Quando la cozza diventa racconto di territorio

Dal mare al piatto, la celebrazione dell’identità gastronomica flegrea

Il 12 e 13 luglio scorsi, il porto di Baia si è trasformato in un grande palcoscenico enogastronomico, culturale e identitario grazie alla seconda edizione del Mytilus Fest. Un festival che ha messo al centro l’oro nero del mare flegreo, la cozza bacolese, trasformandola da semplice frutto di mare a simbolo di resilienza, cultura e creatività culinaria.

In un territorio come Bacoli, dove storia antica, paesaggi mozzafiato e tradizioni marinare si fondono in modo naturale, la cozza diventa elemento di racconto collettivo. Il Mytilus Fest non è stato solo un evento, ma una vera e propria dichiarazione d’amore per il proprio territorio — e a parlare più di tutti sono stati i piatti.

La cozza bacolese: anima e simbolo di una comunità

Quella bacolese non è una cozza qualunque. È il frutto di un ecosistema unico e del lavoro instancabile di famiglie che, da generazioni, si dedicano alla mitilicoltura con dedizione e sacrificio. Bacoli rappresenta oggi oltre l’80% della produzione campana di mitili, un primato che non è solo quantitativo ma soprattutto qualitativo.

Come ha ricordato il Sindaco Josi Gerardo Della Ragione, il Mytilus Fest è molto più di un evento gastronomico: è un’occasione per ribadire l’identità marinara della città, promuovere l’economia blu e affermare una visione di sviluppo sostenibile e condivisa. «È il nostro oro nero. E vogliamo valorizzarlo sempre di più», ha affermato, annunciando la nascita di un Piano dei Chioschi, con 11 strutture dedicate alla vendita dei mitili in tutta Bacoli. Una rivoluzione per la mitilicoltura locale.

E proprio per raccontare questo patrimonio, il festival ha scelto la strada più potente: quella del gusto.


Il Villaggio del Gusto: quando la cucina incontra il territorio

Cuore pulsante della manifestazione è stato il Villaggio del Gusto, un itinerario di sapori allestito lungo il porto di Baia dove chef, pizzaioli e pasticcieri hanno dato vita a un racconto collettivo attraverso il cibo. La protagonista? Ovviamente lei, la cozza bacolese, declinata in forme sorprendenti, inedite, talvolta audaci, sempre profondamente legate alla matrice flegrea.

Ogni proposta ha rappresentato un frammento di territorio, una finestra su Bacoli e i Campi Flegrei, tra sapori della terra, profumi del mare e tecniche di cucina contemporanee.

I piatti: identità, creatività, eccellenza

Riccio il locale posizionato ad un metro dalla sua sede ha proposto le cozze alla brace, piatto saporito e variante stagionale della tecnica collaudata di Agostino Alboretto nella cucina presente in guida Micheline

Hosteria Bugiarda ha proposto un piatto raffinato ed evocativo: lumachina cotta in riduzione di zuppa di cozze, con spuma di patata al prezzemolo e zeste di limone. Una creazione che ha colpito per la sua eleganza e per l’armonia tra mare, orto e agrumi.

Paccasassi ha osato con un ghioza ripieno di peperone imbottito e cozze, servito su una crema bicolore di peperone con olive nere. Una fusione tra Oriente e Campania che ha entusiasmato per la sua originalità e precisione tecnica.

Tribus ha optato per il comfort food, con un padellino multicereale farcito con cozze, limone salato e basilico. Un morso croccante, fresco e sapido che ha saputo raccontare il mare con semplicità.

Polyphemos ha stregato i presenti con un piatto multisensoriale: burro montato agli agrumi, panzella di limoni di Procida, cacio ricotta di capra fresca e cozze marinate. Un’interpretazione profonda, elegante, quasi filosofica.

Home Poa ha reinterpretato la tradizione barese con un riso, patate e cozze versione Bacoli, arricchito da un pesto cremoso di mitili. Tradizione e innovazione in un piatto dalla texture avvolgente.

