Gesturi è un paesino nel cuore della Marmilla, posto ai piedi di un promontorio vulcanico denominato Giara. Le bellezze naturali che lo circondano tra cui il parco omonimo, lo rendono un luogo invidiabile dove vivere o anche semplicemente trascorrere del tempo.

Ricco di tradizioni e di storia, seppur nella sua semplicità, affascina e rapisce. Ed è qui che Ignazio Mura, giovane archeologo è nato e cresciuto. E con lui la sua famiglia, strettamente legata al territorio perché contadini e allevatori da generazioni.

Ho chiesto ad Ignazio di raccontarmi come e perché ha deciso di investire a Gesturi, in un momento in cui i giovani si spostano alla ricerca di un riscatto. Lui invece è andato decisamente controcorrente. Ha acquistato una casa padronale ottocentesca e l’ha trasformata con non pochi sacrifici, in Cortis Antigas un B&B da sogno. Luogo che rispetta tutti i canoni di bellezza antica e veritiera e resta vicino all’architettura tradizionale.

Mi accoglie in un delizioso salottino in cui spicca un’antica stufa a legna che emana un piacevole tepore in questi primi giorni freddi d’autunno. Dalla finestra, arricchita di tendine di lieve pizzo fatto a mano, scorgo il cortile curato, lastricato con dei sanpietrini e in fondo un bell’arco verde. Un caffè, dei dolcetti e l’ospitalità di Ignazio mi mette subito a mio agio. Iniziamo a chiacchierare e resto rapita ad ascoltarlo.

Ignazio, raccontami la tua storia.

Questa casa faceva parte dei miei ricordi da bambino. I miei nonni abitavano poco più in là e io sin da piccolo, passandoci davanti per andare in chiesa o a scuola, trovando il portone aperto, mi fermavo a guardare ammirato il grande giardino e il porticato che si affacciavano sulla strada. E il desiderio di entrare e scoprire il suo interno mi è rimasto anche da adulto. Dopo la laurea in archeologia, ho subito trovato lavoro, riuscendo ad ottenere l’ambito posto fisso.

Ma quando nel 2013, ho visto che la casa era stata messa in vendita, non ci ho pensato due volte e l’ho acquistata. Mi sono trovato con una grande quantità di lavori da fare, ma l’ho amata fin da subito. Molti interventi li ho fatti io personalmente, seguendo il mio istinto e il mio gusto personale. Per me era diventata quasi una droga stare qui e vederla trasformarsi sotto le mie mani. Arrivavo persino, a finire la mia giornata lavorativa da archeologo e la sera, anziché rincasare dalla mia famiglia, fermarmi qui fino a notte inoltrata per vedere realizzato Cortis Antigas, il progetto che avevo in mente.

Anche se inizialmente non ci avevo pensato, gli ampi spazi e la struttura interna, man mano che ritornavano al vecchio splendore, mi convincevano sempre più che sarebbero stati perfetti per accogliere una struttura ricettiva. Ed è in quella direzione che mi sono mosso, coadiuvato dai miei cari.

L’obiettivo era di offrire un tipo di ospitalità improntata sulla ruralità. Grazie all’azienda agricola e alla fattoria che gestiamo da anni, sin da subito siamo stati in grado di offrire ai visitatori dei prodotti fatti in casa. Realmente genuini e coltivati nella nostra terra. Gli stessi che noi tutti consumiamo, così come in passato facevano i nostri nonni in modo semplice e legato ai cicli della natura.

E con l’esperienza e il confronto, mi sono reso conto, che è proprio questo che cercano i nostri ospiti. Le persone che arrivano da New York, Londra, così come da Melbourne, hanno una cosa che le accomuna. Hanno bisogno di pace, di serenità, di emozioni e seppur lontane, di sentirsi come a casa. Per non parlare dei sapori perduti. Noi sottovalutiamo questa cosa, ma è di estrema importanza. Quando offri loro delle semplici mele di alberi antichi, piccole, storte e magari anche un po’ bacate, rimangono stupite trovando un gusto che credevano di conoscere. Ma che in realtà è mille volte più buono rispetto a quello provato fino ad allora.

