A Natale arrivano le novità non è da meno lo Chef stellato Peppe Guida che lancia una linea di conserve con sughi pronti e non solo , ricette, ottime materie prime ma soprattuto un pò di lui, i suoi pensieri in un boccaccio.

Sarà uno strano Natale, diverso, forse meno scintillante di quelli passati, più raccolto e probabilmente più concentrato sulle cose che ognuno di noi reputa più importanti.

Il fenomeno non risparmierà il mondo della ristorazione, messa in ginocchio dalla pandemia e in alcune regioni, in particolare la Campania, ancora incerta su quella che sarà la propria sorte durante il periodo natalizio.

Tutto ciò ha determinato un fiorire di nuove iniziative da parte di tanti addetti al settore e così tanti chef si sono ritrovati a trasformare le loro cucine in laboratori di fine pasticceria, sfornando meravigliosi panettoni e altre prelibatezze che sicuramente troveranno posto sotto gli alberi di Natale degli italiani.

In un momento in cui il regalo di Natale può sembrare superfluo, non necessario in virtù della difficile situazione che ci circonda, il dono gastronomico, quello speciale creato dal nostro chef del cuore, rappresenterà di sicuro uno dei modi migliori per manifestare affetto alle persone a noi care.

Nella nostra Campania già da anni alcuni chef hanno dato vita alla piccola consuetudine di arricchire le tavole dei loro clienti con i loro lievitati delle feste.

È cosi che a casa di Peppe Guida, l’Antica Osteria Nonna Rosa di Vico Equense, dove già da qualche anno era possibile degustare l’ottimo panettone realizzato dal figlio, Francesco Guida, che oltre a far parte della brigata di cucina del locale, si è ormai specializzato in pasticceria tanto da portare il suo panettone, nelle varie declinazioni in cui è proposto, tra i più famosi e premiati d’Italia, l’offerta quest’anno si amplia con nuove gustosissime proposte.

E infatti, complice la pausa forzata del lockdown di marzo e aprile, lo chef ha messo a punto tutta una serie di conserve che in questo Natale andranno ad aggiungersi alle idee regalo firmate “Antica Osteria Nonna Rosa”.

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Ho voluto chiedere allo chef, che ha appena ricevuto dalla Guida del Gambero Rosso il riconoscimento come Miglior comunicatore digitale dell’anno, grazie al lavoro svolto in quarantena attraverso i suoi canali social, cosa lo avesse spinto a produrre queste novità.

Ciao Peppe, come e quando hai deciso di produrre conserve?

Già in passato mi ero interessato alla produzione delle conserve, l’idea mi girava in testa da tempo. Il lockdown mi è servito a riflettere, a mettere a punto le tante cose che avevo in mente.

Complice poi, a lockdown finito, appena appena riaperto a Montechiaro, l’incontro fortuito con una coppia che era lì a cena.

Durante la classica chiacchierata al tavolo nel corso della cena, la signora disse che avrei dovuto assolutamente conoscere suo figlio, appassionato di “industria conserviera”. Ti lascio immaginare la mia meraviglia nel sentire che un ragazzo di 28 anni, laureato in giurisprudenza, aveva una così strana passione.

La signora mi spiegò che, insieme ad altri due amici, il ragazzo aveva intrapreso questa avventura con un piccolo laboratorio in cui sperimentavano la conservazione di legumi, pomodori etc.

A quel punto volevo capire meglio anche perché, come dicevo, era da anni che cercavo qualcuno che mi accompagnasse in questo progetto, ma non avevo ancora trovato nessuno che fosse intenzionato a lavorare come volevo io.

In che senso?

Nessuno accontentava pienamente le mie richieste di fare un prodotto completamente senza conservanti. Avevamo fatto qualche tentativo ma non era mai andato a buon fine, non aveva soddisfatto le mie esigenze.

Cosa hai detto alla signora?

La curiosità c’era e le ho chiesto di fissare un appuntamento con il figlio.

Ho incontrato i ragazzi e abbiamo deciso di iniziare una sperimentazione di qualche mese per decidere se era il caso di avviare una collaborazione.

Io gli ho chiesto semplicemente di poter incapsulare i miei pensieri in quello che nella nostra tradizione è chiamato “boccaccio”, il barattolo di vetro nel quale da sempre le nostre nonne preparavano le conserve per l’inverno.

Le ricette più famose dell’osteria ma anche tante altre referenze, come per esempio le centinaia di ricette messe a punto negli anni di “Indovina chi viene a cena” al Pastificio Di Martino.

Avevo in mente l’idea di poter affidare al boccaccio anche le antiche ricette della tradizione, a partire dal ragù di mia mamma.

Abbiamo fatto tante prove fino ad arrivare al risultato da me desiderato, senza alcun conservante, naturale al cento per cento.

Cosa hai in produzione al momento?

Le ricette sono già diverse. Puoi già trovare “Salsiccia e broccoli”, “Genovese”, “Nerano”,  “Bolognese”,  ma anche il “Delicato sorrentino” il quale, come è ovvio, sarà proposto senza il fiordilatte che è invece previsto nella ricetta originaria e potrà essere gustato così o con l’eventuale aggiunta.

Come si presentano le confezioni?

Sono confezioni con 6 porzioni di sughi da 80 gr o 5 da 100 gr per un prezzo di circa 7 euro a porzione ma con il massimo della qualità.  Offriamo Pastificio dei campi, la miglior pasta di sempre a mio parere e sughi senza alcun conservante.

 

A quale mercato ti rivolgi?

Oltre al regalo che in questo momento è ovviamente la cosa più richiesta, ho pensato a chi vive solo o comunque non ha dimestichezza con la cucina. Chi si ritrova a vivere solo per la prima volta in vita sua e non sapendo cucinare vuole mangiare lo stesso un ottimo piatto.

Ma anche a chi ha ospiti all’improvviso e vuole godersi una cena in tranquillità o ai ragazzi che vivono lontani da casa.

Il mio pensiero però è rivolto in particolare agli italiani che vivono all’estero o a chi ha comunque origini italiane e ha conosciuto la nostra cucina attraverso i nonni. Ho avuto ospiti nei miei locali italo-americani, che hanno pianto sentendo il nostro accento e riassaggiando i piatti della tradizione e hanno ringraziato per aver potuto in questo modo ricordare i loro nonni. Diciamo che mi rivolgo ai nostalgici della nostra cucina e dell’Italia in generale.

Dove si possono acquistare queste bontà?

Abbiamo un sito e un e-commerce in continua evoluzione e miglioramento, sui quali si può trovare tutta la nostra offerta.

Ora che hai terminato il lavoro a Villarosa, il tuo rifugio estivo, e anche l’Osteria, lo stellato a Vico Equense, è ancora chiuso per ovvi motivi, a cosa ti stai dedicando?

Ci stiamo concentrando su nuovi progetti per migliorare sempre di più l’offerta dell’Osteria e puntare, perché no, a ulteriori traguardi.

Sicuramente quando riapriremo, cosa ancora indefinita, ci saranno novità che riguardano la sala e non solo.

Probabilmente il menù avrà una virata verso il vegetale. Già apprezzavo in modo più spiccato il vegetale ma di sicuro nel tempo la carne sarà sempre meno presente nei menù dell’Osteria.

Quando riaprirà l’Osteria?

Ovviamente riapriremo quando la situazione sarà tranquilla.

Rimettere in moto la macchina di uno stellato non è semplice e vogliamo evitare passi falsi.

Dovremo anche rinunciare a qualche posto avendo a disposizione un ambiente limitato e inserire qualche regola in più. Per ora attendiamo.