L’Azienda Agricola Gennaro Papa  è attualmente  condotta da Gennaro e Antonio Papa ,si avvale della collaborazione esterna dell’enologo umbro Maurilio Chioccia.Si allevano gli stessi vigneti di proprietà,per circa 6 ettari, tutti ubicati nelle colline del comune di Falciano del Massico, riservando particolare attenzione per il vitigno primitivo.

Abbiamo intervistato Antonio Papa che ci ha parlato della storia quasi centenaria di questa cantina e dei sui vini che affondano la loro storia nell’antica Roma….

La vostra storia affonda le radici ai primi del 1900, ci racconti le vostre origini?

L’ azienda PAPA affonda le radici nei primi decenni del 1900. Il 24 giugno del 1933 ,le prime produzioni familiari ricevono riconoscimenti dalla Cattedra Ambulante di Agricoltura di Napoli ,ma fino al 1960 la produzione di vino  aveva più un significato di rappresentanza che di valore economico. Le uve per la maggior parte venivano conferite ad altre aziende in Campania e quindi in questi anni il Falerno perse la sua vera identità.

Negli anni ’90 conviti della qualità del Falerno, arriva la svolta, ci spieghi come?

 Nel 1988, poi c’è la svolta. Mio padre Gennaro intuì che il vino Falerno poteva tornare alla celebrità. Inizialmente differenzia le coltivazioni aziendali anche con : pesco, melo, albicocco, olivo, poi dal 1995 nel periodo più buio del Falerno  avvalendosi   della mia collaborazione  e di un enologo esterno  inizia ad  allevare soprattutto vigneti ,dando maggiore spazio a quelli autoctoni   ed avviando così un processo  ricerca su  vigneti centenari , conducendo severe  pratiche agronomiche per riportarli in vita. Nel 2002 arriva poi nell’Azienda Papa l’enologo umbro Maurilio Chioccia, le vigne passano da 2 a 6 ettari, inizia una svolta qualitativa tesa ancor più alla difesa delle coltivazioni autoctone e ai vigneti a piede franco, riportando alla luce anche vigne terrazzate sulle pendici del versante Sud del Monte Massico.

Oggi conduciamo circa 7 ettari tutti dislocati sulle pendici del versante sud del monte Massico , molti di essi  adagiati su delicati dorsali di collina o in ampi terrazzamenti  rivolti verso la pianura Campana , tra i 100 e i 300 mt s.l.m.

Le qualità del Falerno sono state raccontate da Plinio, Marziale, Orazio, Cicerone, cosa dicevano di questo vino?

Fu lo storico romano Tito Livio, alla fine dell’età repubblicana, tra i primi a parlarne e a delimitarne  il territorio – avente  forma triangolare –con  base sul  corso del fiume Savone e  vertice la cima del Monte Massico. Intorno al 340 a.C., i Romani, avvalendosi di alcune    tribù , genericamente  denominate  “tribù Falerine”, ripresero le tradizioni vitivinicole  Magno- Greche, Etrusche ed Autoctone Campane, sviluppando un rinomato distretto vinicolo, suddiviso per zonazioni, altimetrie  e varietà di suoli. Furono create Tre tipologie  di vino Falerno : CAUCINUM , vino proveniente da vigne  in alta collina, FAUSTIANUM ,  vino proveniente dalle migliori colline sia per esposizione , pendenza dei terreni  che per varietà dei suoli, e FALERNUM , vino generico proveniente da terreni pianeggianti .

Per anni il   ” Faustianum  vinum “,resto’  la tipologia  più  pregiata , ricercata e costosa.

Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e in epoca Medioevale, il Falerno fu prodotto sotto altre denominazioni, perdendo così l’antico prestigio; il traffico diminuì, pur restando comunque attivi alcuni siti   sulle pendici terrazzate del Massico. In questo lungo periodo vari autori , storici , letterati latini hanno parlato del Falerno. Macrobio nel libro II cap. 3 dei Saturnali ammise che si conservava fino a quarant’anni e che si usava nelle cene di lusso. Petronio nel Satyricon ci ha tramandato che si conserva fino a 100 anni per cui Marziale lo chiamo’ “immortale” e Plinio addirittura diceva che i medici ne proibivano l’abuso. Orazio, Cicerone e Faustiano lo producevano e ne facevano sfoggio durante le loro cene. Virgilio lo descrive come miglior vino al mondo. Lo stesso dissero Strabone, Dionigi d’Alicarnasso, mentre Cellio e Varrone avendone sperimentato la potenza, lo descrivono come: “incendium virium”, vino che accende le forze. questo per citare alcune delle fonti .

