Carlotta Andreacchio è la titolare della Trattoria del Marinaio a Galati Marina, in provincia di Messina. È figlia d’arte, la sua famiglia ha sempre avuto ristoranti, praticamente è cresciuta a latte, fiamme e mise en place.

Ha sempre saputo cosa avrebbe fatto da grande, la ristorazione non è solo un lavoro. Alla Trattoria preparano piatti che trasmettono emozioni, i clienti affidano a Carlotta e al suo staff eventi che faranno una sola volta nella vita, quindi per lei è una grande responsabilità. 

L’ha sempre contraddistinta l’essere minuziosa e precisa. Per quanto un’azienda debba stare attenta all’aspetto economico, Carlotta dedica altrettanta attenzione alla soddisfazione del cliente, curando l’atmosfera, il servizio, la qualità, per raccontare la sua terra nel modo più emozionante possibile.

Come nasce la Trattoria del Marinaio?

La Trattoria del Marinaio nasce da una grande voglia di riscatto. Io e mio marito Emanuele, allora venticinquenni, non volevamo fare le valige e portare il nostro talento al Nord. Il nostro obbiettivo fomentato da una forte ambizione e caparbietà era di rimanere nella nostra città valorizzandola, facendo quello che abbiamo sempre saputo fare.

Cosa prevede la ricca proposta del vostro menù fisso? 

Il nostro menù è radicato profondamente nella tradizione, con piatti tipici che esaltano il nostro territorio, ci sono piatti che per noi ancora oggi rimangono intoccabili e devono essere preparati secondo la tradizione della ricetta. 

Apriamo il nostro menù con una degustazione di antipasti di pesce, 14 per essere precisi, tra questi il polpo, la frittura di paranza, la parmigiana di pesce spada, la zuppa di cozze, varietà di crudi, gambero di Mazara, scampi e ostriche. Il menù segue con tre degustazioni di primi piatti di pasta fresca che variano in base al pescato del giorno. Inoltre, prevede una grigliata di pesce, sempre in base al pescato. Il menù si conclude con il sorbetto agli agrumi accompagnato da biscottini tipici siciliani. Non manca la carta dessert artigianale preparata da me ed una carta dei vini orgogliosamente siciliana.

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Quali sono i piatti a base di pesce più richiesti? 

Sicuramente i frutti di mare nudi e crudi; la frittura di paranza croccante e asciutta e la nostra calamarata dolce mare che non è mai stata sostituita con nessun piatto da quando abbiamo aperto. 

Da quante persone è composta la brigata di cucina e nel corso di questi anni a quanti giovani siciliani siete riusciti a dare lavoro?

La brigata di cucina è composta da sei persone tra cui mio marito, Emanuele, e una squadra complice e unita. Durante i primi anni i cuochi sono stati seguiti da mio padre Antonio che ha gettato le basi della maestria culinaria. In questi anni abbiamo dato lavoro a tanti giovani, ad oggi la trattoria del marinaio conta 20 dipendenti.

A chi non è vostro conterraneo, come si può spiegare la tradizione marinara del territorio siciliano?

Penso che la Sicilia si racconti soprattutto a tavola, e quando si racconta qualcosa è necessario che la storia sia vera. Noi prepariamo i nostri piatti come si preparavano una volta, nella nostra cucina si ritorna indietro nel tempo come quando la domenica giocavi per strada e sentivi il sugo ”scoppiettare” a fuoco lento.

Quale varietà troviamo nella carta dei vini della trattoria?

Lavoriamo con cantine siciliane, tra cui Firriato Judeka, Feudo Rrudinì , Antichi Vinai e la cantina messinese Madaudo.

Fare imprenditoria con un’attività familiare al tempo del Covid-19 cosa ha significato? Come è andata, professionalmente parlando, l’estate 2021? 

La pandemia ha messo a dura prova il nostro settore, indubbiamente il più colpito, ma la nostra ambizione di sempre non ci ha fatto fermare, anzi ci siamo reinventati con il delivery e take-way. L’estate 2021 è andata molto bene come ogni anno, è servita a rialzarci. Confidiamo nelle prossime stagioni per poter rafforzare e pensare a nuovi investimenti.

Dunque, sta già pensando al futuro?

Mi piacerebbe molto raccontare la Sicilia in tavola in altre regioni, perché essa ha tanto ma tanto da raccontare. Questa pandemia ha consumato molte delle risorse, quindi è solo posticipato quello che era già in programma.