Ciao Luca, ci racconti come nasce il progetto per la figura professionale di “Addetto alla cucina”?

“Il corso di formazione professionale per “Addetto alla cucina” è stato finanziato dal Fondo Sociale Europeo attraverso l’avviso pubblico “Umbriattivagiovani” della Regione Umbria ed è riservato a dieci detenuti di età inferiore ai 30 anni ristretti presso il Nuovo Complesso Penitenziario di Perugia. Il percorso formativo ha una durata di 255 ore ed è articolato in lezioni sia di teoria che di pratica al temine delle quali gli allievi si sottoporranno ad un esame finale per il conseguimento della relativa qualifica professionale. La metodologia adottata prevede un’attenta selezione dei partecipanti svolta di concerto con l’equipe trattamentale dell’istituto di pena che consenta al detenuto di intraprendere un percorso di crescita e sviluppo professionale al termine del quale possa ambire ad una collocazione nel mercato ordinario di lavoro. I diversi risultati concreti conseguiti dalla nostra cooperativa sociale nel corso degli anni, inseriti stabilmente al lavoro 107 detenuti, dimostrano come i processi di reinserimento sociale funzionino e che l’applicazione delle misure alternative alla detenzione permette l’abbattimento del tasso di recidiva oltre a consentire il rispetto dei principi di dignità ed umanità della pena sanciti dalla nostra Carta Costituzionale”.

Gli chef/docenti del corso sono stati definiti “I Quattro Moschettieri del Gusto”, ci racconti qualcosa di loro?

“Il corso di cucina si svolge presso il laboratorio formativo all’interno della struttura penitenziaria ed è magistralmente condotto dai nostri fantastici “Moschettieri del Gusto”, vale a dire gli chef Catia Ciofo, Andrea Mastriforti, Antonella Pagoni e Cristiano Venturi. Catia Ciofo, umbra originaria di Ospedaletto sul Monte Peglia, ha utilizzato nelle sue lezioni due ingredienti fondamentali, la musica e la poesia, riuscendo a creare un’atmosfera magica capace di catturare l’attenzione degli allievi. Il secondo Moschettiere è lo chef Cristiano Venturi, pesarese di origini, nominato dal Presidente della Repubblica nel 2001 Ambasciatore della cucina italiana nel mondo ed attualmente docente presso l’”Istituto Alberghiero Enrico Fermi” di Perugia. Andrea Mastriforti è il Moschettiere più giovane ed è una scoperta delle “Golose Evasioni”, giovanissimo, ha una grande passione, tanto entusiasmo e voglia di fare, trasmessa anche dai suoi genitori ristoratori di comprovata esperienza. Infine, Antonella Pagoni, romana di origini, chef e pasticcera in uno dei più noti ristoranti di Perugia, si occuperà della quarta ed ultima portata della cena evento”.

 

Questa è la quinta edizione, quali sono stati i riscontri delle passate edizioni?

“Golose Evasioni” è un evento specialissimo che si svolge all’interno del Nuovo Complesso Penitenziario di Perugia trasformato per l’occasione in un vero e proprio ristorante. Si tratta di una cena evento, giunta alla sua quinta edizione, con protagonisti  10 allievi detenuti che avranno così l’opportunità di dare un saggio delle competenze acquisite durante l’attività formativa. La risposta della cittadinanza è sempre molto positiva, ad ogni cena hanno partecipato circa 240 persone, a pagamento, e ha visto il coinvolgimento delle autorità e delle istituzioni cittadine sempre attente e sensibile alle nostre iniziative. In questa quinta edizione la serata sarà introdotta da un prezioso contributo musicale dell’“UmbriaEnsemble”  diretto dalla violoncellista Maria Cecilia Berioli e la cena sarà attentamente valutata dallo chef stellato Giancarlo Polito e dal critico gastronomico Leonardo Romanelli, ospiti d’onore delle “Golose Evasioni 2019”.

Come avete ideato la Cena evento “Le Golose Evasioni”?

“La sfida più importante è proprio quella culturale. Con la sua costante apertura al pubblico tale evento vuole essere un’opportunità di interfacciarsi con l’universo carcerario e riflettere sul senso della pena. Per ottenere i risultati di cui abbiamo parlato è fondamentale sensibilizzare, anche attraverso queste iniziative, il tessuto socio economico del territorio, promuovere una cultura dell’accoglienza, favorire l’accettazione delle diversità. Solo in questo modo si previene il rischio di ricadute in comportamenti devianti e si garantisce nel lungo periodo la sicurezza delle nostre città. Il controllo del territorio se disgiunto da politiche di inclusione rischia di agire come moltiplicatore del disagio sociale. Troppo spesso la persona detenuta una volta che ha terminato di scontare la propria pena torna a vivere in condizioni di marginalità. Dobbiamo riuscire a costruire un sistema che consenta a queste persone di cambiare vita una volta per sempre e questo è possibile solo attuando una politica sociale che deve essere necessariamente complessiva.”

Ci racconti altre iniziative della vostra cooperativa sociale?

“Grazie ai finanziamenti messi a disposizione dal Fondo Sociale Europeo avremo a breve la possibilità di dare continuità alle azioni intraprese ampliando l’offerta formativa anche alla sezione femminile del carcere di Perugia e prevedendo oltre a quella di “addetto alla cucina” altre figure professionali che possano avere un buon grado di occupabilità. Nel prossimo mese di giugno si darà avvio ad un progetto FAMI (Fondo Asilo Migrazione ed Integrazione Ministero dell’Interno) con soggetto capofila la Regione Umbria rivolto alla popolazione detenuta extracomunitaria ristretta presso gli istituti di pena di Perugia e di Terni alla quale sarà destinata una specifica azione di orientamento al lavoro che consentirà di creare una banca dati delle professionalità. Ed infine saranno riattivati i progetti in collaborazione con gli Uffici di Esecuzione Penale Esterna di Perugia e di Terni per favorire l’inserimento al lavoro di chi si trova già in misura alternativa attraverso percorsi di orientamento e attivazione di tirocini formativi in azienda”.