TRA CAMBIAMENTI CLIMATICI E SICCITÀ

È DI NUOVO TEMPO DI VENDEMMIA

In Trentino, Cavit da anni investe nello studio scientifico del territorio per raggiungere l’eccellenza. Un sapere condiviso “in rete”attraverso l’innovativa tecnologia Pica, in grado di ottimizzare il lavoro in vigneto in ottica eco-sostenibile, offrendo una bussola per orientare le decisioni e progettare la viticoltura trentina di domani.

Ravina di Trento, Settembre 2022 – Anche quest’anno è in fase di svolgimento la vendemmia di Cavit, nome di primo piano nel panorama vitivinicolo italiano e principale punto di riferimento sul territorio trentino. In una stagione di incognite climatiche e ambientali come la prolungata siccità, le buone pratiche condivise per la gestione avanzata del vigneto sono state ancora una volta l’asset sul quale è stata organizzata l’intera campagna viticola del Consorzio, sino alla raccolta. Un modus operandi che contraddistingue questa importante filiera, non solo per assicurare nel breve periodo la migliore vendemmia, ma anche e soprattutto per progettare la continuità della viticoltura trentina di qualità nel medio e lungo termine.

Infatti, con la messa a punto del progetto Pica, sin dal 2010, Cavit – consorzio che riunisce undici cantine sociali e oltre 5.250 viticoltori locali che coprono il 60% della superficie vitata trentina – ha sviluppato nel tempo una strumentazione tecnologica innovativa, oggi indispensabile supporto al lavoro degli agronomi e dei soci in vigna.

Come una sorta di bussola, infatti, questa Piattaforma Integrata Cartografica Agriviticolaorienta il lavoro in campagna mettendo “in rete” i vigneti e fornendo indicazioni preziose per una viticoltura di precisione. Le informazioni raccolte dai software di gestione dei soci vengono integrate con quelle delle banche dati di interesse agrario (Carta dei Suoli del Trentino e Atlante meteo-climatico) offrendo agli agronomi un’analisi puntuale e completa che viene arricchita grazie ai modelli previsionali messi a disposizione da una rete di ricerca d’eccellenza, come la Fondazione Edmund Mach, la Fondazione Bruno Kessler con il suo spin-off MPA Solutions e il CNR di Firenze.

In questo modo si riesce a sapere tutto di ogni singolo vigneto – a partire dalla scelta del vitigno più adatto a ogni terreno e a ogni clima – e di conseguenza è possibile ottimizzare il lavoro sul campo senza sprechi di risorse. Ad esempio, incrociando le caratteristiche del terreno con le previsioni meteorologiche si programmanointerventi mirati di irrigazione o di protezione da specifiche patologie. “In Trentino”, commenta Andrea Faustini, Enologo e Responsabile Scientifico del Team Agronomico Cavit e coordinatore del progetto PICA, “dove le zone coltivate sono fortemente parcellizzate e distribuite su superfici estremamente eterogenee tra loro per esposizione climatica, conformazione dei suoli e altitudini, è molto importante conoscere al meglio ogni singola zona di coltivazione. Se so che vitigno piantare in quella specifica area, avrò dei benefici in termini di qualità del prodotto”.

È sempre grazie a PICA che vengono condivise in tempo reale con la rete dei viticoltori, informazioni puntuali, quali il momento ideale per effettuare la vendemmia, pratica che proprio in Trentino conserva la sua tradizione più “artigianale” e viene eseguita ancora esclusivamente a mano, in totale rispetto della natura e dell’ambiente. Ed è così che, in equilibrio tra tradizione e innovazione, lavorano oraalla vendemmia 2022, i viticoltori della filiera Cavit. Una media di neanche 1,5 2 ettari di terreno a testa per una superficie complessiva di circa 6.600 ettari di vigneti, nelle cinque macro-aree viticole –

dal Campo Rotaliano alla Valle di Cembra, dalla Valle dell’Adige alla Vallagarina, sino alla Valle dei Laghi, compreso l’Alto Garda – che sono la culla dei migliori vini trentini.

Redazione Foodmakers

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