Intervista a Domenico Zizzi, italianissimo pugliese doc, “chef de partie” al famoso ristorante “Heinz Beck” di Tokio dove oltre a sventolare la bandiera nipponica è quella italiana ad essere protagonista.

Nella capitale giapponese trovi la massima espressione della cucina autoctona e tutti i tipi di ristorante etnico ma da qualche hanno la cucina del rinomato ristorante ha l’anima italiana.

Ho avuto il piacere di intervistare Domenico, un ragazzo dotato di grande umiltà che dopo una gavetta importante si ritrova in una delle cucine più note del Giappone e non solo.

Allora Domenico iniziamo da quando tutto ha preso una certa forma, quando hai capito di avere una grande passione per il food?

Ho capito di avere una grande passione per il cibo e di conseguenza per la cucina, fin da piccolo, quando a 8 anni ho cucinato gli asparagi selvatici, che avevo raccolto tra i muretti a secco della mia Puglia, con le uova delle galline, che mia mamma teneva in cortile, e l’olio extravergine prodotto dai miei genitori.

Il tuo percorso formativo, immagino realizzato in Italia, è passato per quali step?

Seguendo la mia indole mi sono iscritto alla scuola alberghiera di Ceglie Messapico, diretto dal prof. Domenico Lillo presidente FIC Taranto. Poi le prime esperienze sul campo le ho fatte con lo chef Vito Semeraro c/o alcuni hotel 5 stelle, sempre in Puglia, poi sono stato responsabile del •Bina ristorante di Puglia a Locorotondo • a seguire una piccola parentesi al Four Seasons a Milano con lo chef Sergio Mei, poi passando per la Germania, sono arrivato a Parigi a lavorare per il mitico Joel Robuchon. Li mi sono fermato per circa 3 anni, dove mi hanno insegnato tanto, disciplina, cura dei dettagli, rispetto delle materie prime. Così sono arrivato a Bangkok e poi in Giappone con lo chef Yosuke Suga a Fukuoka per quasi due anni. Il mio percorso di crescita è formazione è proseguito a Tokyo dove ho lavorato per un anno e mezzo con la chef spagnola, Carmen Ruscalleda. Da ottobre lavoro presso il ristorante Heinz Beck Tokyo.

Quando hai deciso che era il momento di fare il salto e partire per uno dei ristoranti più blasonati di Tokio?

Ho deciso che era il momento giusto per fare il salto e partire per Tokyo quando a Parigi ho lavorato insieme allo chef giapponese Suga per approfondire la conoscenza della cucina e della cultura Giapponese che mi affascinava molto.

Immagino non sia stata una scelta semplice e soprattutto come sei riuscito a mixare scuole di pensiero così diverse come la cucina italia e quella giapponese?

La cucina italiana e quella giapponese sono molte diverse tra di loro ma i giapponesi amano molto lo stile di cucina ed il cibo italiano ed hanno in comune il rispetto per tradizioni e la loro storia.

Cosa ti manca maggiormente dell’Italia e cosa no?

Dell’Italia mi manca il clima, l’atmosfera che si respira, l’affetto delle persone care e per certi versi  lo stile di vita italiano, ma non proprio tutto. Vorrei la puntualità, il rigore ed il senso civico dei giapponesi. 
Non mi manca per niente andare negli uffici pubblici italiani! 

Il ristorante Heinz Beck Tokio è un eccellenza: il food si sposa con il design puro e con i sapori, quanto lavoro ce alle spalle e quanta pressione\attenzione serve?

Il ristorante Heinz Beck Tokyo ha un design puro ed una vista sul lago vicino  all’ Imperial Palace in pieno centro. Alle spalle di questo progetto  c’è studio, sacrificio, rispetto del prodotto e della stagionalità.
Lo chef Giuseppe Molaro ne è un esempio. 

Italia e Giappone, come mentalità sono molto lontane? Dimmi una cosa che le accomuna.

Italia e Giappone, Antonio,  non sono molto distanti come mentalità come si puo’ immaginare.
Sul cibo, invece ci piace mangiare prodotti leggeri, freschi e di stagione come loro.

E’ previsto un tuo ritorno in Italia?

Per il momento non ancora, ma mai dire mai …

I tuoi progetti Futuri.

Il mio sogno è quello di lavorare insieme a mio fratello, io lo chef e lui che si occupa della sala, essendo primo Maitre a Bangkok per il ristorante Joel Robuchon da circa 5 anni e di avere come clienti i nostri genitori.

Un saluto ai lettori di Foodmakers in giapponese 😉

Hai!
Minasan arigatogozaimasu ! 
Matta ne ! Yoroshiku Onegaiitashimasu!