Dott. Zanella, abbiamo letto che il suo amore per il vino è nato un po’ per caso dopo un viaggio-istruzione ai tempi della scuola, ci racconta come è andata?

Ca’ del Bosco nasce come casa di campagna della mia famiglia, negli anni ’60. Inizialmente abbiamo piantato un vigneto quasi per gioco, poi – dopo un mio viaggio in Francia per visitare le più importanti caves – è arrivata l’idea di fare qualcosa di più grande, di approfondire l’argomento enologico e di tentare – per l’epoca – l’impossibile: creare una cantina d’eccellenza in Franciacorta.

 

Possiamo dire che Ca’ del Bosco è nata da un’intuizione di un ragazzino?

Viaggiare, studiare, informarsi, essere curiosi: questo è quello che mi ha spinto fino a dove sono oggi e ai tempi ero poco più di un adolescente. Il vero segreto però è non essere mai soddisfatti di ciò che si è ottenuto. Solo così si può andare oltre, migliorare costantemente puntando sempre all’eccellenza. Senza tralasciare la passione per il lavoro che si fa.

 

Dopo due mandati come presidente del consorzio di tutela per il Franciacorta, ci può dire in che fase stiamo oggi?

La denominazione di una zona di produzione è particolarmente importante per i vini nobili (non commodity) e rappresenta, per fare un paragone, le fondamenta indispensabili sui cui ogni azienda costruirà il proprio palazzo. Tanto più solide saranno le fondamenta, tanto più il palazzo sarà stabile diminuendo le possibilità di incrinarsi. 

Tutti in Italia si sono messi a fare bollicine: l’ultima DOC in ordine di tempo è quella gardesana. Che ne pensa?

Il mercato degli spumanti è in grande espansione e quindi, da Vipiteno a Pantelleria, molti produttori di vino ritengono opportuno ampliare la loro gamma produttiva con una terza tipologia. Credo che sia un azzardo perché nel mondo del vino di qualità le radici e le caratteristiche di ogni territorio sono fondamentali per ottenere prodotti di grande qualità.

Come nasce la sua passione per l’arte? E qual è il criterio di scelta delle opere presenti in Ca del Bosco?

La cantina di Ca’ del Bosco è un luogo dove l’arte e la perfezione del vino si uniscono e si fondono con la scultura e l’armonia del paesaggio. Un luogo aperto che offre e presenta al mondo gli incanti della natura, sapientemente lavorata e trasformata dall’uomo in capolavori di armonie gustative e olfattive, unita alla profondità dell’arte. Ca’ del Bosco esprime e rappresenta una diversa idea di civilizzazione del vino, creando una relazione privilegiata tra le qualità delle sue strutture, territori, uomini e arte. Ho una personale predilezione per la scultura che è favorita dal luogo che bene si adatta, per il meraviglioso paesaggio, alla collocazione di opere d’arte. Ma soprattutto nasce dalla similitudine tra il vino, prodotto tridimensionale che coinvolge la vista, l’olfatto e la bocca, e la scultura, che stimola l’occhio e coinvolge i sensi. 

A distanza di poco più di vent’anni qual è il valore aggiunto apportato con l’entrata della famiglia Marzotto in Ca’ del Bosco?

Zignago (famiglia Marzotto) ci ha dato la possibilità di avere una visione più professionale e più legata alla realtà seppur nell’ambito di un business diverso da quelli di cui già si occupa con successo nel mondo del vino. Il loro know-how e la loro competenza nel mondo della finanza e nella pianificazione hanno regalato a Ca’ del Bosco un’opportunità di crescita straordinaria soprattutto perché hanno compreso di salvaguardare totalmente i valori che hanno regalato a Ca’ del Bosco un successo ed una reputazione in tutti i mercati mondiali.

 

Cosa ha permesso alla Franciacorta, che ha una storia tutto sommato recente, di smarcare in maniera netta altri territori a più antica vocazione vitivinicola?

La Franciacorta è un territorio meraviglioso che va sempre più valorizzato: un lavoro che cerchiamo di svolgere al meglio anche tramite il Consorzio per la Tutela del Franciacorta. Un disciplinare rigido e uno sforzo quotidiano hanno permesso alla Franciacorta di raggiungere traguardi importantissimi in breve tempo.

Azienda Ca’del Bosco-Erbusco

È giusto fare paragoni con lo champagne?

Sono due mondi diversi, due realtà che non anno nulla in comune se non il metodo di produzione. Sarebbe quindi inutile fare paragoni! Tuttavia, la storia è dalla parte dello Champagne: ha trecento anni di vita, mentre il Franciacorta solo 50. Ma nei nostri 50 anni abbiamo raggiunto livelli di qualità eccelsi e ad oggi riconosciuti.

 

Cosa ha pensato quando Berlucchi ha deciso di “tornare a casa” convertendo tutta la produzione da VSQ a Franciacorta Docg?

Credo che sia stato il giusto tributo al territorio che loro stessi avevano “inventato” ma successivamente valorizzato da altre aziende.

 

Non pensa che un disciplinare troppo restrittivo alla fine possa risultare controproducente?

In realtà è proprio il nostro Disciplinare (il più rigido al mondo, Champagne incluso) che ha permesso alla Franciacorta di raggiungere livelli di qualità elevatissimi in poco più di 50 anni. Un disciplinare che ne regola la produzione favorendo la qualità sulla quantità (in Champagne è consentita la resa di 160 quintali per ettaro, mentre in Franciacorta non si devono superare i 100 quintali/ettaro). Un impegno costante che nel tempo ci ha premiati, stimolandoci a fare sempre del nostro meglio.

 

Ci racconta il suo rapporto con Stefano Capelli, che da oltre trent’anni è al suo fianco?

Rispetto, stima e fiducia sono i tre sostantivi che contraddistinguono il nostro rapporto.

 

Con l’inizio dell’ultima vendemmia ha inaugurato un impianto di ultima generazione tecnologica, ci racconta qualcosa in più?

La tecnologia ci aiuta a realizzare un prodotto più naturale: la nostra “spa dell’uva”, raddoppiata con la vendemmia 2018, è un sistema di lavaggio ed asciugatura delle uve che avviene prima della pressatura, un’eccellenza che ci permette di lavorare grappoli puliti e salubri che necessitano di minime aggiunte di solfiti per dare longevità ai vini. E’ uno dei nostri fiori all’occhiello, di cui esserne orgogliosi.