Sentiamo spesso dire che il vino è cultura e storia di un territorio. Mai affermazione fu più giusta. L’Italia tutta è caratterizzata da millenni dalla produzione del prezioso nettare. La mitologia ci parla di questa bevanda eccellente. I Romani hanno portato la vigna nei luoghi in cui arrivavano per espandere l’impero, per secoli il succo fermentato dell’uva è stato nutrimento per le comunità contadine.

La Campania ha una lunga tradizione vitivinicola come testimoniato da tante aziende che ancora oggi portano avanti l’antico lavoro del vignaiolo. Ne è esempio Tenuta Fontana, azienda che coltiva i suoi vigneti tra la provincia di Caserta e di Benevento già dal 1800.


L’azienda oggi è alla terza generazione di produttori di vino con Raffaele Fontana e i suoi figli Maria, Pina e Antonio, che magistralmente portano avanti il lavoro iniziato dai loro antenati, con il contributo dell’enologo toscano Francesco Bartoletti.


Lunedì 18 luglio, presso l’enoteca Attimi Divini di Santa Lucia a Napoli, l’azienda ha tenuto una piccola degustazione di due delle sue etichette più rappresentative.


La prima etichetta proposta è stata “Alberata”, 100% uve asprinio da vite maritata ai pioppi.
Vigne a piede franco, risalenti a fine ottocento, che la famiglia Fontana conserva gelosamente nell’agro aversano.
Un nettare dorato caratterizzato dalla freschezza tipica dell’asprinio. Che, in questo caso, viene parzialmente mitigata dall’affinamento di 7 mesi in anfore di terracotta e da un 50% di fermentazione malolattica.


La scelta dell’anfora al posto della barrique, come ci spiega Bartoletti, è dettata dalla volontà di non perdere le caratteristiche proprie del vitigno e del vino da esso ricavato, che verrebbero inevitabilmente compromesse dal rilascio degli aromi del legno.
Una fortuna poter godere ancora di questi calici ricavati da vigne così antiche come da poche altre parti è possibile trovare.


Tenuta Fontana produce anche falanghina e sciascinoso ma in occasione della serata la degustazione è continuata con l’altro prodotto di interesse storico.


Dopo Alberata infatti è toccato a OroRe riempire i calici. Il lavoro svolto in questo caso dalla famiglia Fontana merita un’attenzione particolare.
Nel 2018 Tenuta Fontana si è aggiudicata l’appalto per il ripristino della Vigna di San Silvestro sita nella Reggia di Caserta, alle spalle della cascata del parco.


La vigna di San Silvestro già anticamente, era coltivata per la produzione del vino destinato alla tavola del Re. Tre ettari ieri, oggi ne è rimasto uno, nel quale la famiglia Fontana dal 2018 si è impegnata per rispristinare una produzione idonea alla vinificazione.


Il vitigno destinato a questa operazione di recupero è il pallagrello. Uva per molto tempo dimenticata e diventata oggi simbolo della rinascita del vino casertano insieme all’asprinio.
Ad oggi è pronto il pallagrello bianco che noi abbiamo assaggiato. Per il nero c’è bisogno ancora di un po’ di tempo.

Troviamo un vino fruttato e fresco, con una interessante sapidità, destinato anche ad un leggero invecchiamento. Non è un caso che sia proprio il pallagrello, uva riscoperta e ritornata ad essere in breve identità di un territorio, a dare vita a questo prodotto di nicchia.


Automatico è nella mia mente il parallelismo con la Freisa di Chieri, reimpiantata dal 2004 nella Vigna della Regina sulla collina di Torino, e che oggi da vita ad un vero e proprio vigneto urbano nella città.
Due uve considerate per un po’ di tempo minori rispetto alle loro conterranee più famose. Ma fortemente identitarie dei loro territori e scelte appunto per diventarne nuova bandiera.

Anna Orlando

Maturità classica, laurea in giurisprudenza, avvocato da oltre 15 anni. L'interesse per la cucina e per il cibo nasce dall'aver osservato in silenzio prima una nonna e poi una mamma ai fornelli. L'essere...

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