Coco è una ragazza giapponese che abita in Italia ormai da dieci anni, è iscritta all’Accademia di Belle Arti di Genova, diventata la sua città di adozione.

È originaria di una località che si trova tra Osaka e Kobe. Nella storia del Giappone, Osaka è stata per lungo tempo il principale centro del commercio e dell’industria, ed ancora oggi, è seconda per importanza solo a Tokyo. È riconosciuta dai giapponesi come la “capitale del buon cibo”.

Spinta dalle richieste di tanti amici che volevano conoscere più a fondo la cultura giapponese, in particolare quella gastronomica, ha deciso di aprire, prima un blog, poi un canale YouTube in cui spesso cucina piatti tradizionali di grande effetto, in compagnia della sua bella mamma. È presente anche in una seguitissima pagina su Facebook e su Instagram con lo pseudonimo COCO JAPAN.

Coco ha una grande capacità comunicativa e un sorriso che incanta. Questo permette a chi guarda i suoi video, di viverli con lei in modo coinvolgente, pur non essendoci sempre una traduzione precisa. Riesce con estrema facilità a far entrare in un mondo lontano ma che incuriosisce e affascina tantissimo.

Su YouTube troviamo oltre 60 video-ricette. Nei suoi canali, ci sono anche diversi video in cui mostra le sue avventure gastronomiche, sia in ristoranti italiani che in alcuni giapponesi. Ci racconta con grande spontaneità, coinvolgendo anche i suoi amici e la sua famiglia, dei momenti di vita vissuta e anche delle vere e proprie esperienze di viaggio da turista nel suo paese.

Grazie alla sua gentile disponibilità ho potuto farle una interessante intervista, nella quale mi ha parlato di se.

Mi racconti qualcosa di più della tua città di provenienza, e della tua vita in Giappone?

Io abito nella zona di Osaka. In Giappone c’è una sorta di rivalità tra questa città e Tokyo. Un po’ come in Italia esiste tra Napoli e Milano. Gli abitanti di Osaka sono più aperti, simpatici, socievoli mentre quelli di Tokyo, ricordano i milanesi, molto seri e sempre di corsa.

Osaka da oltre 500 anni è il cuore commerciale del Giappone, dove la cucina è particolarmente buona e ricercata. Qui nascono i famosi coltelli, venduti in tutto il mondo.

Italian Food Lovers in the World

I piatti giapponesi quando arrivano a tavola sono già porzionati e ridotti in piccoli pezzi, così da essere facilmente raccolti con le bacchette. Ecco perché è importante che nelle cucine si usino dei coltelli di altissima qualità che permettano un taglio preciso degli ingredienti, dando loro anche un aspetto gradevole.

Già da tempo, ho deciso di dedicarmi alla vendita di coltelli giapponesi personalizzati, che utilizzo anche nelle mie video-ricette. Propongo dei modelli prodotti da una ditta artigianale storica di Osaka che realizza anche una linea dedicata ai professionisti.

Quelli SANTOKU che ho scelto, sono perfetti per la cucina di casa.

SANTOKU Traditional

SANTOKU New Style

Entrambi sono coltelli meravigliosi, affilati e precisi. Quello tradizionale è realizzato con lo stesso materiale e metodo di fabbricazione della spada KATANA usata dai SAMURAI, che rappresenta una grande tradizione giapponese.

Ma deve essere trattato con cura, perchè arrugginisce se non viene asciugato immediatamente dopo averlo usato e lavato. E deve essere conservato in un luogo lontano dall’umidità.

Quello New Style invece, è prodotto con un nuovo materiale che non si deteriora facilmente, quindi risulta più semplice da gestire.

Come è cambiata la cucina del Giappone in questi ultimi anni?

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il Giappone ha vissuto una grave recessione che ha fortemente impoverito la popolazione locale.

Gli Stati Uniti, presero il controllo del Paese e ne condizionarono le abitudini, anche alimentari. Prima di allora, non veniva usata la farina di grano duro. La pasta giapponese era rappresentata dagli Udon, degli spaghetti a base di farina di grano tenero e acqua, e dai Soba Noodles, fatti con la farina di grano saraceno.

Il riso era il cibo principale, ma dopo gli attacchi aerei molte risaie vennero distrutte. Si iniziò quindi ad utilizzare il nuovo tipo di farina che si diffuse velocemente, e fece nascere dei nuovi piatti che costavano poco e davano molta soddisfazione, come l’Okonomiyaki, una sorta di pizza giapponese ricca di ingredienti golosi, ed il Takoyaki, un bignè di pastella fritto che contiene polpo, cipollotto e zenzero.

Oggi la farina viene usata solo in piatti definiti moderni, molto conosciuti e apprezzati anche dai turisti, come il Ramen o il Tonkatsu che si prepara impanando nel Panko delle tenere cotolette di maiale, per poi friggerle fino a raggiungere una croccantezza perfetta.

