L’Executive Chef Nobuya Niimori, nasce a Tokyo il 10 maggio 1973, dove ha appreso tecniche e segreti della autentica cucina giapponese. Trasferitosi in Italia nel 2004 approccia con la cucina del Belpaese al ristorante Madonnina del Pescatore poi approda a Milano al Grand Hotel et De Milan e prosegue la sua formazione presso i ristoranti giapponesi Kiyo e Nobu Armani. La sua idea culinaria fonde insieme la più rigida impronta nipponica, con numerose incursioni italiane grazie all’utilizzo di ingredienti nazionali.

La sua filosofia di cucina si basa tutta sulla tradizione usando materie prime di origine giapponese fondendole alla qualità del pesce italiano.

Fare felice il cliente è certamente il modo migliore per tenere viva la sua passione per questo lavoro, un feedback positivo è quello per cui dà il massimo ogni giorno. Gli errori non lo spaventano anzi cerco sempre di migliorarsi imparando da essi.
Applicare la tradizione giapponese alla creatività della cucina italiana è sicuramente il suo“fil rouge”, senza perdere i sapori e profumi originari ma aggiungendone colori e sensazioni che portano sempre il pensiero di “casa” facendone così, il punto distintivo.

Lo abbiamo intervistato:

Ciao Niimori, la tua passione per la cucina italiana nasce in Giappone ci spieghi come?

Tutto è iniziato quando sono stato in un ristorante italiano a Tokyo, gli spaghetti al ragù, era la prima volta che assaggiavo la cucina italiana, questa esperienza mi ha dato la voglia di imparare questa cucina e ho iniziato a mandare dei curriculum a diversi ristoranti italiani di Tokyo.

Poi hai deciso di trasferirti in Italia, hai avuto diverse esperienze ci racconti con chi e cosa hai imparato?

Il mio primo lavoro in Italia è stato in Toscana, poi sono andato nelle Marche da MORENO Cedroni, per finalmente arrivare a Milano dove ho lavorato al Grand hotel Et de Milan sotto la direzione di ALFREDO Russo e Angelo GAMGERMI. Posso dire che ho avuto dei maestri che mi hanno insegnato tutte le tecniche della cucina italiana.

Dopo un pò, però ritorni alle tue origini nei ristoranti giapponesi Kiyo e Nobu Armani, a Milano, come mai questo cambio di rotta?

Ad un momento ho sentito la necessità di tornare alle mie radici. Ogni volta che tornavo in Giappone sentivo di ritrovare una parte di me. 

Con le nuove tecniche culinarie imparate ho avuto una visione molto più ampia della cucina giapponese e ho voluto sviluppare il mio modo di interpretare la cucina giapponese.

Ora sei l’Executive Chef di Sushi B, con un’offerta che va dal Bento Box a sushi creativi ed anche carne,ci descrivi la vostra offerta e come nascono i tuoi piatti?

Adesso non proponiamo più il sushi creativo però il BENTO box c è sempre a pranzo.

Fino ad adesso proponevamo sia una cucina tradizionale giapponese che piatti rivisitati in chiave occidentale, però questo anno il nostro obiettivo è di andare  dipiù verso il tradizionale.

I miei piatti sono un riassunto di mio percorso professionale e delle esperienze che la vita mi ha regalato.

Sono presenti piatti con l’utilizzo di prodotti giapponesi che cercano un punto di contatto con il mediterraneo, come nascono questi piatti?

Cerco sempre dì lavorare con ottime materie prime”locali” e quindi pesce fresco pescato in Italia. I condimenti invece e qualche prodotto particolare vengono tutti dal Giappone.

 

Ci descrivi il Vostro menu degustazione, quali piatti sono presenti?

Nel nostro menu degustazione “Omakase dello Chef”, provo dafar fare ai nostri ospiti un vero viaggio nelle specialità del mio paese : dal pesce crudo come sushi e sashimi alla tempura, passando per la carne o pesce cotto . La degustazione  termina con un dolce.

Qual è il piatto della tradizione giapponese e della cucina italiana che più ami?.

Mi ricordo ancora quando mia mamma mi preparava il pollo Teriyaki. Lo spaghetto al pomodoro per me è un must!!!