Ecco le emozioni che generano benessere e ricordi! I pomodori poi, che spesso e volentieri sono prodotti in serra, e di accattivante hanno solo la lucentezza e il colore, qui invece, raccolti sul momento, sono ricchi di sapore, dolci e profumati.

Il mondo sta cambiando in modo repentino e mangiare bene è diventato un lusso. Qui da noi in Sardegna, anche in città un po’ più grandi, non è difficile trovare prodotti sani e naturali. Ma chi vive nelle metropoli, difficilmente ha la stessa opportunità. Qualità e buon prezzo, che puoi vedere solo comprando direttamente dal produttore, senza troppi intermediari.

Puntando su questo, siamo riusciti a crescere e a farci conoscere, e devo ammettere che sono soddisfatto dei risultati ottenuti. Certo, ho dovuto dar fondo a tutto il mio coraggio. Soprattutto nel momento in cui ho lasciato il mio posto di lavoro a tempo indeterminato per intraprendere questa strada. Tutti mi davano del pazzo, dubbiosi del fatto che un viaggiatore potesse scegliere Gesturi come meta della sua vacanza. Ma ad oggi posso dire che è una scelta che rifarei mille volte.

I turisti come ti trovano?

Trovano Cortis Antigas principalmente su internet consultando il nostro sito, poi anche sui social. Inizialmente, appena abbiamo aperto, ci contattavano attraverso i principali portali turistici. Ma oggi sta funzionando tantissimo anche il passaparola grazie ad una clientela fidelizzata che torna, magari portando con sé gli amici e i familiari.

Una delle cose che più mi gratifica di questo lavoro è che, anche quando non abbiamo potuto viaggiare personalmente, perché impegnati ad accogliere i clienti per recuperare la stagione cortissima, a causa delle chiusure forzate, è come se lo avessimo fatto. Perché le persone che vengono fin qui non sono semplici turisti ma si possono definire dei viaggiatori che hanno compreso e sposato la mia idea di accoglienza. E tra noi e loro, avviene uno scambio reale di emozioni.

Arrivano perché davvero interessati a conoscere la vera Sardegna. Non solo le bellissime spiagge, ma il patrimonio naturale, il Parco della Giara di Gesturi, Barumini il suo monumentale nuraghe, patrimonio dell’Unesco, i tanti siti archeologici che ci circondano, ma soprattutto le persone! Vedere camminare per strada, un anziano di 97 anni, (e sappiamo bene che la Sardegna è l’isola dei centenari) e potersi confrontare con lui, è un’emozione che non si può raccontare. Ti riporta alla realtà, e ti fa tornare in pace con il mondo.

Ecco, questi viaggiatori vengono per questo, vengono per scoprire un territorio e tutto ciò che contiene di materiale e immateriale. Non sono qui per vivere un’esperienza filtrata. Non per vivere una sceneggiatura fredda e impersonale, bensì cercano esperienze e sensazioni che a pagarle non hanno un prezzo. Ecco la mia idea di offrire ospitalità nel vero senso della parola, con un’accoglienza reale, familiare e intima.

Un’altra cosa che trovo molto bella è che, con serietà e spirito di collaborazione, col tempo siamo riusciti a creare una vera e propria rete. Siamo in contatto con gli artigiani del luogo. Possiamo dare un consiglio valido su cosa vedere, su dove andare a mangiare, quali esperienze enogastronomiche fare. Quali cantine visitare e anche dove acquistare prodotti locali, di ottima qualità senza spendere una fortuna.

E così i viaggiatori si spostano e scoprono quanto c’è intorno a noi. Penso a Gergei con la cantina Olianas e i suoi ottimi vini. Oppure a Laconi con il meraviglioso Parco Aymerich dove c’è un ragazzo che nel piccolo chiosco al suo interno, raccoglie i tartufi e con questi prepara degli ottimi panini.

Un turista che arriva da New York o da altre metropoli non vede il singolo paese bensì l’intero territorio. Ricco di piccoli villaggi in cui ci si sposta in modo molto agevole, perché non c’è traffico, nonostante le strade non sempre comode. E anche questo insegna la lentezza, l’assaporare il tempo, il fermarsi a guardare un’alba, trascorrendo un giorno in un posto, un giorno in un altro, in modo molto naturale. Noi ragioniamo in modo diverso, ma pensiamo ad australiano, abituato a spazi enormi. Che vuoi che sia la distanza tra noi, Sassari, l’Ogliastra o il Gennargentu?

