Un’interessante intervista agli ideatori di Shockino, Gabriele Cossu e Piergiorgio Carozza, il cioccolatino che rivoluziona il mercato attraverso l’unione di gusto e design. I due giovani saranno presenti mercoledì 11 maggio dalle ore 11 alle 12 allo stand La Molisana di Cibus (pad 5 stand I034) , dove sarà possibile degustare il cioccolatino nell’ambito del progetto Molise Calling che valorizza le eccellenze locali.

Stampa

Come nasce l’idea di Shockino?

L’idea è nata in occasione di un concorso a tema cioccolato organizzato nel 2007 a Torino.  In quel periodo eravamo reduci da alcuni progetti e studi relativi al tema del “personal design” e della “customizzazione” del prodotto. Abbiamo partecipato con il primo concept di Shockino e la primissima idea, come spesso ci accade, è arrivata al telefono condividendo più o meno la stessa visione.

Il concorso non andò bene ma sapevamo di aver impostato un’idea di prodotto interessante.

Non ci siamo persi d’animo e dopo aver sviluppato una prima versione producibile abbiamo realizzato una pre-serie, ancora embrionale, in collaborazione con un produttore torinese di cioccolato.

Questa pre-serie è stata presentata alla fine del 2008 in occasione della manifestazione “Turin World Design Capital”.

Dopo questa presentazione il progetto ha subito una fase di stallo, questo perché purtroppo non sempre si riesce a trovare i giusti interlocutori al primo colpo e così abbiamo messo in stand-by lo sviluppo finale per qualche tempo. La ripresa è avvenuta nel 2013.

Shockino è un’esperienza di gusto che appare un po’ come il gioco del Lego, dove gusto e design si uniscono, infatti avete ha ricevuto la menzione donore ADI Compasso dOro 2015 come prodotto innovativo.  Continuerete su questa strada?

Siamo sempre un po’ restii a veicolare il tema del gioco come primo capitolo del racconto e associare Shockino al gioco dei mattoncini. Questo perché di concept replica del famoso mattoncino, nel corso degli ultimi anni, ne abbiamo visti molti e proviamo il più possibile di allontanarci dal trend del “design replica” fine a se stesso.

Però è vero, il comporre il proprio cioccolatino è un momento ludico che si trasforma in esperienza positiva. Ed è questa per noi la vera missione ed unicità di prodotto. Continueremo quando possibile la strada dell’esperienza, non è un modello sempre ripetibile ma è sicuramente il nostro approccio progettuale.

La vostra esperienza dimostra che si può puntate sul food design. Quali i fattori critici di successo?

Il food design è progettazione e questa avviene anche in ambito alimentare. Progettare per il food significa comprendere aspetti relativi a processi e strumenti che ovviamente riguardano anche il cibo stesso. Come nel design del prodotto assistiamo a elaborati di “buono” o “cattivo” design o a volte di design inconsapevole.

Noi abbiamo messo in pratica (quando e quanto possibile) un approccio analitico, costruendo intorno al processo artigianale a nostra disposizione il prodotto finale. Abbiamo sfruttato al meglio questo contesto che ci garantiva flessibilità e qualità.

Il cioccolatino, suddiviso nelle sue tre parti, ha richiesto un vero progetto per determinare pesi, forme (e la loro combinazione) e la messa a punto finale degli stampi. A completare il tutto ci siamo occupati anche del packaging, dei supporti in termoformato e della cartotecnica il tutto pensato per ottenere un’ottima usability ed ergonomia per l’utente finale.

Considerando che anche naming e comunicazione sono nati dal nostro lavoro lo consideriamo un lavoro di food-design a 360 gradi.

Come avete gestito questo mix di tradizione e innovazione?

L’equilibrio tra i due aspetti è alla base di tutto. La tradizione è importante, va conservata e alimentata per trasformarsi in vero valore. L’innovazione non va banalizzata o seguita solo perché è moda.

Noi crediamo nella tradizione come elemento base del racconto del saper fare artigiano, il suo bagaglio di esperienza e la qualità finale del suo lavoro. L’innovazione è invece il traguardo del pensare oltre uno schema predefinito.

Nel nostro caso il cioccolato e tutta la parte edibile rimane legata alla tradizione delle lavorazioni e delle trasformazioni mentre l’innovazione è relativa agli aspetti di fruibilità del prodotto da parte del consumatore.

La curiosità sembra alla base della vostra ispirazione, quali saranno i vostri prossimi passi?

Vogliamo far crescere la famiglia Shockino, con nuovi gusti e nuove possibilità di mix. A settembre ci saranno novità importanti ma adesso non possiamo anticipare niente. Vi faremo sapere…

Quel’ è stato il motivo che vi ha spinto a scegliere la pasticceria artigiana molisana D’Abate?

Come detto individuare i giusti interlocutori non è sempre così scontato. Nel 2013 abbiamo conosciuto la famiglia D’Abate per motivi legati alla nostra attività di consulenti d’azienda in ambito food. Da cosa nasce cosa e casualmente parlando dei nostri progetti abbiamo condiviso con loro l’idea del cioccolatino componibile. Da subito si sono proposti nel darci una mano per lo sviluppo finale. Conoscevamo la loro tradizione e la qualità dei prodotti e soprattutto la loro scelta di realizzare un laboratorio nuovo dedicato alla produzione di soli prodotti senza glutine. Questo punto è stato per noi un ulteriore elemento di forza, visto l’aspetto aggregativo del prodotto.

Dall’inizio della collaborazione c’è stata una repentina ripresa del progetto, questo ci ha permesso di apportare ulteriori sviluppi e affinamenti tecnici per finalizzare Shockino, la prima pralina componibile.