A Bagnoli, sospeso tra il mare e la costa, quella che per anni ha fatto da casa allo stabilimento siderurgico più discusso d’Italia, Ilva prima, Italsider poi, c’è un’oasi di pace che i più fortunati avranno visitato almeno una volta nella vita.

Stiamo parlando del Circolo ILVA Bagnoli, un luogo carico di storia e cultura dove sport, cibo e socialità si incontrano.

Una storia di quasi 100 anni e un percorso indissolubilmente legato, almeno per i primi 90, a quella dell’acciaieria di Bagnoli, della quale il Circolo ha seguito gli sviluppi: dagli anni ’60 che segnarono la fine delle discriminazioni sociali nei confronti degli operai e delle loro famiglie che prima di allora non potevano frequentare il circolo, fino al 1997 data in cui per scongiurarne la chiusura, fu costituita un’associazione no profit formata da dipendenti ed ex dipendenti Ilva, che fortunatamente non ne ha condiviso l’esito finale. 

Sotto il profilo sociale quindi, il Circolo ILVA Bagnoli affonda le proprie origini nella Società di Mutuo Soccorso ILVA che aveva lo scopo fondamentale, in sostituzione dei sindacati aboliti peraltro a seguito dell’entrata in vigore della legge fascista del 3/4/1926, di garantire l’assistenzialismo, la solidarietà e l’aggregazione operaia. Divenuto Circolo Canottieri, la Mutuo Soccorso ILVA ereditò la parte sociale della fabbrica occupandosi dell’istruzione degli operai, ospitando numerose colonie marine dedicate ai figli dei dipendenti più bisognosi, ma anche dedicandosi ad attività sportive e ludico ricreative per i dipendenti.

Erano gli anni del fascismo, e sotto il profilo sportivo, al Circolo Canottieri ILVA si praticavano ginnastica, ciclismo, scherma e naturalmente canottaggio che a livello agonistico ottenne negli anni ‘30 alcuni fra i più prestigiosi successi di tutta quanta la storia dell’ILVA.

Ed è questo il patrimonio che raccoglie il Circolo che conosciamo oggi. Un luogo che accoglie e che racconta, attraverso i reperti, come i pontili, le gru, le vecchie imbarcazioni dei canottieri, ma soprattutto attraverso i volti delle persone che portano avanti con dedizione le tradizioni sportive e culturali che già un secolo fa animavano la costa. Come quello di Vittorio Attanasio, ex operaio Ilva dal 1970 e presidente dell’associazione. La sua è una testimonianza preziosa che Carlo Alonzo, attuale gestore del Bistrot, custodisce con cura e condivide con chi come noi passa da qui.

Dopo questo più o meno breve excursus storico, torniamo a occuparci di cibo.

Sì, perché in verità siamo qui per parlarvi del ristorante Altoforno Bistrot, fiore all’occhiello del Circolo. A pochi passi dal mare, qui vi ritroverete a gustare dei piatti incredibili, realizzati dalla mano dello chef napoletano Luca Marotta. E nelle giornate di sole autunnali, con quella leggera e piacevolissima brezza marina, un pranzo all’Altoforno Bistrot è molto più di un’esperienza culinaria. 

Ma andiamo al sodo: cosa abbiamo mangiato?

Lo chef Marotta ha preparato per noi 5 portate spaziali, che solo a ripensarci ci viene l’acquolina.

Il viaggio è iniziato con una zuppetta di lenticchie e friarielli: gustosa ma leggerissima, delicata come una vellutata. Ce ne siamo innamorati fin dal primo cucchiaio e non neghiamo che abbiamo cercato di estorcerne la ricetta.

Il tutto annaffiato da un piacevolissimo Bozzovich rosè IGT beneventano, fresco, minerale e con una gradevolissima persistenza nel finale. E con una bellissima etichetta stile Art Noveau.

Poi è arrivata la caponata di tonno, adagiata su friabili friselline, da afferrare spudoratamente con le mani, che protocolli covid a parte, abbiamo portato alla bocca senza vergogna, ché si sa: se non ti lecchi le dita godi solo a metà. 

Il tempo in questo posto sembra dilatarsi, e tra una portata e l’altra, con un buon calice di vino in mano, sapeste quanto è piacevole alzarsi per sgranchirsi le gambe e fare quattro passi sulla terrazza del Circolo, a pochi passi dal mare. 

Due chiacchiere, qualche foto al panorama e si ritorna a tavola con la terza portata: baccalà in cassuola. Classica ricetta napoletana, bontà garantita. Ci vorrebbe la scarpetta, ma siamo solo a metà viaggio e decidiamo di riservarci spazio per il resto.

E poi arriva la quarta, un piatto che non ha bisogno di presentazioni, in cui terra e mare si incontrano, proprio come accade a riva, a pochi metri da noi: la genovese di tonno. Buonissima. 

Infine quello che Luca Marotta presenta come cavallo di battaglia del menù: la frittura di gamberi e calamari. Se vi state chiedendo perché quella che all’apparenza sembra una tradizionalissima frittura di mare è presentata come pezzo forte della cucina dell’Altoforno Bistrot, chiedete direttamente allo chef e godetevi lo stupore della risposta, prima che del gusto. Tra un calamaro e un gambero abbiamo sorseggiato un Greco di Tufo DOCG Terra d’Uva di Benito Ferrara: equilibrio perfetto.

Il nostro viaggio termina con gli inconfondibili dolci di Marturano, maestri pasticcieri che portano avanti la tradizione partenopea raccontando, attraverso i loro prodotti, la storia della nostra amata terra.

Dopo un’esperienza così, tornare a casa non è stato facile, ma non per la pancia piena. L’aria che si respira al Circolo di Bagnoli, e non solo quella marina, ma quella fatta di persone con le loro storie, di incontri, di vita, di energia, è un unicum sul territorio napoletano. 

E noi vi consigliamo di provarla!

Daria Volpe

Daria volpe

Perennemente in fuga dalle cose. Il mio unico centro di gravità permanente: il cibo, la fotografia, la musica.

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