Christian Costantino Headbartender, presso l’Oste del Marina Del Nettuno Lounge Bar si racconta

Christian Costantino ci racconti come ti sei avvicinato al mondo della mixology?

Ho cominciato tardi, avevo 19 anni, tardi nel senso che molti miei colleghi hanno cominciato subito dopo la scuola o comunque tra virgolette sono figli d’arte… Cresciuti nei bar dei genitori.

Studiavo marketing e comunicazione all’ università, da piccolo mi piaceva tantissimo disegnare e creare di tutto… Inizialmente affascinato dai Cocktails ed in particolare da quei movimenti eleganti di chi li preparava, ho successivamente trovato, avvicinandomi, in questa passione qualcosa che se fatta bene riesce ad accomunare proprio comunicazione ed arte.

 

Ci racconti le tue esperienze passate e cosa ti hanno lasciato?

Ho lavorato nei vari cocktailbar della città, ho fatto tanta gavetta, rubavo con gli occhi come si usava fare in quegli anni, nessuno ti insegnava nulla e non c’erano tutte le possibilità di adesso.

Ho sempre voluto migliorarmi quindi ho girato tanto, raccogliendo tutta l’esperienza possibile, fino a ritrovarmi qui al Marina.

 

Christian Costantino sei Bartender del Marina del Nettuno Yachting Club Messina , ci racconti qualcosa in più?

Da quasi 3 anni sono l’Headbartender, o come preferisco, l’Oste del Marina Del Nettuno Lounge Bar.

Si trova all’interno del porticciolo del Marina Del Nettuno Yachting club di Messina.

Me ne innamorai appena entrato per l’atmosfera che ti avvolge, proprio sulle acque dello Stretto, che la sera si illuminano di luci blu, di fronte alla statua della Madonnina. Il posto ideale per un aperitivo sul mare, pur rimanendo nel centro città. Diciamo che ho la fortuna di avere tutto l’anno “l’ufficio” vista mare.

 

Sei stato finalista dell’ “Art Of Italicus” 2019, che esperienza è stata?

Sono stati dei giorni pieni di emozioni, sembrerà banale ma ho vissuto un’esperienza bellissima, mi sono misurato con me stesso, preparando due finali che si svolgevano a due giorni una dall’altra, una prima ed una dopo il barshow. Erano soprattutto le uniche due Competition alle quali mi ero prefissato di partecipare durante l’ anno, sono fermamente convinto che quando vuoi cimentarti in un’esperienza del genere devi intanto fare qualcosa che ti diverta e credere nel brand, ti deve piacere, altrimenti si nota. Di “The Vero Bartender” avevo fatto la Semifinale l’anno prima ma non era andata e ricordo che il giorno dopo ero gia a lavoro sulle idee per il nuovo drink, che poi ho portato nel 2020 con qualche modifica.

Durante l’“Art Of Italicus” 2019 Christian Costantino avevi presentato un drink ispirato al quadro di Magritte “La corda sensibile”, ci racconti qualcosa in più?

Si, il primo drink si chiama “ItalicLOuDs”, ispirato al quadro di Magritte che raffigura una nuvola poggiata su una coppa, volevo rappresentasse le nuvole, la prima vera forma d’arte della quale ci accorgiamo sin da bambini, quando si è veramente degli artisti.

Succo di limone Interdonato, sciroppo di marmellata di arance e miele, Earl Grey Tea con infuso ai fiori di Gelsomino, Italicus, bollicine siciliane, tutto tra le notte di “Nuvole Bianche” di Einaudi e “O sole mio”.

Il drink per Montenegro, “Oste.Un Monte!“, nasce dall’idea di gioco di condivisione. Volevo qualcosa che raccontasse, in modo goliardico e divertente la tradizione. Mi sono quindi ispirato alla” Passatella”, il gioco da osteria, nato a Roma ai tempi dei Papi, nel quale chi non beve viene preso in giro dal resto della compagnia.

Mi servivano dunque ingredienti che ricordassero Roma e la tradizione popolare.

Infuso di foglie di carciofo, vino bianco Frascati, Select, Montenegro, una spuma di Camomilla e Montenegro. Il tutto accompagnato da fiaschetta, chitarra e stornelli. Ricordo tornai qualche mese dopo a Roma, al Chorus: “Ma tu sei… Lo racconto spesso ai miei clienti, venne un siciliano che parlava in inglese e cantava in romano come Celentano”. (quanto mi sono divertito) 

 

Come nasce un nuovo drink?

Nasce da un’idea, una volta che trovi l’idea o la storia giusta da raccontare gli ingredienti vengono quasi da sé.

L’importante è che dietro ogni drink ci sia qualcosa, che non sia solo un buon abbinamento di ingredienti fine a se stesso.

Mi piace fare una miscelazione divertente, usare quindi ingredienti che stupiscono il cliente o per come li si usa o per la loro origine.

 

Quale tecnica di miscelazione preferisci?

Sicuramente “Stir and strain”, la più elegante, nel pieno controllo della miscelazione e della diluizione degli ingredienti.

Ma quanto spazio ha la creatività nel tuo lavoro?

Credo sia fondamentale, o comunque lo è per me, è stato uno dei motivi che mi hanno fatto avvicinare alla professione. È uno spunto per una continua ricerca, deve però, ovviamente, andare di pari passo con tutto il resto. Diciamo che “per fortuna” al bar la sola creatività non basta.

E il distillato che preferisci miscelare?

Sicuramente, il Gin.

Qual è il cocktail che preferisci bere e quello che preferisci realizzare?

Sono un amante del Martini Cocktail, fortunatamente, lo è anche buona parte della nostra clientela.

Conosciamo le abitudini dei più assidui, cosa vogliono, come lo vogliono e in che modo lo vogliono servito.

Siamo talmente pazzi che così per gioco teniamo un Counter, siamo al momento a più di 7500 Martini negli ultimi tre anni.

 

A tuo parere, cosa non può mancare in un bar, a livello di servizio, di attenzione?

L’ospitalità e la cura del cliente, fondamentali.

Mi hai chiesto prima della creatività, puoi averne quanta ne vuoi, puoi essere il più tecnico e geniale possibile, ma se non fai sentire bene e a proprio agio gli ospiti è tutto inutile.

Che poi, se il cliente gradisce il cocktail hai fatto bene il tuo lavoro, se torna vuol dire che il tuo lavoro l’hai fatto meglio.

 

Ci racconti la vostra riapertura dopo il lockdown?

Abbiamo riaperto appena possibile, è andata bene da subito, visto il momento, contro ogni aspettativa.
Pensavamo le numerose regole e la paura potessero rallentare i ritmi, invece nel rispetto delle norme è andata bene.
Un cocktail sulle acque dello Stretto, dopo due mesi in casa credo sia terapeutico per tutti.
Cercheremo anche di risolvere il problema della chiusura forzata alle 24, magari invitando i clienti a venire un po’ prima.

Progetti per il futuro?

Ho qualche idea, ma nulla nell’immediato, per adesso prendo quello che arriva.