L’azienda agricola sorrentina dei Fratelli Marzano, Marino e Massimiliano, coniuga tradizione recettizia e produzione autoctona di liquore di limoni e olio, con il proprio brand Villa Beatrice.

Questa è una storia di passione, di pervicacia e coesione, in seno al proprio nucleo familiare: protagonisti ne sono i fratelli Marzano, Marino e Massimiliano, trascorsi di studi giuridici per entrambi, sino ad approdare ad un ambizioso progetto imprenditoriale-culturale di riconversione di un casolare avito d’epoca in struttura turistica ricettiva, nel cuore della penisola Sorrentina, denominata Villa Beatrice.

Gli stabilimenti della Marina Piccola ed il centro di Sorrento distano circa un chilometro, eppure il colpo d’occhio all’ingresso del resort-agriturismo è davvero imponente: una sterminata limonaia ne circoscrive il perimetro d’accesso, un vero e proprio giardino sorrentino inclusivo di alberi di ulivo secolari e di aranci, sino ad arrivare al corpo principale della masseria, risalente agli ultimi anni dell’Ottocento, con terrazza panoramica e annessi alloggi per gli ospiti.

L’azienda originaria era dislocata in diverse località, tra cui una ubicata in Bellavista, Portici, l’anno dirimente è stato il 1992, in cui la famiglia ha scelto di puntare su di un progetto di riqualificazione dell’intera struttura di Sorrento, dismettendo le altre: valutata la straordinaria attitudine turistica del luogo di collocazione, e la suggestiva cornice naturalistica del contesto, il passo conseguente è stato l’avocazione, da parte dei fratelli Marzano, della gestione imprenditoriale tout court, nel recente anno 2016, sino ad includere anche la licenza di somministrazione di alimenti.

Ridenominata con solerzia riverenziale Villa Beatrice – nome mutuato dalla madre dei proprietari – si è dato luogo ad uno sviluppo ed implementazione della struttura, lungo una prospettiva duale. Da un lato provvedendo a riattare le parti comuni e le camere, tutte con una splendida vista sul golfo ed immerse nel fascino bucolico del luogo, dall’altro puntando, sotto la direzione segnatamente di Marino, sulla produzione artigianale di “limoncello” (chiedo venia ai puristi del lessico eno-gastronomico) e olio extravergine d’oliva da coltivazioni secolari, estendendosi all’ambizioso progetto, di là da venire, di un liquore di arance amare che affianchi il primo.

Fra gli eventi in itinere, di cui ci parlano i titolari, con sinergico dinamismo e cortese ospitalità, durante un’informale conversazione nel corso di una pausa pranzo sottratta agli incipienti costringimenti dettati dall’emergenza sanitaria, l’organizzazione dei c.d. “Lemon Tour”. Ultima ed ambiziosa rifinitura d’accoglienza, mirante allo scopo – esteso anche ai turisti non ospiti del resort – di svelare agli ospiti i segreti dell’intero ciclo di lavorazione della materia prima rinomata in tutto il mondo, sebbene a volte non valorizzata adeguatamente dalle disposizioni legislative del relativo disciplinare di produzione.

L’offerta consterà di una passeggiata al fresco degli alberi di limone, in compagnia del responsabile Massimiliano, sino a giungere alla terrazza panoramica, con relativo aperitivo, degustazione di prodotti a chilometro zero come frutta e ortaggi dell’orto locale, culminando con l’assaggio dello straordinario liquore di limoni, che fra poco dovrebbe fregiarsi, negli intenti dei titolari, della qualificazione biologica della relativa conduzione agronomica.

Naturalmente, facendo la tara alla comparazione con un prodotto industriale concorrente, sono numerosi i discrimen produttivi che vengono in rilievo: zero fertilizzanti artificiali, raccolta e pelatura del prodotto rigorosamente effettuata a mano, immediata e successiva infusione delle scorzette in alcool etilico, rapporto ponderale di quantità di limoni per litro pari al doppio di quello usuale, ed infine nessuna aggiunta successiva di coloranti, addensanti e conservanti.

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Si appresta il momento del commiato dai giovani gestori Marzano, un’ultima domanda scaturisce dopo aver notato un leggero residuo che affiora su delle bottiglie chiuse, conservate nel magazzino. Anche qui ci viene risposto, con tono rassicurante, di non preoccuparsi, perché trattasi di un processo naturale di affioramento degli olii essenziali di limone che vengono completamente assorbiti secondo la metodologia impiegata, eliminabile con un semplice movimento del liquido. È l’ennesima riprova delle straordinarie qualità organolettiche dei prodotti diretta emanazione del territorio, nel nostro caso unico al mondo.