Nei piatti giapponesi tradizionali, la farina non era contenuta, così come non veniva usato nessun tipo di grasso o olio vegetale. I fritti non erano conosciuti e la carne non veniva consumata. I Giapponesi si aprirono volentieri alle novità perché da sempre molto curiosi, e i piatti derivati dalla nuova cultura occidentale furono ben accetti, nonostante ingredienti e gusti diversi.

Nei miei video preparo con mia madre tante ricette moderne ma anche della tradizione. Queste ultime hanno come base la salsa di soia, l’aceto di riso o di mele e il Dashi, il brodo fatto con Alga Kombu e Katsubushi, i trucioli di tonno secco.

Il Dashi è un ingrediente molto importante. Non ha un aroma forte come si potrebbe pensare ma serve per dare l’Umami ai piatti. Le nostre preparazioni sono a base di verdura, pesce bollito, riso, dal gusto piuttosto neutro e delicato, ecco perché la cucina tradizionale giapponese è difficile da apprezzare ma si preferisce quella più moderna, ricca di sapore.

È amata soprattutto dagli italiani, abituati a consumare tanti alimenti ricchi di Umami. Anche i miei amici per i quali ho cucinato la pensano così.

In lingua giapponese Umami significa “saporito” e indica per la precisione il sapore di glutammato, che è particolarmente presente in cibi come la carne, il formaggio lungamente stagionato, i pomodori maturi, i funghi porcini secchi, la colatura d’alici, l’aglio nero ed altri alimenti ricchi di proteine.

Il popolo giapponese è l’essenza del progresso e della tradizione che convivono insieme. Dedito e protagonista della tecnologia moderna, conserva una cultura millenaria, misteriosa e affascinante, da cui non smette di attingere. Quali modi di essere potrebbero scambiarsi, giapponesi e italiani per migliorarsi a vicenda?

Queste due nazioni, rappresentano dei mondi completamente diversi come la pizza e il gelato. Io li amo tantissimo entrambi e sono fortunata a poterli vivere godendo di queste realtà nelle loro peculiarità uniche, senza dover scegliere. Sono culture eccezionali che vanno bene così, con i loro pregi e i loro difetti.

Hai avuto modo di viaggiare in Italia? C’è un posto che ti è piaciuto particolarmente?

Ho viaggiato tanto in Italia, perché mi piacciono moltissimo i mercatini dell’antiquariato, trovando una cultura molto diversa dalla mia. Di solito in Giappone non si ama collezionare oggetti antichi, soprattutto non si ha il piacere di usarli per decorare la casa, preferendo articoli nuovi. Io invece amo molto il Vintage, colleziono Porcellane Biscuit e altri piccoli cimeli, come le ceramiche antiche prodotte con una lavorazione artigianale, che li rendono unici e pregiati.

Studio pittura e amo l’arte in generale. Ho scoperto con piacere che in Italia, tutto quanto abbia una vena artistica è molto seguito e diffuso, ma soprattutto, che alle persone piace praticare degli hobby creativi. In Giappone questo non accade, esiste solo l’arte ad alti livelli che si può ammirare esposta nei musei.

Compatibilmente con le restrizioni imposte dal Covid, torni spesso in Giappone? In che periodo dell’anno consigli di andarci e cosa non dobbiamo assolutamente dimenticare di visitare?

Prima del Covid tornavo in Giappone almeno tre volte all’anno per stare con la mia famiglia e sbrigare le pratiche legate al mio lavoro. Nel 2020 mi sono fermata li, potendo seguire le lezioni dell’Accademia on-line. Adesso, con le riaperture sono tornata a Genova dove mi piace tanto abitare, perché è ricca di cultura e offre mille possibilità di svago.

In Giappone le città sono molto grandi e strutturate in modo diverso rispetto a quelle italiane. Sono divise in zone, ci sono quelle dedicate agli uffici, quelle commerciali, quelle abitative e quelle dove è possibile incontrarsi nei locali. A Genova la vita è molto più semplice perché ho tutto quello che mi serve vicino a casa, senza dovermi spostare per lunghe distanze.

Per quanto riguarda le vacanze in Giappone, il mio consiglio è di evitare solo l’estate perché veramente molto calda e umida.

In primavera ad Aprile, si può partecipare all’Hanami, la festa in cui si ammirano le bellissime fioriture dei ciliegi, i Sakura.

Anche l’autunno è un periodo ideale, forse il mio preferito. Le temperature sono miti, non piove tanto e si può assistere al fenomeno del koyo. Le foglie degli alberi di Ginkgo e degli Aceri Giapponesi cambiano colore, assumendo infinite sfumature di rosso e giallo. Noi giapponesi, amiamo molto vivere questi spettacoli che la natura ci regala, con effetti visivi di grande impatto. In Inverno invece, si possono visitare le terme che per noi sono una vera istituzione e sono perfette per sfuggire ai freddi intensi di questa stagione.