Ritroviamo parziale ritorno  alla notorietà in  pieno Rinascimento (XVI secolo), quando sotto il nome di Fistignano,(Fastignano) fu elogiato da Papa Paolo III Farnese, il quale grazie al  bottigliere Vaticano Sante Lencerio , ne faceva buon uso.

Quali sono le caratteristiche delle terre dove nascono i vostri vigneti?

L’area odierna si traduce in 5 comuni a nord della Campania, tutti che gravitano attorno alla catena del monte Massico. Partendo quindi da nord, dove il Massico si forma  da una costola del Vulcano spento di Roccamonfina e finendo praticamente a mare , troviamo diverse tipologie di terreno che noi per brevità andremo a tradurre cosi : nell’areale più strettamente a nord del mMssico troviamo un terreno più genericamente a base di tufo e argille , mentre nella fascia a sud verso il mare troveremo tracce limo sabbiose che verso l’interno danno spazio  a tipologie più cretose e argillose . la cosa che accomuna le 5 aree è sicuramente l’origine vulcanica dei suoli, anima poi  che fuoriesce   nei vini.

I miei vigneti in particolare, trovandosi  solo nel comune di Falciano del Massico ( a sud del massiccio) hanno componenti che spaziano tra l’argilla e la creta verso il limo e sabbia a seconda delle varie altimetrie ove sono ubicati .

Tra i vostri vini: Memoriae , Opimiano, Conclave e Campantuono, ci racconti le caratteristiche di questi vini?

Memoriae  : è l’ultimo nato in casa ed è l’unico bianco da me prodotto. È un blend di falanghina e moscato . ho ripreso una vecchia tradizione , che voleva il Moscato ( clone terracina in particolare) come varietà a bacca bianca più presente fino al 1960. Ho deciso di unire vecchia e nuova tradizione e dare vita a un vino a tutto pasto , fresco ma anche unico  al naso con una profonda componente aromatica che potesse ricordare il vino dei miei nonni.

Opimiano : è anch’esso un blend da tre uve . tutte rientranti nella dop Falerno , ma che ho abbinato in percentuali diverse , in particolare Primitivo al 60% unito a Piedirosso e Barbera nel restante 40%. È un vino rosso di 14 gradi che consiglio a tutto pasto , tipico nella sua essenza, ma studiato per essere sfruttato tutti i giorni

Conclave :qui entriamo nel discorso Falerno . Il Falerno ha 2 anime . io amo spiegarle partendo dal Monte Massico e dico sempre che , a nord del Monte si usa produrlo da vitigno aglianico , mentre a sud manteniamo una tradizione col primitivo . il conclave è figlio di questa tradizione e nasce da uve provenienti in 3 siti tutti alle pendici del monte dai 100 ai 200 mt s.l.m. è oggi il vino più conosciuto della mia cantina e più prodotto. Ne consiglio l’uso con pietanze più succulente essendo molto potente e speziato .

Campantuono: è il mio inizio e nasce dai vigneti storici, rappresenta un’attenta selezione solo di quei vigneti e di una vigna, potremmo definirlo il cru aziendale. Vive di luce propria perchè è un vino autorevole, l’alcol svetta verso i 17 gradi, ma è la sua anima a definirlo, perché è il Falerno che segue di più la tradizione .

Come potrebbe sintetizzarsi il tuo modo di vedere il mondo del vino?

Oggi il mondo del vino è cambiato e cambia seguendo le mode la vita frenetica. A volte è un mondo troppo nervoso e poco stabile. Io quando l’ho conosciuto era un mondo più concentrato sulle tradizioni, oggi non più. Mi piacerebbe tornare a parlare di tradizioni, quelle vere e non quelle pubblicizzate. Comunque cerco di seguire le mie idee, non mi faccio condizionare dai gusti e dai processi commerciali, però cerco di farlo con occhi nuovi e con la speranza di riportare il Falerno alla gloria di un tempo.

Che annata è stata per l’Azienda Agricola Gennaro Papa quella del 2019?

Un’annata generosa sotto tutti i punti di vista, sia per qualità che per sanità delle uve. Le annate vanno comunque lette e gestite nei vari processi. Ogni annata nasconde qualcosa di positivo, ci sono sicuramente annate top tipo la: 2003, 2006, 2010, 2016, 2017 tanto per citarne alcune ma di tutte ( da quando io lavoro in cantina) dal 1999 ad oggi ricordo qualcosa di positivo , sarà perchè sono legato ai ricordi e mi rimandano a periodi importanti della mia vita.