Veronica Costantino, calabrese di origine, ma con un passato a Roma dove ha vissuto per 12 anni, proprio nella capitale si è avvicinata al mondo del bar. Dopo 3 anni di esperienza in un bar caffetteria decide di seguire un corso che le ha permesso di affacciarsi al mondo della mixology. Dopo altre esperienze in locali e pub ha iniziato a disputare gare di mixology e acquisendo più nozioni.

È stata capo barman in due strutture romane e ora mi trovo da 8 mesi a gestire il bancone di Gunè un nuovo progetto fiorentino.

Miscelare per lei è passione, ama creare drink secchi e profumato con una texture morbida, anche se spesso si trova a costruire drink in base ai gusti dei clienti che ha di fronte.

 

michelin chefs, spoon,peter brunel, martino dini

Ciao Veronica ci racconti come ti sei avvicinato al mondo della mixology?

Mi sono avvicinata al mondo della miscelazione 7 anni fa dopo aver avuto l’opportunità di lavorare in un bar caffetteria, ho capito che volevo qualcosa in più e da lì mi sono spinta a fare dei corsi, provare sul campo e via dicendo. 

Ci racconti le tue esperienze passate e cosa ti hanno lasciato?

Le mie esperienze partono un pò come tutti tra discoteche e catering ma quello che volevo non era solo preparare cocktail ma lasciare un segno qualcosa di mio e quindi ho cominciato ad avere l’opportunità di lavorare dietro banconi di cocktail bar romani fino ad avere l’opportunità di diventare capo barman in due strutture romane e attualmente a gestire il bancone bar del Gunè a Firenze. Esperienze che comunque ti formano e ti fanno capire che non bisogna mai fermarsi. 

michelin chefs, spoon,peter brunel, martino dini

Ora sei bartender presso Gunè, ci racconti qualcosa in più?

Si da 8 mesi a questa parte gestisco il bancone di Gunè in tutto e per tutto, da quello che può essere la linea della bottiglieria agli ordini e alla creazione dello stesso menù. Gunè è un progetto innovativo nata da un’idea di Nicola Langone che tende a valorizzare la figura della donna in sè e a mantenere le tradizioni lucane e toscane mixandole in una chiave moderna con abbinamento cocktail dedicati. 

Cosa pensi del bartending di oggi e come pensi cambierà nell’immediato futuro?

Del bartending di oggi penso che ci si sta evolvendo sempre di più, bisogna stare al passo perché sta nascendo sempre di più la curiosità di saper bere e quindi abbiamo al bancone sempre più richiesta di cocktail particolari. Diciamo che miscelare è una sorta di cucina liquida, il bello è sapersi spingere oltre senza andare a sovrastare quello che è la struttura del cocktail in sè. 

michelin chefs, spoon,peter brunel, martino dini

Quale tecnica di miscelazione preferisci?

Non ho una tecnica che preferisco di più rispetto ad un’altra credo che ogni tecnica sia unica per la realizzazione di un proprio drink. Credo solo che bisogna stupire e creare curiosità negli occhi di chi ci sta osservando. 

Ma quanto spazio ha la creatività?

La creatività in questo lavoro gioca la parte più importante. Grazie alla creatività si riesce ad andare un pò oltre a quella che è la concezione classica di un drink, si possono fare infusioni, spume, affumicazioni qualsiasi cosa che rende personalizzabile un drink . 

E il distillato che preferisci miscelare?

Adoro il Campari, il gin e il whisky.

Qual è il cocktail che preferisci bere e quello che preferisci realizzare?

Adoro bere l’americano ma anche un buon Martini e perché no un old Fashioned. 

Non ho un drink in sè per se che adoro miscelare rispetto ad un altro diciamo che ogni drink mi regala sempre un emozione. 

A tuo parere, cosa non può mancare in un bar, a livello di servizio, di attenzione?

Nel bar non deve assolutamente mai mancare, oltre al servizio, alla tecnica e al buon prodotto il sorriso e la comunicazione sono questi a parer mio le chiavi vincenti per un bel biglietto da visita. 

Progetti per il futuro?

Diciamo che nel momento in cui ci troviamo i progetti si sono un pò accantonati. Spero che si possa tornare al più presto alla normalità e continuare a collaborare con Gunè, per il resto si vedrà.