Diana d’Istanto ci racconta la storia di “I Balzini”, azienda vinicola nata dalla volontà di Vincenzo D’Isanto, commercialista fiorentino, animato dal desiderio di produrre un vino che raccontasse una Toscana diversa. La passione di Vincenzo ha poi coinvolto la moglie Antonella, che nel 2005 ha abbandonato la propria attività professionale per dedicarsi completamente alla conduzione dell’Azienda, con l’aiuto adesso della figlia Diana. 

 

Ciao Diana, ci racconti le origini della vostra azienda?

Mio padre, Vincenzo D’Isanto, commercialista fiorentino, animato da una grande passione per il vino e dal desiderio di creare un prodotto caratterizzato da personalità ed eleganza decise di acquistare questa piccola proprietà nel comune di Barberino Val d’Elsa dalla conformazione abbastanza classica: casa colonica circondata da piccoli appezzamenti di terreno. Per quanto l’idea iniziale fosse quella di produrre vini per se stesso e per i suoi amici, decise comunque di avvalersi di consulenti del calibro di Giulio Gambelli e, dopo aver fatto analizzare i terreni, per capire quali fossero i vitigni capaci di esprimersi in maniera ottimale, impiantò il primo vigneto nel 1980. È così che, dopo varie sperimentazioni, nel 1987 nacque I Balzini White Label, il primo vino aziendale composto da Sangiovese e Cabernet Sauvignon, immesso poi sul mercato nel 1991, a quattro anni dalla vendemmia. Dopo undici anni, nel 1998, è nata la seconda etichetta, I Balzini Black Label, che al Sangiovese e al Cabernet ha unito anche il Merlot.

Come nasce il nome I Balzini?

I Balzini è il nome con cui veniva indicato il terreno su cui stanno la casa e i vigneti al catasto al tempo dell’acquisto. Non a caso, la configurazione morfologica dei nostri vigneti è proprio a piccole balze.

 

Tua Madre Antonella ha implemementato la gamma di prodotti e ha realizzato il progetto Tuscan Colors, ci racconti qualcosa in più?

Anch’essa grande appassionata di vino, nel 2005 mia madre Antonella ha deciso di abbandonare la propria attività di consulente del lavoro per dedicarsi completamente a quella che poi sarebbe diventata l’azienda. Grazie al suo arrivo, la passione di entrambi si è trasformata in un vero e proprio piano imprenditoriale. Sono stati organizzati gli uffici, il numero di vigneti è aumentato e intorno a I Balzini si è strutturato una vero e prorio team di professionisti. La mission è rimasta quella di produrre grandi vini dal carattere deciso e definito, che rappresentassero il territorio e allo stesso tempo fossero eleganti, armonici ed estremamente piacevoli da bere. La gamma di prodotti è poi aumentata; nel 2006, stavolta tutto da uve autoctone, nasce I Balzini Green Label, a base di Sangiovese e Mammolo e dopo ancora qualche anno, I Balzini Red Label con Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon. Infine I Balzini Pink Label, vino rosato a base di Sangiovese e Merlot.

Ci puoi raccontare le caratteristiche di ognuno dei vostri vini?

I nostri vini, benchè tutti accomunati dalla cura e l’attenzione maniacale che li accompagna dalla vigna fino al bicchiere dei nostri clienti, sono pensati e nati per accompagnare momenti e occasioni diversi. I nostri due Supertuscan, I Balzini White Label e I Balzini Black Label, sono entrambi vini eleganti e complessi, equilibrati e morbidi in bocca e con un retrogusto molto lungo, adatti al lungo invecchiamento, escono a 5 anni dalla vendemmia. Sono vini per occasioni speciali; il primo è caratterizzato da note di frutti di bosco a bacca rossa molto maturi e aromi speziati che esprimono una forte impronta territoriale. Il secondo,  caldo, austero e potente, conserva un complesso di note fruttate e speziate con sentori di caffè e vaniglia, cioccolato nero e cuoio. I Balzini Red Label, invece, è un vino più semplice, da tutto pasto e da tutte le occasioni. È un vino che non sbaglia mai e dove, grazie a un uso discreto della barrique e un’ottima struttura, si alternano note floreali e speziate.

