Salvatore Passariello, quarantaquattrenne imprenditore partenopeo patron del Gruppo Le Due Torri, sarà candidato all’ottava edizione del premio Eccellenza Italiana a Washington DC, che si terrà a Città del Vaticano. Lo abbiamo incontrato per una chiacchierata informale, e si spera, beneaugurale, in vista dell’impegnativa sfida.

L’alto casertano nel mondo, come eccellenza italiana da premiare e valorizzare, perché in fondo, per sineddoche, ogni realtà – aziendale o territoriale che dir si voglia – aspira a definirsi microcosmo autonomo, se proiettata in un contesto di promozione e di internazionalizzazione.

La competizione, è di quelle stimolanti, che invogliano alla narrazione, intesa in un’accezione radicale, come capacità di coinvolgimento emotivo e passionale. La candidatura offerta all’imprenditore dell’enogastronomia Salvatore Passariello, secondo la motivazione degli organizzatori del premio Eccellenza Italiana, si giustifica con “la necessità di premiare le attività che valorizzino il territorio, distinguendosi per una visione proiettata al globale”, descrizione che ben si attaglia alla vocazione del nostro interlocutore, che non nasconde la propria soddisfazione, senza tuttavia facili autocompiacimenti.

  • Salvio buongiorno, è davvero un piacere rivederci dopo qualche mese dal nostro ultimo incontro, anzitutto complimenti per questo evento che ti vede protagonista. Cosa credi che rappresenti per il tuo operato, tale evento al quale parteciperai?

Carlo, buongiorno a te, non nascondo di essere emozionato, perché è una straordinaria occasione di confronto con altri professionisti ed operatori di settore, pensa che saremo in collegamento, dalla santa Sede, con la capitale politica dell’America, Washington, a cui seguirà una conferenza stampa dalla Camera dei Deputati. Il tema centrale è quello a cui ho dedicato la mia attività imprenditoriale, cioè l’implementazione di una rete di eccellenze, volta alla qualificazione territoriale, e nel contempo al cambiamento sostenibile, in termini ecologici ed energetici, segnatamente nell’ambito della filiera alimentari, carni certificate.

  • Siccome apprezzo la tua concretezza e capacità di sintesi, se dovessi individuare un termine, che definisca teleologicamente questo concetto?

Il termine che adotto è “glocalizzazione”, come dire alla ricerca delle radici del passaggio dal locale al globale, rispettandone l’identità di provenienza. Si è assistito ad una progressiva modernizzazione nell’ambito dei rapporti e delle risorse tecnologiche, ma credo che oggi sia preminente fare rete umana, anzitutto. Bisogna gradualmente introdurre delle logiche manageriali e imprenditoriali anche nell’enogastronomia e nella ristorazione, ovverosia una ripartizione delle competenze, che sappia valorizzare le singole professionalità, senza dirigismi ma con un forte ruolo del management.

  • Quale è stata la genesi della tua candidatura?

Tutto è nato, coerentemente con la mia concezione e mission, attorno ad un desco. Quest’estate avevo un tavolo di persone a cena – manager e professionisti della comunicazione – con le quali mi sono trattenuto piacevolmente, tra cui il giornalista Massimo Lucidi, presente nel comitato organizzatore della manifestazione, che ha caldeggiato la mia aspirazione. Lo scorso primo Ottobre, presso la mia struttura in Presenzano “Agristor Due Torri” vi è stata la presentazione della mia candidatura, in attesa della prossima premiazione di Roma del 15 Ottobre, il passo è stato breve, ma straordinariamente partecipativo e coinvolgente, il coraggio non mi è mai mancato. 

  • Come credi che sia cambiata la tua realtà operativa, dopo la recente emergenza pandemica Covid?

Beh, guarda, andrò controcorrente, ma per quanto mi riguarda ho cercato di trasformarla in una straordinaria occasione di crescita, facendo brainstorming con i miei collaboratori ed elaborando nuove strategie di sviluppo. Non posso sottacere che ho da sempre lavorato nel settore, proteso verso le affermazioni delle mie visioni gestionali. Sin dal 1996, con la fattoria Carpineto, ho cercato di valorizzare gli allevamenti di Podolica e Marchigiana, nel benessere degli animali, nel 2006 nasceva l’Agristor, in Presenzano, provincia di Caserta, nel 2016 l’apertura della contigua Chiancheria Gourmet, affiancato da Pasquale Di Muccio, a cui poi è seguita l’estensione su Roma, nel 2019, adiuvato da mio fratello Marco, mi piace definire questi locali come l’anima pop di una tradizione alimentare dalla filiera cortissima, del nostro gruppo. Sono stati anni dinamici, di continua espansione, nel periodo dei costringimenti pandemici mi sono concentrato sulla formazione e razionalizzazione della mia crew, oltre alla rifinitura della cantina curata dal sommelier Giuseppe Ventriglia, un caveau che oggi conta circa duemiladuecento etichette, nazionali ed internazionali, molto apprezzata dalla clientela ma anche da colleghi di settore.  

  • Concludendo, e facendoti in bocca al lupo per la prossima premiazione, quali sono i progetti futuri di Salvatore Passariello?

 Mi piace dire, tra il serio ed il faceto, che sto rendendo sempre più “sexy e sensuale” la mia azienda, in un’accezione di attrazione per la clientela. A Novembre apriremo la terza chiancheria, nel cuore di Napoli, con ingredienti selezionatissimi del territorio. Nel contempo, in quel di Presenzano, nell’alto casertano, verrà eretto un bio-parco completamente green ed eco-sostenibile, con accoglienza e suite per gli ospiti, sede di un’apposita Accademia, che, in collaborazione con gli Istituti alberghieri, formi in modo permanente le risorse, valorizzandone le competenze individuali e sinergiche, sotto l’egida di marchi prestigiosi come Ferrarelle, un progetto ambizioso ma già in itinere.

Salvio Passariello, Terra di Lavoro, nomen omen, chapeau.