Yari Sità è un giovane Chef appassionato di arte, i suoi piatti sono un connubio tra la cucina asiatica e quella spagnola. L’unione di queste due culture gastronomiche tanto diverse, sono rappresentative per definire la sua idea di cucina, che vede protagonista “l’arte”.

Quando è iniziato il tuo amore per la cucina?

Sono nato in una famiglia meridionale in cui le mie nonne avevano sempre le mani tra i fornelli, fin da piccolo ho mostrato un particolare interesse verso la cucina, ricordo che quando mamma cucinava mi offrivo sempre per aiutarla, anche se dovevo semplicemente lavare i piatti. Crescendo ho coltivato questa mia passione, facendola diventare poi un lavoro. Tutti credono che abbia fatto l’alberghiero, invece, essendo un appassionato di arte ho frequentato il liceo artistico. Questo percorso mi ha aiutato a definire concretamente la mia idea di cucina. All’età di 16 anni mia madre aprì un agriturismo e subito mi inserii per darle un aiuto. Ad un punto della mia vita nutrii l’esigenza di scoprire il mondo, così con soli 400 € in tasca mi trasferii in America, iniziando a lavorare in vari ristoranti come Sous-Chef, prestando servizio soprattutto in molti locali asiatici. Dopo sono stato un anno in Spagna e attualmente i miei piatti sono un mix tra la gastronomia spagnola e quella asiatica.

L’esigenza di lasciare la ristorazione standard e lavorare solo sulla creazione, com’è nata?

Dopo aver appreso le tecniche basi dell’arte culinaria, era arrivato il momento di costruire un mio profilo. La cucina deve rappresentare noi stessi, essendo io un creativo e appassionato di arte, ho unito questa mia passione a ciò che mi ha sempre stimolato. Quando creo sono felice, quando cucino mi sento appagato e riportare l’arte nei piatti mi rende libero.

Qual è il lavoro che si cela dietro i tuoi piatti?

Tutto dipende da ciò che si vuole creare e perché. Per un piatto speciale mi lascio trasportare dal mio istinto, riportando i miei stati d’animo. Se decido, invece, di proporre un nuovo menù, allora attuo uno studio a tavolino. Io realizzo piatti nuovi ogni giorno, variando settimana in settimana. Ovviamente, se c’è un piatto che ha avuto maggiormente successo, non lo tolgo dal menù, ma lo ripropongo, mutandogli aspetto e non alterando il gusto.

Quali sono gli ingredienti che prediligi?

Negli ultimi anni ho cambiato la mia alimentazione dando più spazio ai vegetali, mangio in base a come svolgo le mie giornate. Attualmente sto prediligendo le verdure di stagione che inserisco nei miei piatti attraverso un approccio mentale, sviluppato dalla cucina asiatica.

Qual è il target a cui ti rivolgi?

Il target si concentra tra le donne di 35/ 40 anni, non mancano le sessantenni e i giovani appassionati di novità e aperti a scoprire nuovi percorsi culinari.

Per provare le tue specialità, dove possiamo raggiungerti?

Attualmente mi sto lanciando in una nuova avventura, a brevissimo aprirò un ristorante al centro della città di Torino. Delle persone hanno voluto investire su di me, questa è la mia occasione per essere messo in luce. Per il momento non posso svelarti altro.

Concludo semplicemente dicendo:

“Un cuoco senza creazione è come un pittore senza pennello”