L’ambiziosa ristrutturazione dello storico albergo Britannique, di proprietà dell’imprenditore Costanzo Jannotti Pecci – già titolare di Palazzo Caracciolo nel centro storico – curata dallo studio napoletano Gnosis Progetti, è all’insegna del sincretismo architettonico: uno dei mantra della filosofia buddista recita che “il vuoto è forma, e la forma è vuoto”, e probabilmente tale considerazione non è avulsa agli occhi dell’ospite dell’imponente struttura, che si erge al Corso Vittorio Emanuele, al centro dello straordinario arco del golfo di Napoli, in cui è palese la giustapposizione di elementi decorativi negli ambienti.

Le pareti in vetro hanno restituito nuova rilucenza e luminosità agli spazi d’ingresso della struttura – ed alle camere, settantatre, di cui sei prestigiose suite dedicate ai miti di Napoli – con una hall, che ha riempito il vuoto di separazione che divideva le due strutture del corpo originario, ispirata al cortile di un antico edificio napoletano: mutuando le parole dei medesimi progettatori, “da tale fulcro distributivo si dipana un vero e proprio viavai di persone, colori e musicalità, in cui, ad esempio, i ballatoi delle scale divengono dei nastri che raccordano gli ascensori, le boiserie alla napoletana si alternano a dei pannelli scorrevoli di gusto marcatamente moderno, con delle camere di charme, che rimandano ai toni e gusti della città, non scevre da riferimenti e simbolismi della tradizione partenopea”.    

Impossibile non notare le eleganti ibridazioni, che del resto informano l’intero edificio, opere d’artisti contemporanei sono accostate, in raffinati giochi cromatici, a pareti con campiture di colore omogenee e consistenze materiche: in evidenza anche elementi di recupero di quello che fu il nucleo originario della struttura, fondata nel 1870, e che ha contato ospiti illustri, dalla luna di miele del fuoriclasse del calcio Pesaola, acquistato dal comandante Lauro nei primi anni cinquanta, sino agli stilisti Dolce e Gabbana e Sophia Loren, nel periodo più recente.

Passando all’aspetto leisure ed ai servizi correlati, non manca una ampia conference room, spazi benessere collocati nei livelli interrati, con una sala fitness, un rooftop panoramico, e annessa lounge, che domina la collina di Posillipo, inclusa una vasca Jacuzzi e solarium al livello superiore: passando all’offerta eno-gastronomica che segnatamente ci occupa, bisogna evidenziare, anzitutto, che l’ambizioso progetto di fine-dining del ristorante “The Macphersons Restaurant”, affidato alle sapienti mani dell’executive chef Eduardo Estatico, è stato necessariamente procrastinato, attesi i rigidi costringimenti dettati dall’emergenza sanitaria in corso – pandemia Covid, che ne hanno limitato le evoluzioni organizzative sotto il profilo gestionale.

Molte, tuttavie, le proposte ed offerte “di contenimento”, alcune delle quali propaggini delle idee fondative e concept della struttura, con menu ridotti ed adattati alla contingenze, concepiti sempre sotto l’egida creativa dello chef Estatico, e la valente collaborazione, nel pairing dei vini e direzione della sala dell’operativo “The Niq Bar and Restaurant”, del maitre – sommelier Andrea Lanzillo, già in forza allo stellato Michelin – e contiguo logisticamente – ristorante Veritas: fatta la tara alla possibilità concessa dall’ultimo DPCM, che, in tema di regolamentazione legislativa, ha concesso ai clienti soggiornanti presso la struttura, la possibilità di cenare, abbiamo testato, approfittando del favore di tali disposizioni, quella denominata “Gourmyth”, inclusiva di una cena, per due persone, di 6 portate con incluso abbinamento vini, e pernottamento di coppia in una delle suite a scelta fra le sei disponibili e dedicate, come accennavamo, ai miti di Napoli, denominate Partenope, Diamante, Ovo, Sibilla, ‘Mbriana e Donna Regina, tutte con viste mozzafiato sul golfo e ampia quadratura.

Davvero interessante la progressione gustativa ideata dallo chef executive Estatico, con una serie di piatti evocativi e dagli ingredienti rigorosamente di stagione, iniziando dal gioco di consistenze della “royale di funghi porcini, pralina al tartufo e gel di mirtilli”, proseguendo con la “zuppetta di polpo verace, olive del cilento, capperi di salina, pomodoro del Vesuvio” e con il piatto indimenticabile della prima tornata, “ovo novo ‘mpriatorio”, uovo 65°, antico pomodoro di Napoli, fondente di mozzarella di bufala e chips di cipolla di Alife: passando ai primi, originale la giustapposizione gustativa delle “linguine di Gragnano, gambero rosso crudo e cotto, porcini della Sila e pimpinella” senza alcuna sbavatura, più convenzionale, ma sapido e dalla cottura perfetta, la “millefoglie di orata con friarelli, patate e provola di Agerola”, terminando con un parfait al cioccolato fondente del Perù con melograno e castagne.

Straordinario il lavoro fatto dal summenzionato Andrea Lanzillo, “one man-show” nella gestione della cena in suite, preceduta da una elegante e funzionale mise en place, una presenza discreta e competente tesa ad assecondare gli ospiti, fra esigenze di accomodamento e ritualità del servizio: in abbinamento un “Sanct Valentin 2018” di St. Micheal Eppan, Chardonnay dal sorso vibrante e strutturato, il fuoriclasse Trebbiano D’Abruzzo 2015 dell’Azienda Agricola Valentini, forse uno dei migliori bianchi italiani autoctoni, sorprendenti note di cioccolato bianco e caffè in un prodotto ancora così giovane dalle potenzialità di invecchiamento illimitate, seguito da un Grignolino di Bersano del 2018 in eterodosso pairing sull’orata, per terminare con un classico dei distillati come il Rhum caramellato del Venenzuela “Diplomatico Reserva Exclusiva”, ovviamente sul dessert al cioccolato, degno epilogo di una serata memorabile.                                                                            

Carlo Straface

Carlo Straface, partenopeo di nascita, corso di studi in giurisprudenza, di professione avvocato e giornalista pubblicista, eno-gastronomia e letteratura le sue coordinate di riferimento. Sommelier di...

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