Simone Finetti è  nato a Lugo di Romagna nel 1989, con un’insana passione per la cucina, latente fino ai quattro anni, quando nonna Albertina glii mette in mano mattarello e farina insegnandogli l’arte delle tagliatelle. Dopo la scuola alberghiera,  continua a cucinare in ristoranti, sagre, eventi per innata passione: alla fine delle scuole superiori lavoro come cuoco a tempo perso in un ristorante della zona. In seguito ad una delusione sentimentale, conoscendo la sua passione per la cucina, un amico storico lo iscrive alla quarta edizione del programma televisivo Masterchef. Il programma dà una svolta improvvisa alla sua vita, proiettandolo nel mondo della cucina e televisivo.

Ero un bambino particolarmente vivace e mia nonna per farmi passare il tempo mi dava in mano mattarello e farina e cosi iniziavo a fare i miei impasti, che naturalmente erano dei paciughi! Da lì è nato tutto.

Intorno ai quattordici anni non avevo le idee chiarissime. La prospettiva di studiare in una scuola alberghiera non mi entusiasmava, pensando di dover rinunciare poi ai weekend, alle feste. Così ho deciso di seguire le orme di mio padre e lavorare come elettricista.

Sei arrivato a Masterchef per caso grazie ad un’amico, lo stai ancora ringraziando?

Si infatti, un mio amico mi ha fatto una sorpresa, quando ho ricevuto la conferma dalla redazione stavo lavorando come elettricista, inoltre in quel periodo ero uscito da poco da una relazione e quindi era una bella boccata di ossigeno per me. 

Che esperienza è stata Mastechef e quale episodio porti nel cuore?

Masterchef è un’opportunità ma credo che sia stato solo il primo passo verso un mestiere così complicato. Un mio amico mi ha iscritto in un periodo difficile per me.

C’è un ricordo bellissimo che purtroppo non si è visto perchè era fuori onda. Si tratta di un momento durante l’esterna alla settimana della moda. Ho capitanato la squadra e abbiamo vinto la gara. Inizialmente Cracco mi valutava un pivello ma dopo quell’esperienza mi ha fatto i complimenti per il mio carattere. É stato davvero un bel momento.

Dopo Masetrchef hai firmato un contratto con Voiello per la realizzazione di Master of Pasta e frequentato la scuola di alta cucina Alma, che ti rimane di quel periodo?

Beh condurre Master of Pasta mi è piaciuto molto anzi moltissimo, anche perché rivedevo tutti gli anni Umberto il regista, De Andrea, i cameraman, gli autori e tutto lo staff…purtroppo è finito il contratto e come testimonial hanno preso un certo Cannavacciuolo mah ahahahah hahahah ahahahah sinceramente non so se lo facciano quest’anno master of Pasta, lo chiedo a voi….!

Fare un esperienza formativa la ritenevo la scelta migliore per uno come me che non aveva una formazione specifica. Dopo ho deciso di iniziare a studiare perchè ritengo che non si possa fare a meno di approfondire, di imparare. Cosi ho iniziato a frequentare La scuola di Alta Cucina Alma che è una tra le migliori accademie del mondo, per una persona che ama la cucina è il paradiso, ma per gli indecisi beh un po’ meno….Gli Chef docenti sono preparatissimi, sono rigidi e severi soprattutto i primi tempi che servono per “mettere in riga” le giovani leve. Si imparano tecniche, ordine e rigore. Sicuramente, una delle esperienze più formative e più belle della mia vita!

Ho iniziato uno straordinario percorso di studi e ho fatto tanta pratica con l’obiettivo di diventare un vero professionista. Ho avuto la fortuna di essere l’ultimo allievo di Giacinto Rossetti, con il quale collaboro, il primo ad aggiudicarsi 3 stelle Michelin.

Ma io tuo vero mentore è stato Giacinto Rossetti (tre stelle Michelin) anima del ristorante Trigabolo, cosa hai imparato e cosa ti ha trasmesso?

Con Giacinto ho capito che dietro ad un piatto non c’è solamente un grande cuoco, ma che il cuoco è l’ultimo anello di una catena. Dietro al piatto c’è il sacrificio di un artigiano, di un contadino, ma c’è anche passione e un mondo incredibile da raccontare. Credo che il vero obiettivo di un cuoco non debba essere l’esaltazione del proprio ego per la creazione di un piatto, perché il cuoco deve esaltare l’eno-gastronomia e i prodotti, soprattutto quelli italiani.

