AGAPE Ristorante è la creatura dei fratelli Gabriele e Gianna Piscitelli, ristorante nel cuore di Sant’Agata de’ Goti – all’interno di Palazzo Viscardi.

Gabriele, lo chef, ha avuto diverse esperienze con chef del calibro di Fabio Tacchella, Antonello Colonna e Pino Lavarra.

La sorella Gianna, Sommelier, che dopo aver conseguito i tre livelli Ais si diploma nel 2011, non contenta, decide di entrare a far parte della fantastica accademia di Gualtiero Marchesi, a Colorno, attraverso la terza edizione del Master Alma-ais “La gestione e la comunicazione del vino”.

Insieme coronano il sogno di gestire il Ristorante di proprietà nel cuore di Sant’Agata de’ Goti – all’interno di Palazzo Viscardi. Lo chef con tanta umiltà e dedizione attraverso i suoi piatti riesce a svelare la sua anima, quella vera, meno conosciuta, con la creazione e la combinazione di sapori eccezionali rielaborati ed espressi in un progetto di alta ristorazione, con un’attenzione mirata, capace di coniugare semplicità ed innovazione.

 

Ciao Gabriele, hai la cucina nel tuo DNA, è stato naturale seguire le orme di tuo padre?

Avevo solo due anni quando a mio padre fu conferito il titolo di Cavaliere e quattro anni quando si ritrovò al primo posto come Chef con l‘Accademia Carlo Magno. Ero del tutto ignaro del mio DNA ma soprattutto che da lì a breve avrei seguito le sue orme, trovandomi nei suoi panni. Da ragazzino ero quasi ostile al lavoro del mio babbo, poiché vedevo quanto tempo dedicasse alla sua cucina, spesso, sottraendolo alla sua famiglia. Ma certe cose ti appartengono, si sentono e come capita in molti casi, come un fulmine a ciel sereno in età adolescenziale segnai l’inizio della mia storia scegliendo l’alberghiero come mia scuola superiore. Da lì forse capii che la genetica difficilmente può essere cambiata.

I tuoi primi passi li hai fatti con degli stage formativi presso Fabio Tacchella, Antonello Colonna. Cosa ti porti dietro di quest’esperienze?

Con Tacchella è stato il mio primo stage formativo, dove ho iniziato a delineare il mio percorso portando con me la continua ricerca del bello con l’armonia dei sapori. Con Antonello ho capito l’importanza dell’aspetto qualitativo nella ricerca delle materie prime e soprattutto la necessità di arrivare con i propri piatti ai clienti, toccando le giuste corde del lato emozionale di ognuno di noi.

Hai anche lavorato al Palazzo Sasso con Pino Lavarra, ci racconti qualcosa?

Pino per me è stato un gran Maestro di vita, capace di trasmettermi il concetto di dedizione, di semplicità, di concretezza. inoltre, mi ha insegnato l’importanza delle tecniche.

Hai fatto anche esperienza come tutor presso la prestigiosa scuola di cucina del Sud “Dolce&Salato” con il grande maestro Giuseppe D’Addio, com’è stato insegnare ai giovani che sia avvicinano alla cucina?

La formazione nel nostro settore è fondamentale, la conoscenza e la curiosità sono due fattori che determinano il successo, per questo ho sentito una grande responsabilità riuscire a trasmettere questi concetti ai ragazzi. Prepararsi al sacrificio, all’impegno e al rispetto per il nostro lavoro. È stata davvero una bella sfida, una bella opportunità formare il futuro che cresce in una scuola prestigiosa come la Dolce&Salato del grande Maestro Giuseppe D’Addio.

Poi Agape, ristorante di proprietà nel cuore di Sant’Agata de’ Goti, dove sviluppi un’idea di arte culinaria ricercata. Ci racconti qualcosa in più?

Il progetto Agape è il traguardo di un viaggio iniziato parecchi anni fa. E’ frutto di esperienza fraterna che nel tempo è mutata, solidificandosi nel concreto concetto di amore vero. Quest’ultimo è espresso in un’idea semplice di condivisione conviviale, che mira a far vivere un’esperienza sensoriale ai propri ospiti. Il nostro concetto si ispira e affonda le sue radici, come in architettura, nei principi fondamentali della Triade Vitruviana, che attraverso l’armonico rapporto tra le parti: cucina, sala e struttura vive continui slanci vitali oltre i propri limiti attraverso una passione totalizzante.

Con te lavora tua sorella Gianna, sommelier che ha conseguito il Master Alma-Ais “La gestione e la comunicazione del vino”, come selezionate i vini della vostra cantina?

La selezione dei nostri vini in carta è un lavoro svolto principalmente da Gianna, sempre alla ricerca del giusto vino da abbinare ai miei piatti e non solo. La sua scelta è sempre mossa da curiosità, conoscenza e competenza. È una pignola, attenta, non convenzionale nei suoi abbinamenti, le piace osare, ma senza lasciare nulla al caso. Ha selezionato accuratamente i vini in carta, valorizzando soprattutto il nostro territorio. Si dà spazio oltre a quelle alle etichette che hanno fatto la storia del vino, anche quelle frutto di piccole produzioni, ma di grande qualità. Adora confrontarsi con me, nonostante l’ultima parola tocchi sempre a lei!!!

 

Chef e il Maître, fratello e sorella, come funziona questo connubio?

È davvero dura!!! Ma siamo complementari devo ammetterlo! Con gli anni abbiamo imparato a conoscerci professionalmente, godere di grande stima e fiducia reciproca. Siamo due figure importanti per Agape, la nostra complicità è fondamentale per poter garantire l’armonia tra cucina e sala.

Ci racconti la tua filosofia in cucina?

La mia filosofia è molto semplice: l ‘Essenziale.

Il vostro menù è fatto di piatti che raccontano una storia che si è evoluta nel tempo, ci puoi dire qualcosa in più?

Ogni mio piatto è espressione di ricordi, tecniche, esperienze e sapori che hanno contaminato la mia vita. Di un’attenta e continua ricerca di materie prime da trasformare, prodotti di qualità legati al territorio alla stagionalità e alla tradizione.

Sei nato a Firenze ma sei di origini sannitiche, a quali piatti delle tradizioni di queste due zone sei maggiormente legato?

“Viva la pa-pa-pappa col po-po-po-pomodoro”…si capisce! Di quella Toscana la pappa al pomodoro tanto però quanto la cotena con i fagioli nel pignato!

Quali sono i vostri sogni nel cassetto per Agape?

Abbiamo tanti sogni nel cassetto, di diverse forme! Ma da buoni meridionali non possiamo svelarli tutti (la verità è che ci piace mantenere i piedi ben saldi a terra!) Ma di sicuro, uno è quello di continuare a crescere diventando ulteriormente una realtà ben radicata nel nostro territorio, dando l’opportunità a tanti giovani del settore di continuare a sognare nella propria terra.