In diverse zone della Sardegna ma in particolare nel capoluogo, è un’abitudine consolidata fare colazione con la famosa pizzetta sfoglia cagliaritana. In qualunque bar o pasticceria si può trovare chi accompagna questa specialità con un caffè, o volendo anche con un cappuccino.

Costume che potrebbe risultare alquanto strano. Perché questi piccoli rustici rotondi di pasta sfoglia, contengono al loro interno un appetitoso ripieno, fatto con sugo di pomodoro, un pezzetto di mozzarella e nella versione più classica, un’alice sott’olio e un cappero, possibilmente dop di Selargius.

Friabile e burrosa, buona sia calda che fredda, rappresenta un perfetto connubio tra dolce e salato, al quale i locali difficilmente resistono. Ma che, sempre più spesso, ottiene consensi anche tra chi non è solito mischiare questi sapori.

Ma non solo a colazione, la pizzetta sfoglia cagliaritana è perfetta a qualsiasi ora della giornata. Utile per placare quel languorino tra un pasto e l’altro, diventa ricercata protagonista dei buffet in occasione di feste o rinfreschi.

Se volessimo chiedere a un qualsiasi cagliaritano, quale sia il suo aperitivo preferito, non faticherebbe a rispondere “la pizzetta sfoglia cagliaritana”. In questa stagione, magari accompagnata da un buon vermentino rinfrescante.

Le sue origini si perdono nei meandri della tradizione. C’è chi dice che sia stata introdotta nel secondo dopoguerra da cuochi provenienti da altre zone d’Italia. Chi invece pensa sia legata alle abitudini alimentari dei tabarchini, i coloni tunisini di origine ligure, abituati a mischiare sapori dolci e salati, che si stabilirono nell’isola di San Pietro, nel 18° secolo.

Altri ancora ritengono che sia nata in modo casuale come “piatto di recupero” inventato da un pasticcere di Cagliari. Che per riutilizzare la pasta sfoglia avanzata dalle altre preparazioni, pensò di insaporirla con i pochi ingredienti che aveva a disposizione. Non arrivando certo a immaginare, che nel tempo, sarebbe diventata un vero cibo identitario. Simbolo delle locali tradizioni consolidate, e parte della cultura gastronomica cittadina.

Certo è, che ha contribuito a far crescere la sua notorietà, anche fuori dai confini regionali sardi, l’iniziativa presa dalla signora Annalisa Saddi, della storica Pasticceria Mariuccia di Pirri. Che ha presentato l’istanza di riconoscimento al MIPAAF, dopo un lungo lavoro di recupero della relativa documentazione, con la collaborazione dell’Amministrazione Comunale e il supporto tecnico dell’Agenzia Laore Sardegna.

Grazie alla sua intraprendenza e caparbietà, la pizzetta sfoglia cagliaritana è stata riconosciuta dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, come PAT – Prodotto Agroalimentare Tradizionale e dunque inserita nell’apposito registro nazionale.

I PAT sono caratterizzati da metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura consolidate nel tempo, omogenee nel territorio interessato, ed eseguite secondo regole tradizionali per un periodo non inferiore ai venticinque anni.

Se volete gustarla, la ricetta è molto semplice. L’ideale sarebbe preparare la pasta sfoglia ma possiamo tranquillamente utilizzare anche quella già stesa, senza inficiare il buon esito del risultato.

Ricetta della pizzetta sfoglia cagliaritana

Per ottenere 6 pizzette di media grandezza occorrono:

1 rotolo di pasta sfoglia di formato rettangolare

12 capperi sotto sale (da lavare con cura prima di utilizzarli)

6 alici sott’olio

100 gr di mozzarella ben asciutta

Salsa di pomodoro

Olio q.b.

Un uovo

Per ricavare dei dischi di pasta, utilizzare un coppapasta di 8 o 10 cm di diametro. Distribuire all’interno un cucchiaio di salsa di pomodoro, e poi un pezzetto di mozzarella, i capperi e l’alice.

Bagnare i bordi con l’uovo sbattuto e richiudere con un altro disco premendo lungo il perimetro con i rebbi di una forchetta. Così che si sigillino perfettamente e il ripieno non fuoriesca.

Dopo aver messo le pizzette su una teglia coperta di carta forno, spennellare la superfice con l’uovo. Infornare nel forno preriscaldato a 180° per circa 15 minuti o finché la pasta sfoglia non risulti gonfia e dorata.

Sara Sanna

Ho 48 anni e vivo in Sardegna. Ho lavorato come tecnico del restauro archeologico prima, poi come guida turistica e operatrice museale presso la "Fondazione Barumini Sistema Cultura" che si occupa della...

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