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sarebbe un sogno, far arrivare delle persone che apprezzando e capendo quali risorse offre questo territorio, possano poi decidere di trasferirsi a Gesturi andando a ripopolare il paese. E tutti insieme praticare e diffondere una vera cultura dell’accoglienza. Sicuramente chi decide di venire in questo luogo non lo fa per la movida, ma lo fa con consapevolezza. Ecco perché poi difficilmente resta deluso e torna volentieri.

Questo è il fine settimana dedicato al culto dei morti, mi racconti qualcosa di caratteristico che riguarda il paese?

In Sardegna il culto dei defunti ha origini che si perdono nella notte dei tempi. Già in epoca nuragica si credeva che la morte fosse solo un abbandonare il mondo terreno per passare in uno parallelo di solo spirito. Culto molto più antico di quello più conosciuto di Halloween, che ha una genesi esoterica. Mentre qui, tutte le leggende si basano sulla religione. E la vera ricorrenza che tutt’ora, anche se in forma diversa viene celebrata, è quella chiamata de “Is Animeddas”.

La festa delle anime trova voce e memoria nei racconti dei nostri anziani, ricchi di suggestioni, nostalgia e mistero. Nell’immaginario collettivo, si pensava che tra il 31 ottobre e il 1° novembre, la soglia che separava il mondo dei vivi da quello dei morti, tendesse gradualmente ad assottigliarsi fino a scomparire del tutto. Lasciando così che le porte del purgatorio, si aprissero per fare rientrare le anime penitenti sulla terra, alle loro case, offrendo loro la libertà di circolare fra i vivi. Compito di questi ultimi era quello di onorarle e ingraziarsele, mettendo a disposizione del cibo, da sempre simbolo di eternità e rigenerazione e una luce che le guidasse nel cammino.

La sera del 1° Novembre, i bambini vestiti di stracci, per ricordare le anime sofferenti, con un cestino intrecciato, oppure un sacco di juta, andavano lungo le vie del paese a bussare ai portoni per chiedere un piccolo dono. “Su Pendi Pendi” che, secondo le credenze del tempo, avrebbe alleggerito dalle pene l’anima dei defunti.

Non c’era grande ricchezza, ma le donne, attendevano l’arrivo dei ragazzi e generosamente offrivano loro quanto potevano. Qualche dolce tipico, ma soprattutto arance, mandorle, castagne, melagrane e fichi secchi. Chi non aveva altro, una fetta di lardo tra due pezzi di pane. Mentre i più abbienti arrivavano a donare anche qualche monetina. All’imbrunire si ritornava a casa. E seduti intorno al tavolo, prima di mangiare le cose buone ricevute, si recitavano le preghiere per le anime dei morti.

La sera si accendeva “sa lantia”, un lumicino fatto con uno stoppino di tessuto imbevuto nell’olio che, infilato in un pezzetto di sughero, veniva posto a galleggiare dentro un contenitore colmo d’acqua. Ogni anima defunta aveva dunque la sua luce, che l’avrebbe guidata nel ritorno, che restava accesa fino alla mezzanotte del giorno successivo.

Dopo il rintocco del vespro, era uso offrire ai campanari una zuppiera di pasta, del vino e del pane, che avrebbero consumato nel campanile. Nel corso della notte e del giorno successivo, si sarebbero alternati nel duro compito di far risuonare ininterrottamente le tristi campane a morto.

La tua famiglia, tua madre in particolare produce con maestria tanti dolci tradizionali, soprattutto legati a questo periodo. Quali sono quelli tipici del territorio?

Oltre che per i dolci classici, ricchi di mandorle, sapa, uvetta, fichi secchi, mele e agrumi, Gesturi è ricordata per “Is Ossus de mottu”. Ovvero le ossa dei morti, che erano chiamati anche “pistoccheddus de Gesturi”. Erano preparati seguendo una ricetta semplice e nel loro aspetto risultavano piuttosto brutti ma molto buoni. Oggi come allora, in ogni casa poi non poteva mancare su Pan’e saba, così come is pistoccheddus de cappa, is amarettus e is pabassinas.