Completamente diverso è I Balzini Green Label, nato dall’idea di produrre un “vino da bere subito”, che esprima giovinezza, freschezza e carattere. Con un bouquet floreale nel quale la nota domnante è la viola mammola – grazie al particolare uvaggio che prevede una piccola percentuale di Mammolo, antico vitigno toscano e all’assenza dell’uso del legno – oltre a esprimere perfettamente il territorio è pensato per essere bevuto fresco e per accompagnare anche piatti di pesce. Infine I Balzini Pink Label, un vino rosato dai profumi intensi, caratterizzato da note di mughetto e di frutti rossi dove emergono particolarmente la ciliegia e la fragola, ne produciamo appena 3000 bottiglie l’anno.

Diversi sono i premi che i vostri vini hanno ricevuto, qual è la vostra filosofia che vi ha permesso di raggiungere questi riscontri?

I nostri vini collezionano premi e riconoscimenti  ancora prima che escano ufficialmente in commercio. I risultati ci riempiono sempre di grande orgoglio e certamente ci spronano a cercare di lavorare sempre meglio. A monte di tutto rimane sempre l’idea di mio padre; offrire sulla tavola un vino che possa fare la differenza e rendere anche un semplice pasto un’esperienza da ricordare.

 

Nella vostra azienda organizzate dei Wine Tour per mostrare e condividere il risultato della nostra passione, che riscontro hanno?

Ottimi. È una grande soddisfazione vedere l’entusiasmo e il consenso negli occhi di chi viene a trovarci per capire come lavoriamo e assaggiare i frutti di questo impegno.

Fate parte del Comitato Grandi Cru d’Italia, ci racconti l’obiettivo di quest’associazione?

Il Comitato Grandi Cru d’Italia nasce nel 2006 con lo scopo di tutelare e sviluppare il prestigio delle aziende vitivinicole che, da almeno 20 anni, producono grandi vini con ratings ai massimi livelli. I Balzini sono stati selezionati sulla scorta di rigidi criteri qualitativi, tenendo conto della loro storia e della tradizione nel settore vitivinicolo e per l’alto grado di affidabilità nel produrre vini di altissimo livello.

 

Quali sono i vostri canali di vendita e chi sono i vostri clienti?

La rete commerciale è sviluppata all’80% internamente. La parte maggioritaria del nostro fatturato viene dall’estero: abbiamo contatti diretti con molti clienti privati, fra i quali spiccano i collezionisti, e in più ci avvaliamo di importatori con cui costruiamo e manteniamo rapporti di collaborazione. In Italia abbiamo un paio di agenti che ci aiutano in Toscana, in tutto il resto del paese vendiamo senza intermediazioni. Come detto, tanti nostri clienti sono privati, winelover e appassionati ma abbiamo anche una discreta rete di ristoranti e enoteche. In generale ci piace conoscere chi si occuperà di vendere il nostro vino al consumatore finale, siamo molto attenti ai rapporti e alle collaborazioni.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

In questi primi due anni da quando sono diventata amministratore dell’azienda ho cercato soprattutto di trovare un equilibrio tra gli aspetti tradizionali e quelli futuribili. Mi confronto ancora molto con i miei genitori, che per I Balzini hanno sempre cercato l’accellenza e che per me sono continua fonte di ispirazione. Allo stesso tempo mi confronto molto con il mio team, quasi tutto al femminile, a cominciare dall’enologa Barbara Tamburini, perchè credo che una visione comunitaria sia alla base del successo di qualsiasi realtà composta da persone. Il futuro me lo immagino scandito da altre grandi annate, mi piacerebbe ampliare ulteriormente la gamma dei vini, un restayling progressivo (già in atto) delle etichette e in generale dell’immagine dell’azienda e un’attenzione sempre crescente verso l’ambiente.

L’ecosostenibilità e la tutela della biodoversità sono da anni al centro del nostro lavoro: pur non essendo certificati, pratichiamo agricultura 100% biologica, abbiamo un impianto fotovoltaico a copertura della tinaia, punti cattura-luce in barricaia per limitare l’uso di energia elettrica e stiamo pensando di introdurre delle arnie di api, un vero e proprio barometro della salubrità ambientale. Infine, sulla scia dell’impegno di mia madre Antonella nei confronti della formazione, continueremo a collaborare con le realtà formative di zona, come facciamo con AIS Firenze tramite la Borsa di Studio I Balzini, per esempio. Mi interessa sostenere la diffusione di una cultura del bere responsabile, ritengo il vino come una forma d’arte che ha bisogno quindi di estimatori/consumatori consapevoli e almeno minimamente preparati a capire cosa hanno nel bicchiere.

A livello commerciale la missione è quella di accrescere capillarmente la nostra presenza sui vari mercati esteri mentre una grande soddisfazione personale sarebbe riuscire a essere sempre più presenti proprio nel nostro territorio.