Funghi Espresso è la nuova startup che nasce dall’idea di Antonio di Giovanni e Vincenzo Sangiovanni che parte dall’idea che riuso di materiali di scarto sono una risorsa che può essere al centro di un’economia circolare un vero e proprio stile di vita.

l progetto è nato come caso di studio sul riutilizzo del fondo di caffè in agricoltura, nel marzo 2014 viene inaugurata la prima sede produttiva grazie all’investimento di 30mila euro dell’imprenditore giapponese Tomohiro Sato, appassionato della strategia Rifiuti Zero basata sulla teoria Blue Economy di Gunter Pauli, nella quale gli scarti di un ciclo produttivo sono riutilizzati in altri cicli produttivi: «Ritiriamo gratuitamente gli scarti del caffè dai locali della zona e li usiamo come substrato per i funghi Pleurotus, che crescono in soli venti giorni».

L’Italia è al quinto posto in Europa per consumo di caffè, pari a quasi 6 chili all’anno pro capite e sono presenti 110mila bar in grado di produrre ogni anno 300mila tonnellate di scarti. “Solo nell’unità produttiva di Capannori ne recuperiamo 2,5 t/mese, risparmiando i costi per la gestione, inquinando meno per il trasporto e coltivandoli con metodi naturali a impatto zero sull’ambiente. Il fondo di caffè non ha nemmeno bisogno di essere pastorizzato, con un notevole risparmio di energia. Inoltre stiamo pensando di far avere un vantaggio economico ai bar attraverso uno sconto in bolletta” ci racconta Antonio. E non esistono rifiuti, perché il substrato rimanente dalla coltivazione diventa un ottimo concime organico per l’agricoltura, chiudendo così il ciclo del caffè.

Nasce così anche “Urban Farming”, rendendo possibile all’interno della città la produzione agricola a chilometro. Attraverso una campagna di crowfunding su Eppela Funghi Espresso ha iniziato una raccolta da destinare alla progettazione e alla realizzazione del primo prototipo di container urbano, capace di avviare un’economia circolare e rendere sempre più esportabile il suo modello.

Antonio afferma che: ”Abbiamo capito che il vero potenziale del progetto non è la vendita dei funghi, ma la divulgazione dell’idea. Il container ci consente di standardizzare il modello ed esportarlo in contesti urbani”

Vedremo se presto riuscire a fare un risotto ai funghi a cm 0!!!!