Capoblu ha presentato un millefoglie di patate su guazzetto di cozze e zafferano: delicata, profumata, visivamente impeccabile. Un piatto che ha unito leggerezza e intensità.

Essencia ha provocato con ironia e gusto: Il Maricozzo, un maritozzo flegreo in versione salmastra. Dolce e salato si sono rincorsi in un boccone spiazzante ma affascinante.

Sciardac ha puntato su un’idea rustica ma irresistibile: fresella con zucchine, cozze e provolone del Monaco, semplice, golosa, fortemente identitaria.

Sazio Trattoria Napoletana ha emozionato con una pasta con cicerchie e cozze, un abbraccio tra terra e mare che ha saputo smuovere gli animi di chi ama i sapori autentici.

La Locanda del Testardo ha firmato uno dei piatti più applauditi dell’intero festival: pasta e fagioli di mezza estate, con fagioli cannellini bio, cozze, sedano marinato e pane croccante. Un piatto che ha fuso tradizione partenopea e leggerezza estiva, colpendo al cuore.

Armonì ha catturato il mare in un boccone con la sua zuppetta con pasta mista e aria di limone. Equilibrata, eterea, aromaticamente intensa: una sinfonia flegrea.

Infine, E Cioccolato ha chiuso con un dolce fuori dagli schemi: bruschetta di cozza fritta su crema di pistacchio e pepe rosa. Un gioco gastronomico che ha diviso e incuriosito, ma che ha certamente lasciato il segno.


Birra sì, vino no: un’occasione (quasi) perfetta

Tra gli abbinamenti proposti, ha brillato la presenza del Birrificio Artigianale Napoletano N’Artigiana, con una selezione che ha valorizzato le note iodate dei piatti: dalla corposa “Ambra” alla più leggera bionda, le birre si sono rivelate compagne ideali della cozza bacolese.

Unica nota stonata: l’assenza del Consorzio dei Vini dei Campi Flegrei. Nessuna Falanghina o Piedirosso a far compagnia alla cucina del territorio, una mancanza che in molti hanno notato. Perché il vino, specie quello prodotto sulle stesse terre che affacciano sul mare di Bacoli, avrebbe potuto completare il racconto con eleganza e coerenza.


Cucina territoriale come narrazione culturale

Il Mytilus Fest 2024 ha dimostrato quanto la cucina di territorio sia oggi una delle forme più potenti di racconto identitario. Ogni piatto, ogni ingrediente, ogni tecnica ha parlato di Bacoli: del suo mare, della sua gente, del suo futuro.

Non si è trattato solo di degustazioni, ma di storie cucinate, vissute, condivise. Gli chef non hanno semplicemente preparato piatti: hanno interpretato il presente di Bacoli con gli strumenti del gusto. Hanno cucinato la cultura.

E questa è forse la lezione più preziosa che il Mytilus Fest lascia in eredità: che valorizzare un prodotto locale — come la cozza — significa accendere i riflettori su un intero ecosistema fatto di tradizioni, lavoro, biodiversità, creatività. Significa dare dignità a un territorio attraverso ciò che mangiamo.


Bacoli e la sfida della cultura gastronomica

L’edizione 2024 del festival si è chiusa tra l’entusiasmo del pubblico e il plauso degli operatori, ma lo sguardo è già proiettato al futuro. In particolare, alla candidatura di Bacoli a Capitale Italiana della Cultura 2028. In quest’ottica, il Mytilus Fest si inserisce come tassello chiave per costruire una narrazione coerente, autentica, inclusiva.

Perché la cultura, quando si unisce al gusto, può cambiare il destino di un territorio.

E allora lunga vita alla cozza bacolese! Lunga vita a chi la raccoglie, la cucina, la racconta. E lunga vita a eventi come il Mytilus Fest, egregiamente organizzato da Bruna Manfredonia, che trasformano un piatto in una dichiarazione d’identità.

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Adele Munaretto

Adele Munaretto

Salernitana di nascita ma Flegrea di adozione, Logopedista proprietaria e coordinatrice di un centro di riabilitazione del linguaggio per bambini; dopo i trent'anni si avvicina al mondo del vino e della...

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