Giacinto, inoltre, mi ha insegnato che quando padroneggi una tecnica devi riuscire ad avere una mente così aperta da continuare a ricercare ed essere curioso, senza mai sentirti arrivato. Un cuoco deve continuare ad essere curioso e amare quello che fa, riscoprendo ogni giorno i prodotti. Il bello della natura è proprio che nulla è mai uguale.

Com’è stato ritornare a MasterChef nella versione All Stars Italia? che esperienza è stata?

Come sempre un esperienza incredibile, eravamo 16 persone che “macinano” cucina, con teste diverse e filosofie diverse, per forza dovevo fare del mio meglio per poter arrivare all’ultima puntata. Fare 1 mese a Mastechef impari veramente tantissimo, hai una crescita esponenziale. Un consiglio ai ragazzi della prossima edizione: Ascoltate i giudici ed i suggerimenti che vi danno, ma soprattutto ascoltate voi stessi e mettete nel piatto i profumi ed i ricordi di una vita, le spume, le aree non servono ad un ….”.

In finale che menù hai presentato?

In finale ho presentato un menù che avesse un bilanciamento tra i quattro gusti: l’amaro, il dolce, l’acido e il salato. Sono partito con un antipasto che rappresentasse la parte acida giocando con ingredienti come la bufala, il passion fruit il gambero rosso, ho iniziato con questo piatto “acido”, perchè l’acidità stimola la salivazione e quindi stimola l’appetenza, poi sono passato alla parte amara che anche essa stimola la salivazione per poi concludere con la parte sapida, dei cappelletti per i quali ho ricevuto i complimenti di Bruno Barbieri che ha affermato che erano i migliori presentati a Masterchef. Anche in questo caso mi sono venuti i lacrimoni ed addirittura chiesto la ricetta. Come secondo ho presentato un piatto che rappresentasse il “dolce”, cioè una triglia con Scaloppe di fois gras e fichi sciroppati, che devo dire ha riscosso un buon riscontro dai giudici

Cos’è che secondo te non ha funzionato?

Il piatto che un po’ mi ha segato le gambe è stato il bignè che non ho fritto ma ho cucinato al forno, questo come mi ha anche confermato Barbieri.

Prima di iniziare chi era il concorrente che temevi di più e perché?

La verità e che non conoscevo bene il percorso degli altri concorrenti, principalmente pensavo più a far bene io e mi concentravo su quello che dovevo fare                                                                       

Che impressione hai avuto del nuovo giudice Giorgio Locatelli?

Giorgio è eccezionale come giudice e come persona, mi ha parlato delle sue esperienze in Francia dove ha fatto una grandissima gavetta. Mi ha colpito molto una sua frase che ha ripetuto anche nel sul speciale su Sky, parlando degli chef francesi ha detto: ”io da grande non voglio essere come loro, se io devo far cucina trattando le persone in questo modo, voglio smettere di far cucina, io voglio far cucina con il sorriso”.

Quali sono gli altri progetti per il futuro?

Ci vorrebbe una settimana di tempo per elencarli tutti! A marzo uscirà il mio libro dal titolo Heroes e una trasmissione tv che stiamo già montando. Heroes perché penso che oggi sia importante raccontare alle nuove generazioni, che l’obiettivo è esaltare l’eroe moderno e le meraviglie del nostro paese. Vado alla scoperta degli eroi, eroi inconsapevoli che lavorano in cucina ore e ore. Ti faccio un esempio: pensa alla cozza. Vale poco, ma dietro una cozza c’è un pescatore che esce di notte e va a pescare per ore. Oggi voglio raccontare le storie di eroi come contadini e pescatori, persone che hanno realtà meravigliose da raccontare, persone che seguono un obiettivo. Purtroppo le persone oggi credono che lo spinacio sia un cubetto surgelato nel freezer, ma dietro ad uno spinacio c’è un mondo. Il mio compito è raccontare tutto questo e tutte queste storie splendide. Ho avuto la fortuna di conoscere molti contadini, gli eroi moderni, che fanno piatti divini. Quando facciamo la spesa dobbiamo spendere un po’ più di tempo a leggere le etichette, comprando cibi di stagione e della nostra terra, così salviamo la nostra eno-gastronomia. Io vorrei sensibilizzare e tentare di restituire un po’ di sano patriottismo a tutti.