Ma parliamo del tuo background. Andiamo con ordine, sei una studentessa di Belle Arti, una food blogger di grande successo, ma soprattutto una imprenditrice che produce e commercializza prodotti di bellezza. Cosa ti ha spinto a creare una linea di cosmetici Naturali?

Mia madre mi ha insegnato che il nostro corpo è come una macchina che deve essere manutenzionata, controllata e trattata sempre nel modo ottimale per evitare che si rovini. Si deve usare il giusto carburante e intervenire se subisce qualche piccolo danno per ripararlo subito. Soprattutto, deve essere rispettato perché è l’unico che abbiamo e non c’è modo di sostituirlo.

Quindi è molto importante seguire una dieta giusta e bilanciata e curarlo in tutte le sue parti. Cibo e benessere sono strettamente legati. La nostra pelle in particolare, ha bisogno di tante attenzioni che possiamo dedicarle grazie all’utilizzo di prodotti di qualità. Per noi giapponesi, avere una bella pelle è basilare. È un canone di bellezza ricercatissimo.

Io ho una pelle davvero molto delicata e purtroppo, in passato, ho avuto molte difficoltà sopratutto a causa dell’acne. Ho dovuto faticare tanto per risolverle, anche perché non trovavo in commercio una linea di cosmetici sana e naturale, che mi aiutasse realmente. Spesso i prodotti contenevano delle sostanze non sane per l’organismo come profumi e conservanti e anziché aiutare a migliorare la mia situazione, risultavano inutili o addirittura accentuavano i problemi.

Anche oggi, la qualità e risultati che molte case farmaceutiche o aziende cosmetiche promettono, non sono assolutamente veritieri nonostante le pubblicità pressanti.

Così ho deciso di studiare e produrre dei trattamenti efficaci, partendo da elementi naturali che potessero dare dei risultati concreti. I miei prodotti sono un mix di una giusta percentuale di ingredienti, derivati da sostanze essenziali per il nostro benessere, come la Vitamina C, che debitamente formulati e testati, danno benefici reali a chi li utilizza. Se avessi trovato nel mercato ciò di cui avevo bisogno, probabilmente non avrei avviato questa attività.

La mia linea di bellezza, che presento nel canale YouTube Coco Beauty si chiama  TINTAUNITA, ed è già piuttosto conosciuta e usata in Giappone, soprattutto tra chi ha una pelle delicata e bisognosa di cure particolari. Di recente, grazie a nuovi contatti, si sta diffondendo anche in Italia e inizio a ricevere degli ottimi feedback da parte dei clienti soddisfatti.

Questo mi rende felice e fiera del mio lavoro, perché grazie ai miei prodotti, ci sono delle persone che riescono a stare meglio con se stesse, dopo aver magari sofferto a lungo per le imperfezioni della propria pelle.

Quale è il tuo piatto italiano preferito e quale hai imparato a cucinare?

Appena arrivata in Italia, il Tiramisù è stata una vera scoperta. Lo mangiavo tutti i giorni! Adesso mi sono un po’ limitata ma continua a piacermi tantissimo.

Quando vado in ristorante, amo ordinare gli antipasti misti perché li trovo molto interessanti. Mi permettono infatti, di assaporare tanti gusti diversi e posso sperimentare nuove sensazioni. Capisco meno i sapori legati ai primi piatti, mentre trovo gli antipasti molto più caratteristici e originali, anche rispetto alla località in cui mi trovo in quel momento. I piatti che amo meno, sono quelli che richiedono cotture prolungate o molto elaborati.

Da buona Genovese d’adozione, ho provato a cucinare il Cappon Magro con degli amici che vivono qui. La mia precisione e attenzione nel pulire e tagliare il pesce, mi rendono un’ottima aiutante in cucina soprattutto nella preparazione di questo piatto impegnativo. Le altre ricette che ho imparato come il sugo, mi vengono un po’ diverse dalle vostre perché per deformazione culturale, continuo ad usare poco olio, sale e cuocio tutto non troppo a lungo.

Uno dei tuoi video che mi ha incuriosito maggiormente, è quello che parla dell’ANKO-MOCHI, il dolce con la marmellata di fagioli rossi e il riso glutinoso. Il mochi è un cibo sacro per lo shintoismo e si mangia a capodanno. Questo, come il Pesce Palla rappresenta un cibo pericoloso. Il primo perché risulta molto appiccicoso e si rischia di soffocare, il secondo perché contiene delle tossine, e se non pulito con maestria può essere fatale. Perché queste usanze rischiose?

