Diego Ferrari, autentico “alchimista” dei drink che da anni studia e approfondisce le tecniche di “mescolamento” degli ingredienti. Autore del libro “Low Alcohol Cocktails – New Frontiers in Mixology”, questo suo modo di intepretare la mixology lo rende un’eccellenza ed anche l’antesignano del movimento “low alcool” in Italia, con la capacità di trasformare un’apparente limitazione in una grande opportunità

Ciao Diego ci racconti come ti sei avvicinato al mondo della mixology?

Da ragazzino, all’età di diciassette anni, incominciai a lavorare come aiuto pizzaiolo in un ristorante vicino casa mia. 

Alcuni amici un pò più grandi di me già a quel tempo impiegavano il loro tempo a fare i bartenders in alcuni locali popolari nella mia città e pensai poteva essere un mondo divertente ed un’estensione interessante del mondo della ristorazione.

Al ritorno dal servizio militare alla fine degli anni ’90 ho incominciato a seguire i primi corsi di barman decidendo di seguire questo percorso nella maniera più professionale possibile…e da quel giorno è stata pura magia.

Ci racconti le tue esperienze passate e cosa ti hanno lasciato?

Come appena raccontato dopo l’esperienza in un paio di ristoranti/pizzeria che mi hanno dato modo di imparare il servizio di sala, del banco e le rispettive dinamiche decisi di iniziare il mio percorso come barista a 360 gradi…. Partendo da un conosciuto bar diurno e serale in Lodi, la città dove vivo, iniziai a comprendere tutte le fasce del giorno all’interno del bar! Caffetteria, servizio, pranzo, aperitivi e dopo cena lavorando spesso 6 0 7 giorni su 7 anche 16 ore al giorno ma ottenendo un bagaglio di esperienze tali che mi hanno portato subito dopo a Londra, in alcuni importanti locali e Hotel.

Dopo un’esperienza di crescita in Inghilterra contornato da anni di competizioni internazionali decisi di tornare in suolo di madre patria approcciando in un inizio degli anni 2000 nella mia città natia un inusuale, per quei anni, Sushi bar and restaurant. 

Gli anni a seguire sono stati una evoluzione di nuove esperienze che sono servite a completare la mia conoscenza nel settore che mi hanno portato a viaggiare e conoscere il mondo e le sue migliaia di sfaccettature. 

In anni più maturi decisi di muovermi a Milano e iniziai una delle esperienze più importanti nella mia carriera, la Rotonda Bistro. Questo locale ha dato i natali al concetto del Low Abv già nel 2014, dettato da una restrizione contrattuale imposta dal comune di Milano, che non prevedeva l’utilizzo di super alcolici sopra i 21% Vol alcool. 

Questa esperienza ha dato modo di poter creare e sviluppare una ricerca sui cocktail a bassa gradazione alcolica portandomi addirittura alla stesura e pubblicazione del premiato a livello globale “Cocktail Low Alcool – Nuove Frontiere della Miscelazione” edito da Bibliotheca Culinaria con prefazione di Nicola Fabbri e con contenuti fotografici creati dal famoso fotografo Pasquale Formisano.

Il tempo e le esperienze crescono e oggi, da oltre un anno, sono Europa Rum Barista per Matusalem Rum una figura simile all’Ambassador che in questi giorni mi ha visto essere nominato tra i top 10 international ambassador da Tales of the Cocktails e l’anno scorso uno dei Best 100 figures in the Bar Industry per Drink International.

Chi è stato il tuo maestro?

Sostanzialmente tutti coloro che ho avuto modo di incontrare nella mia vita ma sicuramente non solo per me ma per tutti i bartenders italiani un punto di riferimento, di ispirazione e stimolo che mi ha dato modo di diventare quello che sono oggi è Dario Comini. Fino da ragazzo seguivo lo stile di miscelazione di Dario cercando di differenziarmi da tutti inspirandomi al suo stile e il suo modo di lavoro. 

Ricordi qual è il primo cocktail che hai preparato?

Sono passati troppi anni…..impossibile ricordare!

Sei un barman di livello internazionale che ha partecipato e vinto numerosi premi internazionali, che esperienze sono state e cosa porti dietro con te?

Le competizioni vinte ( poche ) o perse ( tante ) sono solo passaggi di carriera e di crescita divertenti e di grande impatto. 

Sicuramente mi hanno fatto crescere e scoprire un lato di me stesso che non conoscevo ovvero il feeling di stare in uno stage, un palco, sentendomi a mio agio come oratore.

