Marco Tomacelli, 10 anni fa inaugura il suo JocKer, che nel tempo è diventato un riferimento per tutti gli amanti della birra artigianale, conosciamolo meglio…..

Ciao Marco, come nasce il progetto del JoKer?

Il progetto JoKer nasce da un’idea di base solida e molto forte: quella di creare un luogo unico e innovativo che si distinguende in ogni minima scelta. Questo straordinaria avventura chiamata JoKer, dunque, è nata circa 10 anni fa dalla voglia di tre amici di mettersi in gioco, dando vita ad uno spazio che puntasse su birre artigianali e proposte d’eccellenza. Seguendo le esigenze dei clienti, che di anno in anno ci hanno scelto, il joker è diventato, a poco a poco, un punto di riferimento nel cuore del Vomero.

Ciò che tengo molto a sottolineare è che il Joker riflette soprattutto una delle mie più grandi passioni: viaggiare. Ed è proprio a seguito di varie esperienze itineranti vissute in giro per l’Europa, in special modo a Berlino e Vienna, che ho voluto portare nella mia città un po’ di quella cultura che tanto ammiro; Dall’arredamento, costituito da materiali di riciclo, al design in pieno stile liberty ispirato all’architetto viennese Hundertwasser: insomma noi del JoKer ci discostiamo un po’ dalla classica idea di pub londinese, puntando, altresì, ad un concetto europeo più ampio.

Perché la scelta di questo nome?

Per un locale dalla proposta food alternativa e di gran eccellenza, che si muove in una logica di ricerca e sperimentazione, non potevamo scegliere nome più adatto, capace di riflettere a pieno la nostra filosofia. Joker è, infatti, la carta fuori dal mazzo, quella diversa che si distingue in quanto uguale solo a se stessa, quella polivalente e nello stesso tempo unica. Joker, che negli arcani rappresenta lo spirito libero geniale e imprevedibile, che sta sempre un passo avanti, è progressista e sognatore. Il Joker, insomma, è polivalente come la carta fuori del mazzo: ti permette di bere birre uniche e di qualità sempre diverse di settimana in settimana, mangiare sano, ascoltare musica, di vedere partite da un maxischermo, di giocare con giochi da tavolo disponibili presso il locale, di leggere uno dei tantissimi fumetti esposti e pubblicazioni di vario interesse.

Da voi tutti i prodotti sono di piccoli produttori, ci racconti come sei venuto a contatto con queste eccellenze?

L’idea nasce, come dicevamo poc’anzi, su una scelta consapevole: quella di creare un’offerta alternativa, lontana dalla grande distribuzione, tanto è vero che ci definiamo un pub “no –logo” in quando ci opponiamo alle logiche del mercato attuale, dando risalto e identità a realtà nostrane spesso dimenticate dalle masse.                      

Partendo da quest’assunto dunque, grazie ad un amico, ho allacciato contatti con produttori locali di Piedimonte Matese, terra fertile ricca di eccellenze e di gran qualità. Puntando al contatto diretto con queste realtà, ci rechiamo ogni settimana a far la spesa in prima persona. È proprio a Piedimonte Matese che acquistiamo il nostro famoso “bun” e pane casereccio, ma non solo: carne, formaggi, e salumi, con cui arricchiamo i nostri taglieri e farciamo i nostri panini, provengono tutti da piccoli produttori nostrani. La nostra priorità è, insomma, proporre un menù che raccoglie in sé sia una gran attenzione all’artigianalità, riflettendosi nella scelta di prodotti d’eccellenza territoriale, sia una gran attenzioni a cui riserviamo nei confronti di ricette originali. Mantenendo prezzi contenuti e porzioni tipiche da pub, riusciamo a proporre alla clientela una scelta unica e di qualità.

Anche nei vostri taglieri sono presenti formaggi e salumi campani, come li hai selezionati?

