Cosa c’entra il lavoro con la pasta e fagioli e con il food, forse vi state domandando? Sono certo che quando avrete letto fino in fondo l’articolo del mio amico Vincenzo Moretti troverete la risposta!

Vale per il caffè e  vale anche per la pasta e fagioli, che come piace a me ci vogliono la pasta mista, i fagioli borlotti secchi, un po’ di passata di pomodoro, l’aglio, la cipolla e il sedano, peperoncino, prosciutto, olio extra vergine di oliva e sale quanto basta.

Ma sì, pensiamoci assieme un attimo: cos’è che dà senso al fatto che mettiamo assieme tutti questi ingredienti o anche altri, a seconda di come ci piace?; e al tempo e al lavoro che ci vuole per preparare la nostra pasta e fagioli?; e all’acqua e al gas che utilizziamo – e paghiamo – per cucinarla?; e alla fatica che facciamo per lavare i fornelli, la pentola, i piatti, le stoviglie, i bicchieri che utilizziamo?; e ai soldi che spendiamo per il detersivo con cui laviamo tutte queste cose? 
Come dite? Con questo caldo non avete voglia di applicarvi per capire dove voglio arrivare? Non c’è problema, vuol dire che ve lo dico io: l’unica scelta vincente è cercare di cucinare la migliore pasta e fagioli del mondo.
Come dite? Che noi che tutto il giorno corriamo di qua e di là per fare quello che dovete fare non abbiamo nessuna possibilità di competere con i cuochi di professione, con chi cucina per diletto, con chi ha più tempo per fare le cose? Rispondo che non sono d’accordo e aggiungo che non mi sono spiegato, nel senso che quando parlo di cucinare la migliore pasta e fagioli del mondo non mi riferisco al risultato ma all’approccio, al modo di pensare e di fare le cose, che quando c’è quello poi con il tempo il resto arriva. Si, la mia ricetta si chiama #Lavorobenfatto (http://vincenzomoretti.nova100.ilsole24ore.com/). Fare bene le cose perché è così che si fa. Pigliare il lavoro di faccia, come diceva mio padre. Fare bene anche la parte delle cose che non si vede, come diceva il papà di Steve Jobs. Perché «l’ignorante non si vede dal lavoro che fa ma da come lo fa», come dice Nuto ad Anguilla ne La luna e falò di Cesare Pavese.


Sapete cosa ripete spesso un mio amico cuoco?

“Per cucinare degli ottimi spaghetti con il polpo ci vuole più o meno il tempo che ci vuole per farli una schifezza.”

E io aggiungo che questo discorso qua non vale mica solo per il caffè, per la pasta e fagioli o gli spaghetti con il polpo, vale per tutto, per ogni azione, per ogni lavoro, per ogni cosa che si fa.
Perché mica non la vediamo la differenza quando in un ospedale troviamo un medico o un infermiere preparato e gentile e quando invece no. E quando l’impiegata delle poste ci sorride ed è veloce nello sbrigare le pratiche? E quando la maestra dei nostri figli è brava? E quando l’idraulico che ci mette a posto la lavatrice fa un lavoro a regola d’arte? E quando lo studente si comporta come tale e non da cacciatore di crediti?
Dice ma tu fai solo esempi di piccole cose. Innanzitutto queste cose qui non sono affatto piccole, e comunque vale lo stesso per l’architetto che ha progettato l’Harbour Bridge a Sydney e per quello del Centro Direzionale di Tokyo, per il pilota dell’aereo e  l’ingegnere capo della Ferrari, che quando le cose non le fai bene poi crollano pezzi di autostrade, intere città vengono devastate da terremoti forti meno della metà di quelli che avvengono da altre parti senza che i palazzi vadano giù e così via discorrendo.
Quello che intendo dire insomma è che se davvero vogliamo tirare fuori l’Italia dalla crisi non possiamo fare a meno del #lavorobenfatto, della qualità, del rispetto del lavoro e di chi lavora. Ebbene si, la mia ricetta è questa: ognuno fa bene quello che deve fare e tutti vivono meglio.
 Per questo vado in giro raccontando che bisogna dare più valore al lavoro e meno valore ai soldi, dare più valore a ciò che sappiamo e sappiamo fare e meno valore a ciò che abbiamo. 
Io dico che se ripartiamo dal #lavorobenfatto in un Paese come il nostro così ricco di bellezza ce la possiamo fare. E voi che dite, vi va di partecipare a questo gioco? 
Stiamo cercando di mettere su la comunità del #lavorobenfatto (http://vincenzomoretti.nova100.ilsole24ore.com/2015/06/11/la-comunita-del-lavorobenfatto/). Se venite anche voi siamo troppo contenti.
Buona partecipazione.

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Vincenzo Moretti, sociologo. Dirige la sezione società, culture e innovazione alla Fondazione Giuseppe Di Vittorio. E’ stato professore a contratto di Sociologia Industriale (2003-2004) e di Sociologia dell’Organizzazione (dal 2005-2006 al 2011-2012) presso l’Università degli Studi di Salerno. Si è occupato delle attività di disseminazione dei risultati e dell’analisi delle possibili ricadute socio-economiche di progetti di ricerca in campo energetico nell’ambito del progetto ICT based Intelligent management of Integrated RES for the Smart Grid optimal operation – I3RES. Scrive attualmente per Nòva Il Sole 24 Ore, Rassegna Sindacale, Resto al Sud, Che Futuro. Suoi articoli e paper sono stati pubblicati tra gli altri da Egea, Alinea, Il Sole 24 ore, Technology Review, Politica ed Economia, La Stampa.it, l’Unità, Nord e Sud, Qrs, Rassegna Sindacale, Nòva Review, NòvaLab Il Sole 24 Ore, Cilea. E’ ideatore e autore di #lavorobenfatto, la narrazione dell’Italia che dà valore al lavoro; La notte del lavoro narrato, attività di narrazione partecipata intorno al lavoro e al suo valore; WEST4, format per la promozione e la valorizzazione delle periferie italiane; Le vie del lavoro, attività di narrazione e inchiesta partecipata. Testa, Mani e Cuore, la mia prima raccolta di racconti, è nelle principali librerie italiane dal Marzo 2013.Per saperne di più | More