Il Pesce Palla non viene assolutamente considerato pericoloso. Solo chi ha un attestato riconosciuto può prepararlo e questo lo rende innocuo e molto amato nella cucina giapponese. Risulta solo un po’ costoso e per questo viene consumato nelle occasioni speciali.

Il Mochi invece, al contrario del pesce palla, rappresenta davvero una grande insidia. Ogni anno muoiono oltre mille persone per il soffocamento che può derivare da questo dolce. Eppure continuiamo a mangiarlo, nonostante gli appelli del governo e della tv a prestare attenzione.

Mia mamma lo adora, e pensa che una mia amica lo ama talmente tanto, che arriva a guidare per quattro ore, per arrivare in un negozio affollato, lontano dalla sua città dove ne preparano una versione buonissima. Insomma, non possiamo proprio farne a meno, usiamo delle precauzioni ma lo consumiamo ugualmente.

C’è una ricetta o un ingrediente che proprio non ti piace? Mi sorprende e diverte il modo in cui riesci ad essere sempre elegante e convincente quando assaggi i piatti.

Un’abitudine che mi ha molto sorpresa, è la facilità con la quale le persone esprimono con noncuranza, le proprie preferenze in cucina o a tavola.

In Giappone nessuno si permette di esternare giudizi negativi. L’idea di onorare il cibo è derivata dalla nostra religione, il Buddismo e lo Shintoismo. Rispettando la natura, riceviamo un benefit. Mangiare per noi è come accogliere la vita di altri esseri viventi attraverso il cibo, quindi prima dei pasti, mostriamo rispetto dicendo ITADAKIMASU che letteralmente significa “ricevere“.

Non potremmo mai, dire: “Questo non lo mangio”, oppure “Questo non mi piace”, soprattutto quando siamo ospiti, si considera infatti un atteggiamento da maleducati. Sin da piccoli, veniamo abituati ad apprezzare tutti i sapori e a finire di consumare quanto viene portato a tavola. Io personalmente mangio davvero di tutto, e cerco di apprezzare ogni piatto, anche quelli più insoliti.

Per fortuna tra i miei amici e nella mia famiglia ci sono dei bravi cuochi, che sanno preparare delle ottime ricette. Per farlo, si dedicano a scegliere e trattare i giusti ingredienti, usano dei piccoli accorgimenti e delle attenzioni particolari, ma soprattutto ci mettono tempo e amore. Forse è questa la formula che rende tutto buono, in qualsiasi luogo ci si trovi, ed è il modo di mangiare che preferisco.

Chi cucina con il cuore, ottiene sempre risultati di qualità.

La tua passione per la cucina è ben espressa nei video che pubblichi. Cosa pensi delle contaminazioni e rivisitazioni che vengono fatte della cucina giapponese? Noi italiani siamo un po’ estremisti e rigidi e non ci piace tanto che le nostre ricette vengano cambiate, soprattutto quelle che prevedono la pasta che sono quasi sacre.

Noi Giapponesi siamo molto elastici e aperti alle culture alimentari diverse dalla nostra. Da noi infatti, ci sono tantissimi ristoranti di specialità che arrivano da tutte le parti del mondo. Da quelli italiani, a quelli francesi, cinesi, cambogiani, thailandesi, tedeschi e ci divertiamo a cambiare spesso e a provare davvero di tutto.

Gli italiani sono più legati al proprio cibo e ai sapori della cucina tradizionale. Anche se forse, qualcosa sta cambiando. Mi sono accorta della loro crescente curiosità, grazie ai commenti fatti ai miei video. Tempo fa, faticavano ad accettare anche solo un modo diverso di preparare un ingrediente, come ad esempio la Zucca Delica, che io uso spesso e cucino con la buccia. Molti, in principio si lamentavano. Oggi invece, mi scrivono che hanno iniziato a seguire i miei procedimenti, restando molto soddisfatti.

Sono felice di farli avvicinare alla cultura gastronomica tradizionale giapponese, che in fondo è molto semplice e fatta di piatti non troppo elaborati. La cucina di tutti i giorni è leggera e facile da preparare con pochi semplici ingredienti.

Il Sushi, così conosciuto e apprezzato qui in Italia, in realtà lo mangiamo solo in alcuni momenti speciali e soprattutto in ristorante. A casa, una volta all’anno, in occasione di una festa particolare, mia mamma prepara l’Ehomaki per i miei nipoti, un Roll speciale che si deve mangiare in silenzio, come vuole la tradizione, per attirare la buona fortuna .

L’intervista finisce qui, anche se ci sarebbe ancora tanto da chiedere e raccontare. Se volete conoscere ancora meglio la cultura giapponese e i piatti che la caratterizzano, in modo leggero, colorato e divertente, continuate a seguire Coco nei suoi canali.