Anche per i taglieri, la selezione dei prodotti proposti è frutto di esperienza, assaggi e contatti diretti sul territorio campano, specie quello di Piedimonte Matese. Ricchi di salumi e formaggi, provenienti solo da piccoli caseifici e produttori del Sannio, i nostri taglieri sono serviti con miele e confettura di fichi homemade. La ricercatezza è, dunque, un punto a cui teniamo moltissimo, anche in virtù dei nostri clienti con i quali ci confrontiamo spesso su prodotti e scelte. Adoriamo questo rapporto estremamente interattivo con la clientela, considerandolo, senza soluzione di continuità, un nostro gran punto di forza.

Oltre ai classici hamburger possiamo provare il Pulled Pork o il Cheesesteack, ci racconti qualcosa in merito?

La nostra idea è quella di fornire ai nostri clienti delle vere e proprie “esperienze” sensoriali, permettendogli di assaporare abbinamenti e prodotti unici. Tutto ciò si riflette nel nostro menù e, dunque sì, abbiamo panini come il pulled pork che, seguendo la classica ricetta americana, si compone di: coppa di maiale sfilacciata in salsa barbeque e cotto lentamente per 12 ore, insalata Coleslaw e dressing di yogurt greco, maionese, zucchero di canna e aceto di mele. Altro panino suggestivo e molto richiesto è il Lord Chester, composto da: hamburger di maialino nero casertano da 200gr glassato con miele, arancia e peperoncino, guarnito con fetta d’arancia, crosta di parmigiano, tarallo sbriciolato e rucola. Le nostre scelte in menù riconfermano, insomma, la voglia di offrire una proposta food alternativa e di livello.

Il JoKer è un craft beer, come selezioni le tue etichette?

Come sappiamo la birra è, in generale, considerata l’oro bianco per eccellenza poiché è meno calorica, con un livello di etanolo inferiore rispetto alle altre bevande alcoliche, ed è ricca di proprietà nutritive. Quella artigianale, in special modo, è un’eccellenza italiana che si distingue da quella della grande distribuzione industriale per gusto e gradazione. Inoltre, si dimostra esser più salutare per diversi motivi: è senza conservanti ed additivi chimici, è ricca di vitamina B, fibre ed antiossidanti naturali.

Come seleziono le mie etichette? Beh, la mia ricerca è continua anche perché giro molto, partecipando a diversi eventi italiani dedicati alle birre artigianali. Ne sono un esempio il “Beer Attraction” di Rimini, “Eurhop” di Roma o il “Birraio dell’anno” a Firenze.

Confrontandomi sempre con il mercato e, soprattutto con le nuove tendenze nonché realtà, degusto personalmente queste eccellenze. Nonostante ciò, la mia idea non è quella di proporre una scelta troppo estrema, di nicchia, bensì accontentare anche i palati di persone non troppo esperte ma che amano i sapori delle birre artigianali.

Come nasce questa passione per la birra e che riscontro c’è sul mercato a Napoli?

La mia passione per la birra artigianale nasce un po’ per curiosità attraverso la partecipazione di varie eventi; ho cominciato, dunque, ad affascinarmi a questo mondo, cominciando anche a capire l’impatto che questo tipo di prodotto ha sul mercato. Ho partecipato al primo evento nel 2015, presso Castel San Giorgio, in provincia di Salerno, evento organizzato da Alfonso del Forno, dove proprio lì ho assaggiato le birre dei birrifici campani e li ha preso vita quella che è diventata una vera e propria passione. Devo dire che purtroppo noi al sud siamo il fanalino di coda rispetto al resto d’Italia sul mercato delle birre artigianali, dove è cosa comune trovare birre artigianali nei locali, mentre qui da noi è ancora un prodotto che non si è inserito nel mercato come altrove. Fortunatamente il trend sta cambiando, anche grazie al lavoro dei birrai che con forza affermano la potenza della birra artigianale sinonimo d’eccellenza tutto made in Italy.