Solopizza è lo storico brand della pizza napoletana, prima catena di pizzerie italiane. Martedì 19 febbraio 2019, la pizzeria di Via Medina 55, per celebrare i suoi 40 anni di attività, ha presentato le nuove pizze firmate dal maestro pizzaiolo Ciro Buonomo.

Ho avuto il piacere di intervistare Ciro Buonomo ed Ermanno Farnioli, uno dei noti imprenditori fondatori del marchio.

Cos’è cambiato dal 1979, anno della nascita del brand Solopizza, ad oggi?

Parla Ermanno: Solopizza è stata la prima catena di pizzerie che ha sviluppato il concetto di “pizza a ruota di carro”. I maestri pizzaioli di un tempo hanno avuto alle spalle la tradizione, oggi si sente molto la parola gourmet, ma questa è solo una moda del momento. Il primo pizzaiolo di Solopizza è stato Mario Abate, invece, Ciro Buonomo è il suo erede.

A cosa è dovuto il nome “Solopizza”?

Parla Ermanno:  Ci siamo inspirati all’antica pizzeria “Da Michele”, una delle pizzerie più famose di Napoli. Insieme a Mario Abate, maestro pizzaiolo, mi chiesi “Michele cosa fa? Solo pizza” e allora, non potendoci chiamare “Michele” optammo per “Solopizza”.

Cos’è cambiato da quando ha iniziato ad impastare le prime pizze ad oggi?

Parla Ciro: Ciò che è cambiata è la concorrenza, è diventata spietata, è dovuta non alla qualità, ma a ciò che è mediatico. Io ho iniziato ad impastare quando avevo 13 anni, insieme a mio padre. La mia era una famiglia di pizzaioli, a partire da mio nonno e ai miei cognati. Oltre alla mia famiglia ho avuto tanti altri maestri, uno dei quali è stato Mario Abate, al suo forte legame per la tradizione ho unito il mio sguardo verso le novità.

Com’è una pizza firmata Ciro Buonomo?

Parla Ciro: Tre sono le cose a cui do categoricamente importanza: lievitazione, lavorazione e materie prime. Ciò che non manca è l’esperienza, quella fa la differenza, per formare un maestro pizzaiolo e chiamarlo tale ci vogliono circa 25 anni. Una specialità di questo 2019, che è anche la pizza che abbiamo proposto per l’anniversario dei 40 anni di Solopizza, è la “profumata”, fatta con pomodorini gialli del piennolo, provolone del monaco e mozzarella di bufala.

 Tradizione e innovazione come stanno al passo?

Parla Ermanno: Noi facciamo affidamento sulla tradizione, non muore mai, le pizze più semplici con i prodotti giusti sono sempre le migliori. A differenza delle pizze tradizionali, quelle gourmet hanno un cornicione molto più alto e i condimenti scelti sono elaborati e il più delle volte difficili da digerire. Fare un pizza con tanti prodotti distoglie l’attenzione dalla pizza stessa. Negli anni 80’ abbiamo proposto una pizza chiamata “porca vacca”, fatta con panna spray, pomodoro, fondina, mozzarella e gorgonzola, ancora oggi la riproponiamo.

Cosa si aspetta dopo questa serata?

Parla Ermanno: A giudicare dai piatti vuoti, deduco che la pizza sia piaciuta. Spero che verranno a trovarci sempre più persone, di avvicinare gente nuova e far ritornare chi ha già gustato le nostre pizze. Il nostro cavallo di battaglia sono i prodotti e sulla loro qualità non ci smentiamo mai.

Pochi sono gli ingredienti per fare una pizza, ma molte sono le difficoltà per renderla buona.