Credo l’esperienza più importante che ha svelato questo mi lato avvenne nella mia prima competizione a livello amatoriale fatta se non erro nel 2000 0 2001 dove l’agitazione e l’emozione pre gara scomparve immediatamente dopo il mio arrivo sul palco dietro la station….ricordo, quasi come fossi stato in un film, che il rumore assordante attorno a me divenne all’improvviso silenzio per qualche secondo…respirai, e incominciai la mia “esibizione” che mi portò a vincere la mia prima competizione alla mia prima esperienza. 

Quel giorno fu l’inizio di un interminabile sequenza di momenti di silenzio pre stage che tutt’oggi mi ha visto partecipe di decine di competizioni e circa un centinaio di MarsterClass di fronte a un pubblico di appassionati e amici che in alcuni casi hanno superato anche i 700 spettatori.

Ci racconti del tuo progetto Cocktail Art?

Cocktail Art è un gruppo in Facebook, un piacevole gioco che inspira le persone a migliorare il proprio approccio visivo nei drink e, in un’era di social media, una possibilità di far conoscere il proprio nome e capacità.

Nasce nel 2008 ma sboccia come un fiore solo nel 2012. 

Basato su regole abbastanza lineari e sul buon gusto Cocktail Art vede la condivisione di fotografie di cocktail e creazioni di artisti da tutto il mondo.

Un tempo non molto lontano i social media e internet non erano ancora cosi evoluti e i libri che parlavano di cocktail erano pochi e con immagini spesso di repertorio.

L’idea di condivisione di contenuti visivi avvenne un giorno mentre ero a bere un drink al Nottingham Forest e decisi di creare questo gruppo per dare modo a tutti di confrontarsi e inspirarsi.

Da quel momento Cocktail Art è cresciuta costantemente e ad oggi, dopo 12 anni, vede abbracciare una piccola comunità di Mixology da tutto il mondo che condividono foto h24 e 7/7.

A livello gestionale da oltre un anno con me c’è un amico e un cocktail lover d’eccellenza, Shane Eaton. Insieme accogliamo più di 16k barman da tutto il mondo e abbiamo raccolto oltre 30K foto inerenti a cocktails.

Hai scritto Low Alcohol Cocktails – New Frontiers in Mixology, ci racconti com’è nato il progetto ?

Come accennato nella domanda a precedente arriva da una esperienza di vita all’interno della Rotonda Bistro di Milano dove abbiamo, io e il nostro team, sviluppato un limite in un punto di forza.

Da anni l’idea di creare un libro bazzicava nella mia mente ma come tutto c’è un posto ed un tempo per farlo. 

Il mio fu nel 2017 quando la casa editrice Bibliotheca Culinaria, tra le più famose e importanti case editrici in tema di food e drink, mi chiese se volevo scrivere un libro con questa tematica.

Decisi che era il momento giusto e con l’aiuto di Pasquale Formisano, fotografo e proprietario della Rotonda Bistro, decidemmo di creare questo meraviglioso libro.

Dopo un anno, nel giugno 2018 il libro ebbe i suoi natali e fu stampato in Italiano e in Inglese.

Solo dopo un anno questo meraviglioso testo fu premiato a Macao, in China, come Best World Book nella sua categoria dai Gourmand Awards coronando un incredibile sogno.

Quale tecnica di miscelazione preferisci?

Le tecniche evolvono con il passare del tempo e delle tendenze. L’importante è conoscerle tutte per poi usarle nel modo giusto, al momento giusto e soprattutto nel luogo giusto.

Ma quanto spazio ha la creatività nel tuo lavoro?

Molta poiché se pur nel ruolo di Ambassador in Matusalem Rum abbiamo opportunità di guardare oltre la confort zone e ci stimolano a crescere sia a livello personale, artistico, tecnico.

E il distillato che preferisci miscelare?

Ovviamente Rum.

Qual è il cocktail che preferisci bere e quello che preferisci realizzare?

Onestamente preferisco bere una birra in compagnia ma se devo scegliere un drink è il daiquiri si da bere che da fare.

Esiste il cocktail perfetto?

Esiste la donna perfetta? La casa perfetta? La macchina perfetta? 

La risposta sarà sempre no…..

Troppe variabili e non dimentichiamo che l’essere umano, imperfetto di natura, sposta l’ipotetico ago della bilancia soggettivo sempre più in alto…in poche parole la perfezione è uno stimolo soggettivo che ci porta a ricercarla all’infinito.

Progetti per il futuro?

Non ho mai cercato o guardato al futuro cercando altro….la vita è meravigliosa e piena di avventure, al momento giusto saprò cosa fare e dove andare!