Alex Pochynok, nasce a Sokal’, una città dell’Ucraina situata sul fiume Bug Occidentale. Trasferitosi in Italia da giovanissimo diventa allievo di Ignacio Ito, uno dei più apprezzati maestri di cucina fusion nipponica della penisola, al Jap-One di Napoli. Alex ha saputo reinventare se stesso più e più volte fino a diventare un apprezzatissimo Sushi Chef

Lo troveremo presto al NOA a via Filagieri a Chiaia dove presenterà una cucina che sarà etnica, moderna, tradizionale e street food!!

Ciao Alex, come ti sei avvicinato alla cucina?

Tutto è nato nel 2008 quando passeggiavo per le vie di Napoli e passo vicino il ristorante “ Ciro a Santa Brigida “ ed ho iniziato a lavorare lì

Da giovanissimo sei diventato allievo di Ignacio Ito, uno dei più apprezzati maestri di cucina fusion nipponica, quali sono gli insegnamenti di Ito che porti con te?

Con Ignazio ho iniziato a collaborare nel 2010 e mi ha trasmesso tutti i segreti della cucina giapponese che ad oggi fanno parte del mio background.

Diverse sono state le tue esperienze, Roji di Nola, Himiko – japanese and freshfood Jap-One, cosa ti hanno lasciato?

Tutte fanno parte della mia crescita, ognuno mi ha dato e lasciato qualcosa

– HIMIKO è stato il primo ristorante in cui sono stato chef a 24 anni. Prime responsabilità, prime sperimentazioni di piatti.

– ROJI ho approcciato ai primi passi di cucina fusion avendo grandi riscontri su tutto il territorio campano

– JAPONE è dove tutto incomincio a prendere forma al fianco di Ignacio, rimasi 4 anni per poi prendere la mia strada

Nel 2018, Roberto Goretti, patron di Jap-One mi propose di diventare chef del nuovo locale che aveva appena aperto in via Calabritto dove sono rimasto fino al 2019.

Sei ritornato al Jap-One, com’è cambiato il menù che presenti?

Quando sono rientrato da Jap-One ho cercato di cambiare qualcosa della nostra proposta, abbiamo inserito gelati gastronomici, inoltre abbiamo iniziato a fare panificazione inserendo in carta panini con maialino in agrodolce ed ho reso la cucina un po’ più moderna.

Qual è la tua filosofia/idea in cucina?

Io credo che la cucina debba essere molto semplice, intervenire sul prodotto il meno possibile ed esaltarne semplicemente il suo gusto. Il piatto secondo il mio approccio devono essere il meno possibile lavorati e devo sostanzialmente rispecchiare il prodotto che lo caratterizza. Non mi piace la cucina estremamente lavorata e la trasformazione eccessiva della materia prima. Più semplice meglio è!!!!

Hai lavorato a braccetto con Francesco Franzese, com’è andata e cosa hai assimilato in quel periodo di collaborazione?

Nel 2016 abbiamo aperto Roji con Peppe Rossini, Giovanni Napolitano ed altri soci, dopo 6 mesi è entrato nella famiglia Francesco. È stato un periodo molto divertente ed abbiamo ottenuto grandissimi risultati, abbiamo collaborato per circa due anni.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Dopo tutte queste esperienze ho deciso di intraprendere un mio percorso insieme ad un gruppo di imprenditori molto forti del settore ed aprire un nuovo ristorante nel cuore di Napoli, in via Filangieri; si chiamerà NOA.

Sarà il primo worldwide tasting, dove il menu si ispirerà alle migliori culture di cucina etnica, moderna, tradizionale e street food.

Come state vivendo questo periodo particolare caratterizzato dal Covid19?

Sto vivendo questo momento con grande trepidazione, proprio perché eravamo pronti ad aprire già ad ottobre e a quanto pare dovremo avere ancora un po’ di pazienza.

Durante il primo lockdown ho avuto l’idea di creare un canale YouTube “STAI FOOD”, dove preparo ricette semplici e veloci che possono essere riprodotte anche a casa.

Sei ucraino di nascita, qual è il piatto della tradizione a cui sei più legato e perché?

Il piatto che mi lega di più alle mie radici è senza altro il BORSCH. È una zuppa tradizionale dell’est Europa a base di barbabietola, verdure e con una guarnizione di panna acida. Borsch è il mio piatto preferito e da piccolo lo mangiavo molto spesso.