Ciao Catia, i tuoi primi ricordi in cucina con nonna Elsa, cosa ti ha trasferito?

Credo che la cucina sia nata con me, nella mia casa c’è sempre stata la cultura della cucina e in più io ho sempre avuto una fortissima curiosità. 

Alla base c’è sicuramente tanta passione ma ho iniziato a cucinare da bambina con l’aiuto di mia nonna Elsa, una grandissima appassionata di cucina che pero’ non era una semplice casalinga ma collaborava con alcuni ristoranti; mio madre era invece un commis di sala.

Tutto questo messo insieme mi ha spinto a studiare e sperimentare molto. A costruire la mia esperienza direttamente sul campo, meno sui libri, anche se comunque la conoscenza delle tecniche di base è sempre fondamentale. Ho poi avuto la fortuna di stare al fianco di alcuni chef importanti, non tanto per il nome, quanto per quello che hanno saputo trasmettermi. Da lì è iniziata tutta una mia visione della cucina.

 Hai collaborato con alcuni dei più importanti chef stellati italiani e internazionali che cosa ti hanno trasmesso?

Per quanto riguarda le varie esperienze accanto agli Chef stellati alle quali ho avuto occasione di collaborare da Cortona, Asciano, Roma, sono esperienze che aprono il cuore e la conoscenza a tutto ciò che di bello e di professionale può regalare la cucina.

Lavori  spesso per eventi all’interno dei ristoranti, il che comporta anche che la tua cucina differisce fortemente in funzione delle materie prime e del luogo in cui lavori, che difficoltà si presentano in queste occasioni?

Normalmente non lavoro per i ristoranti, ma vengo chiamata nei ristoranti per un particolare evento. In questo caso io preparo un mio menu pensato appositamente, o per quello che il ristoratore vuole trasmettere per quella serata, che può essere o a tema o legata all’utilizzo di un particolare ingrediente

Oggi è molto semplice avere tutto e tutto l’anno, ma io cerco sempre di rispettare la stagionalità, questo ovviamente se possibile. Fondamentalmente in ogni stagione c’è un prodotto da poter valorizzare e da valorizzare secondo quelle che sono le logiche del nostro mangiare. Poi, sono stata molto fortunata, perché io sono umbra (nata a Ospedaletto sul Monte Peglia, in provincia di Terni), un territorio particolarmente ricco, in più ho molto viaggiato e questo mi ha aiutata a capire meglio quali sono gli utilizzi delle varie materie prime.

Utilizzo come tutti i prodotti, ma con la musica e un po’ di poesia. Per me sono due ingredienti fondamentali, non riuscirei mai a creare un piatto se non avessi questa parte sentimentale del piatto. Credo sia un piccolo gesto d’amore, che mi piace ricordare ogni volta, e cercare di trasmettere quello stesso amore a chi sta per mangiare un mio piatto.

Può capitare ed è capitato in più di un’occasione di partire con un’idea e trovarmi “in pentola” dell’altro, ma è sempre più raro.  Molto spesso nella fase creativa, l’artista che crea può seguire una sua emozione, ma non rendersi conto che magari sta tralasciando la parte fresca del piatto, quello che non capita quando si entra di più nella professionalità dello chef. Mi è capitato, ma oggi cerco di non farlo capitare più, perché magari ci si potrebbe trovare di fronte ad un piatto “azzardato”, ma non tutti gli azzardi poi sono negativi, perché in tante circostanze credo di aver creato cose che hanno stupito di più di altre ragionate.

Che musica ti piace?

Fondamentalmente tutti i generi, anche se prediligo particolarmente il jazz e il blues, la musica classica. Quando devo creare un piatto per una persona chiedo come prima cosa la musica che ama ascoltare e i colori che lo rendono felice, anche solamente uno. Questi saranno i cardini nella creazione del piatto, poi c’è la mia fantasia che può correre in ogni dove. Non chiedo mai gli ingredienti, perché – e non sono presuntuosa – sono convinta che le sensazioni che mi arrivano dalla persona sono gli ingredienti principali. Lavorando il piatto per quello che mi arriva dalla persona, poi si fa sì che arrivi il “messaggio” del gusto.

 A giugno durante il Wine Show hai creato un piatto dedicato a Todi, ci racconti cos’era e come’è nato?

Alla manifestazione enogastronomica umbra Wine Show ho portato una mia “creazione”, legata al territorio e al tema trattato, presentando dei“fazzoletti di gusto” in cialda di riso carnaroli,  reinterpretati con i prodotti locali ed ispirati al luogo: il Nido dell’aquila, una bella terrazza del centro cittadino che affaccia su di un’ampia vallata verde; il tutto legato alla Legenda del “Nido dell’aquila” 

Facciamo un gioco, ci inviti a cena, cosa ci prepari?

“Oggi creare una coreografia su di un piatto è come dipingere, non a caso si usano dei pennelli, L’ arte e la cucina possono (e devono) essere la diversa declinazione di una stessa “visione culturale”, con la sostanziale differenza che la seconda la si mette obbligatoriamente in bocca per riceverne ulteriori sensazioni”

Se dovessi avervi a cena dovrei porgervi almeno tre domande prima di preparare qualsiasi cosa

1-Che musica amate ascoltare

2-Due colori preferiti

3-Un ingrediente Principe 

Chiaramente a questo unirò le sensazione che avrò di Voi.

 

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

Amo sognare e con gesti diversi realizzare i piccoli sogni.

L’occasione è giusta per invitarvi al prossimo evento al quale parteciperò al Museo Maec di Cortona in cui preparerò un piatto per una speciale colazione “gioiello”

“Come se fosse …un sogno” 

Un piatto può raccontare una donna, come un gioiello

Crearlo significa donare un sentimento”

Quali sono i tuoi progetti per i prossimi mesi?

Questa è la novità a partire da febbraio: il progetto in carcere, “Intra”, all’interno del quale era previsto tra gli altri anche il corso di cucina. Io sarò tra gli chef che daranno lezioni per la formazione i 10 allievi “Addetti alla cucina”; progetto che si concluderà con la cena evento “Golose Evasioni” preparata e servita dagli allievi che si svolgerà tra fine aprile e primi di maggio.

Inoltre a metà febbraio andrò presso Koppert Cress vicino Rotterdam una multinazionale che produce erbe e germogli per la quale creerò ricette.