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p style=”text-align: justify;”>Piccolo Birrificio Napoletano nasce a marzo del 2017 dalla collaborazione di un gruppo di amici, ci raccontate qualcosa in più?

Volevamo creare “un’azienda” che avesse al suo interno tutte le risorse di cui un Birrificio ha bisogno, puntiamo in alto, il nostro è un progetto ambizioso: diventare la birra – artigianale – rappresentativa di Napoli. 

Siamo 5 persone, orgogliosamente campane, ognuna con sfere di competenza differenti ed ognuna apporta la propria professionalità all’interno dell’azienda. C’è Ferdinando Lonardo che è il birraio, Fabrizio Ferretti e Noemi Criscuolo sono i publican, e poi ci sono Danilo Girasole – che si occupa della parte creativa – e Luigi Marone per la gestione e l’amministrazione societaria. Cinque competenze e caratteri diversi, uniti per un unico obiettivo.

Il vostro obiettivo è “convertire quanti più bevitori possibili al mondo artigianale” come pensate di farlo?

I nostri prodotti hanno un unico comune denominatore, la facilità di bevuta. Aggiungici un pizzico di consapevolezza e il bevitore non torna più indietro. Quando si rende conto che spesso ha bevuto birra che sa di “ferro” e “sangue” inizia a voler bere meglio. E intanto sta ordinando la terza IPA 🙂

Le prime produzioni del PBN sono Pilsner, IPA, Tripel, Dubbel ce le potete descrivere? 

In realtá le prime produzioni sono state usate come anche come test, abbiamo avuto la possibilità di ascoltare i feedback della clientela, degli addetti ai lavori, degli appassionati e abbiamo modificato le ricette anche in base a questo. Così sono nate la Gaiola (Pilsner), la Munaciello (Tripel), la Dracula (Dubbel) e la Capuzzella (IPA).

birra_gaiolaLa Gaiola, la prima ad uscire sul mercato, è la nostra Pilsner. L’idea era quella di abbattere il muro del “dammi una chiara” proponendo una birra leggera, fresca ma con una personalità ben definita. È una birra leggermente amara, come vuole lo stile, e questo invoglia la bevuta continua. È la classica birra con cui passarci le ore. 

A fine Ottobre dello scorso anno, invece, abbiamo presentato Munaciello e Dracula, rispettivamente tripel e dubbel, che rispecchiano il mondo belga senza finire nella pesante dolcezza che spesso caratterizza l’interpretazione di questi stili. In Campania abbiamo avuto anni – ’90 e 2000 – dove la birra belga ha avuto il suo boom, questo ha portato molte persone ad abituarsi ad una bevuta di birra molto dolce, con queste due birre vogliamo invece riportare il palato delle persone verso gusti più delicati ed equilibrati.

State proponendo nuovi prodotti, raccontateci qualcosa sulle vostre novità?

birra_capuzzellaL’ultimo passo, è stato il lancio della Capuzzella, la nostra IPA. 

Quali sono i vostri canali di vendita?

Per adesso vendiamo direttamente, abbiamo agenti sul territorio, e riusciamo in questo modo ad avere un rapporto più diretto con il cliente. Spesso organizziamo la formazione di tutto lo staff dei locali in cui c’è il nostro prodotto, in modo da far crescere la consapevolezza a partire da chi il prodotto lo propone.

Purtroppo peró nella nostra realtà, e al sud principalmente, molti locali hanno impianti in comodato ed un contratto in esclusiva con i distributori, che chiaramente fanno il bello ed il cattivo tempo obbligando, molto spesso, i locali a trattare prodotti di bassa qualità pagati come oro. È un sistema perverso che per fortuna si sta piano piano sgretolando anche da noi, dove sempre più persone stanno decidendo di investire in impianti di proprietà.

Il logo è molto accattivante e vi permette di avere una forte identità, come nasce?

Logo_piccolo_birrificio_napoletanoNasce dalla voglia di voler “raccontare” Napoli, la città in cui operiamo e viviamo, senza necessariamente dover posizionare in etichetta la sagoma del Vesuvio, una sirena o le classiche icone che spesso si affiancano a qualunque prodotto “made in Naples”. E questo non vale solo per il marchio, ma per tutto quello che gira attorno al Birrificio.

Vogliamo catapultare chi ci osserva in un racconto alternativo di Partenope, non banale: Napoli c’è, ma non si vede! 

C’è il taglio in etichetta che – per noi – rappresenta “Spaccanapoli”, la strada simbolo di questa città. Ma è anche un taglio che rappresenta un “sopra” ed un “sotto”, che simbolicamente ci riporta alla struttura cittadina, fatta di una città sulla città, ma anche la schiuma (sopra) e la birra (sotto). 

C’è un racconto a 360° che coinvolge le leggende ed i luoghi misteriosi di cui questa città è ricca. Si dice che a Napoli ci sia la tomba del “conte Dracula” e che “Gaiola” sia un posto maledetto, sono cose interessanti ed affascinanti, e ci piace poterle portare anche oltre il confine cittadino e regionale.

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p style=”text-align: justify;”>Come selezionate i luppoli che utilizzate nel processo di produzione?

Scegliamo i luppoli in base alle proprietà amaricanti ed aromatiche che possono apportare alla birra, anche in relazione ai lieviti e malti utilizzati in ogni singola ricetta. Studiamo le loro proprietà e cerchiamo di selezionare quello che crediamo sia il luppolo più corretto per il tipo di gusto che vogliamo ottenere.

Ci descrivete il processo di produzione?

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p style=”text-align: justify;”>Il processo di produzione della birra è semplice quanto complesso. Si parte dall’orzo maltato che viene macinato e poi gettato in una vasca d’acciaio piena d’acqua. 
Li resta per oltre un’ora a temperature intorno agli 80 gradi, in modo da permettere agli zuccheri dell’orzo di sciogliersi nell’acqua. 
Successivamente viene trasferita la parte liquida in una seconda vasca dove la temperatura viene portata ad ebollizione. 

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p style=”text-align: justify;”>In questa fase vengono aggiunti i luppoli, in due momenti diversi. 
Dopo circa 1h e 30 (i tempi poi dipendono dalle singole ricette) viene trasferito tutto in un grosso Silos (Il Fermentatore). 
Viene aggiunto il lievito e inizia la magia della fermentazione. 

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p style=”text-align: justify;”>I lieviti mangiano gli zuccheri producendo alcool, co2 e molti dei sapori che si trovano poi nel bicchiere. 
A quel punto non resta che aspettare, ma non 300 ore come dice la pubblicità, ci vuole molto di più per fare una birra buona
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Siete napoletani, a quale piatto dello street food si abbina meglio la birra e perché?

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p style=”text-align: justify;”>Tutti, per ogni street food c’è la birra ideale. Con la Gaiola la pizza a portafoglio è sempre l’abbinamento che preferiamo. 
Ultimamente abbiamo provato anche un “Timballo” di pasta e “Munaciello”, buonissimo!

Quali sono i vostri prossimi passi?

Abbiamo in mente tante cose, tante ricette ed iniziative, ma – per adesso – ci stiamo concentrando sull’ottimizzazione dei processi di produzione e sulla definizione di una rete di distribuzione più ampia. Fatto questo, abbiamo intenzione di divertirci un po’ di più!

Luigi Cristiani

Laureato in Economia, ha poi conseguito un MBA presso lo Stoà. Lavora in Enel Green Power dove si occupa di pianificazione e controllo . Dal 2010 scrive su diversi blog di economia e finanza (Il Denaro,...

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