Francesco De Nicola inizia molto presto la sua attività di barman, nel 2017 vince Diplomático World Tournament, competizione internazionale targata Ron Diplomático e nel 2019 ha avuto l’onore di rappresentare l’Italia, nella finale mondiale della “Bacardi Legacy” ad Amsterdam.

Ciao Francesco, ci racconti come ti sei avvicinato al mondo della mixology?

All’età di 16 anni iniziai la mia “carriera” all’interno del bar. Un po’ per gioco, un po’ per necessità, trascorsi la mia prima stagione da barista nel celebre “Piccadilly Café” di Anzio. Ci fu subito grande affiatamento tra i proprietari, la Signora Maria e il figlio Giuseppe detto “Pino”, e me. Proprio Pino, stacanovista del mondo della miscelazione e del buon bere, mi fece appassionare, negli anni, al mondo dei cocktails, soprattutto quelli caraibici, avendo lui vissuto per molti anni i Caraibi. Maestro del Rum e dei distillati caraibici e sudamericani, fu lui, ad introdurmi nel mondo del bere miscelato.

Sei stato il vincitore della finale nazionale Bacardi Legacy 2019 e poi hai rappresentato l’Italia nella finale mondiale, che si è tenuta ad Amsterdam nel mese di maggio, ci racconti qualcosa?

Nel 2019 ho avuto l’onore di rappresentare l’Italia, nella finale mondiale della “Bacardi Legacy” ad Amsterdam. Quella fu un’esperienza indimenticabile. Nel mondo, ci sono migliaia di bartender ed io ho avuto il piacere, proprio in quell’occasione, di conoscerne alcuni dei più bravi, di condividere con loro nozioni ed esperienze, ma soprattutto di gareggiare contro di loro. Feci una bellissima performance presentando il mio cocktail “El bate”, una rivisitazione del classico Daiquiri con una nota prevalentemente erbacea data da un cordiale al brodo vegetale. Al di là del risultato (non arrivai tra i primi tre), fu una settimana molto intensa e piena di avvenimenti. Sarò sempre grato alla Bacardí family per avermi concesso questa opportunità.

Nel 2017 sei stato il vincitore di Diplomático World Tournament, competizione internazionale targata Ron Diplomático, quanto contano le gare per te e cosa rappresentano?

Nel 2017 vinsi la mia prima gara, il “Diplomatico World Tournament” andando a rappresentare l’Italia nella finale di Barcellona. Essendo la mia prima esperienza internazionale, fu ancora più bella ed intensa della Bacardi Legacy, proprio perché non avevo nessuna idea di cosa mi aspettava. Con i finalisti mondiali, qualche tempo dopo andammo tutti insieme, nella casa di Diplomatico, in Venezuela. Un’esperienza inenarrabile.

Ho iniziato a fare le gare per puro divertimento, ma poi quando vivi dei momenti così forti e indimenticabili come, le finali mondiali, la condivisione di mille aneddoti con i bartender più bravi del mondo, i viaggi, stringere amicizie con ragazzi di varie etnie, ecco dopo tutto, vorrei sempre fare gare.

Sei stato Owner and Founder presso Sottobanco Roma, ci racconti qualcosa in più?

Ho aperto il sottobanco nel 2017, un ristorante e cocktail bar che faceva del food pairing il suo cavallo di battaglia. È stato un’esperienza durata 2 anni circa. Abbiamo portato un piccolo ristorante di periferia ad essere conosciuto in tutta Italia, ci fecero molti articoli dedicati su varie riviste giornali di settore. Parlo al passato perché nel 2019 ricevemmo un’offerta molto importante da parte di un imprenditore romano che decise di acquistare il nostro ristorante e devo ammettere che questo è stato uno dei migliori riconoscimenti che io e i miei soci potessimo avere.

Quale tecnica di miscelazione preferisci?

Beh fare un po’ di casino con lo shaker piace a tutti, ma diciamo che a seconda del drink che si va a comporre, esiste una tecnica specifica.

Ma quanto spazio ha la creatività nel tuo lavoro?

La creatività è fondamentale nel nostro lavoro, non solo per quanto concerne la ricetta di un drink, la preparazione di un ingrediente “homemade” o la creazione di una “garnish”, ma soprattutto nel modo in cui si accoglie un cliente, in cui ci si rapporta con i colleghi, nel modo in cui si approccia al bancone. Nel bar tutto è creatività. Tranne il Manhattan!

E il distillato che preferisci miscelare?

Ovviamente il Rum!

Qual è il cocktail che preferisci bere e quello che preferisci realizzare?

Sicuramente drink freschi, estivi, da bere all’ombra di un ciringuito al mare, quelli decorati con l’ombrellino di carta e la frutta frasca. Solitamente a base Rum. Un bel mojito o un daiquiri o un Cuba libre.

Il drink che preferisco realizzare è quello che vuole il cliente!

Esiste il cocktail perfetto?

Il Manhattan! 

Dopo il lockdown, come ha reagito la clientela?

Dopo il lookdown, da parte della gente, ho notato una grande voglia di evadere dalle proprio abitazioni. Ovviamente il luogo di ritrovo per eccellenza è il bar. Purtroppo, da un’anno, stiamo affrontando una situazione di grossa difficoltà. La mia speranza più grande è di ritrovarsi al più presto davanti ad un bancone, con un drink in mano, qualsiasi esso sia, ascoltare musica e svagarsi con Amici o sconosciuti. 

Progetti per il futuro?

Dal dicembre 2019 sono il responsabile del bar del ristorante “AMAMI“, che si trova in Viale Gorizia poco distante dal centro di Roma. È un progetto giovane ed innovativo. Proponiamo una cucina mediterranea con un accento “fusion”, con a capo lo chef Riccardo Fanucci del Gambero Rosso e docente di cucina internazionale. Al bar, insieme al capobarman Matteo Battistini, stiamo proponendo una miscelazione caratterizzata da note fresche e balsamiche, miscelando ingredienti mediterranei ed orientali, cercando di creare in tal modo la perfetta armonia tra drink e food.