni. 

Novantanovesima Grotta nasce dall’idea di condurre tramite un percorso enologico, gastronomico, sensoriale e culturale alla scoperta delle eccellenze campane. Ad oggi l’Azienda si trova in un periodo di conversione al biologico. 

La vendemmia eroica, la coltivazione della vite maritata al pioppo entra a far parte del patrimonio culturale immateriale della Campania. In questo impegno sono racchiuse molte cose : il lavoro degli antenati portato avanti da coloro che a fatica e con dedizione sfidano le altezze delle alberate per raccogliere l’uva che darà vita all’ottimo Asprinio. 

L’obiettivo è salvaguardare e valorizzare le alberate aversane, le grotte tufacee e il vino Asprinio. 

Novantanovesima Grotta, è un nuovo marchio, con radici che risalgono al Regno delle due Sicilie. 

La famiglia Marrandino dà sempre ha coltivato la vite maritata a pioppo, anche se non a livello imprenditoriale. 

Cesario, insieme alla moglie Mirella Frippa, ha dato il via alla svolta con la vendita non più diretta, ma estendendola ad enoteche e grande distribuzione. 

La sede e la cantina sono ad Aversa, la coltivazione nelle zone DOP dell’Asprinio : Cesa, Succivo, Sant’Arpinio. 

Il marchio porta una sua specificità. Il quadro sull’etichetta è il lavoro di una giovane artista emergente di Salerno. 

Mirella, mi ha raccontato, che il loro cammino è dato da un forte legame al territorio e che vuole garantire la continuità delle tradizioni. 

Le viti maritate sono di origini etrusche, poi Osca. Plinio il vecchio dava testimonianza della viticoltura campana dell’epoca, con viti maritate a pioppi, anche altissime soprattutto ad Aversa. Differenzia l’arbustum Italicum, dove le viti salgono su singolo albero, dall’arbustum gallicum, dove i tralci delle viti passano da un albero all’altro dando vita a dei filari. Ricordiamo che Plinio era anche un produttore di vino. 

Si narra dell’Asprinio come il vino autoctono più antico della Campania, allevato secondo la tecnica etrusca delle viti maritate ( diversamente dai Greci che coltivavano la vite ad alberello, gli etruschi sfruttavano la pianta arrampicante della Vitis vinifera appoggiandola agli alberi, che fungevano da sostegno naturale), componente della famiglia del Pinot bianco fu introdotto in Italia e ad Aversa, anticamente chiamata Liburia nel 1500 durante la dominazione francese per ottenere un bianco spumantizzato, che richiamasse lo champagne. 

Viti antiche che formano filari con alte barriere verdi piene di grappoli d’uva asprinia. La vendemmia avviene con lunghe scale dette scalillo; protagonista della raccolta dell’uva asprinia è una corba ( cesto) in castagno con la punta a cuspide detto dalla popolazione locale fescina, il vignaiolo che si arrampica sul Vitigno pone i grappoli d’uva nella corba ed una volta piena la fa scivolare giù attraverso delle corde saliscendi. 

Fonti storiche fanno risalire l’origine delle viti maritate alla dominazione degli Angioini del Regno di Napoli, Secondo cui sarebbe stato Roberto d’Angiò a chiedere al cantiniere Louis Pierrefeu di scegliere un luogo nella campagna napoletana per piantare un vigneto per produrre uno spumante per la corte Angioina. Pierrefeu scelse un territorio tufaceo di origine vulcanica dell’agro Aversano ed un vitigno lontano parente dei Pinot. 

Il vino bianco Asprinio, profuma appena e sa quasi di limone, ma è di secchezza totale . 

Vi posso raccontare che hanno una linea di tre vini più uno spumante che ho Degustato insieme ai produttori e che adesso vi racconto. 

Il vino assaggiato è : 

– ” Corba Antica” il primo nato dell’azienda. Vino Asprinio 2019 da viti maritate. 

È un vino bianco fermo ricavato dall’uva asprinia delle viti maritate. Si presenta alla vista con un colore giallo paglierino con riflessi verdi. All’olfatto esprime le caratteristiche tipiche dell’Asprinio, un bianco fresco con note erbacee. Al gusto risulta secco, fresco, minerale, con spiccata acidità, con note agrumate, e leggermente mandorlate. Ma ben equilibrato. 

Si consiglia di abbinarlo con piatti a base di pesce, con le fritture di mare, coi crostacei. Adatto per essere accostato anche con la mozzarella di bufala, prosciutto e la pizza. 

Corba Antica, ha una gradazione di 11% vol. e va servito tra i 7 e i 19° C. In etichetta è rappresentata la scala a pioli per le alberate di Asprinio, adatte alla raccolta dell’uva che viene immessa nella corba. Ne restano disponibili solo 500 bottiglie. 

– ” Carolí” Asprinio Spumante Brut

Ovviamente è un omaggio rivolto a Maria Carolina d’Asburgo. È un vino bianco Asprinio spumantizzato. Un vitigno l’Asprinio che si presta ad essere spumantizzato grazie al terreno vulcanico, che lo rende unico al mondo. Allo sguardo risulta trasparente. Ha un perlage fine, con numerose bollicine persistenti. All’olfatto presenta note di frutta fresca matura, frutta bianca ed è poco profumato. Ma al gusto lo troviamo fresco, sapido e beverino e leggermente pungente. Piacevole . 

Lo si consiglia come aperitivo o con antipasti e fritti di mare. Si presenta con una gradazione di 12,5 ° C. Va servito tra i 6 e gli 8 ° C . 

Ne sono disponibili 100 bottiglie. 

– ” Parthé” Falanghina IGP 

L’etichetta e il nome ci dicono che è dedicato alla Sirena Partenope, come vino campano e partenopeo. Un vino versatile che rappresenta il territorio. Questa 2019 ci dice che alla vista è di un colore giallo paglierino. All’olfatto rilascia una spiccata mineralità, note di frutta bianca fresca, di ananas, mela, banana, bergamotto. Al gusto risulta fresco, sapido, di media alcolicità. 

Si consiglia come aperitivo, ma anche con Antipasti, secondi di pesce, zuppe di legumi, riso, carni bianche e formaggi. Potremmo azzardare un’esperimento accostandolo alla pastiera napoletana . 

Ha un grado alcolico di 12,5° C e va servito tra i 7 e i 10 ° C . 

Sono disponibili 100 bottiglie. 

Infine ho degustato un : 

– ” Batacalá” Aglianico 2018 

Un aglianico che si presenta con un colore rosso rubino. 

All’olfatto ha Profumi che si devono ancora evolvere di frutti rossi. 

Al gusto risulta tannico, intenso, corposo, con note di amarena, ciliegia, more con arricchimento di note speziate. 

Lo si consiglia con piatti di carne. Ideale con i brasati e cacciagione. Va ad esaltare il gusto dei formaggi stagionati e leggermente piccanti come il caciocavallo, e con lasagne al ragù. 

L’ Aglianico va sempre bevuto tra i 18 e i 20° C . 

Ne sono disponibili 100 bottiglie.