La cucina di Solaika Marrocco è 100% pugliese; quasi completamente autodidatta .Recupera con attenzione tradizioni gastronomiche e ingredienti del territorio.

L’abbiamo intervistata:

Ciao Solaika, sei giovanissima ed in pratica autodidatta, come nasce il tuo amore per la cucina?

Il mio amore per la cucina nasce tra le mura di casa e dalle mani di mia madre. Mi divertiva molto fare la spesa, tornare a casa e preparare da mangiare con lei per tutti,accontentando le varie esigenze, vizi e capricci di una famiglia composta da 4 bambini e 2 genitori. Mi incuriosiva e divertiva molto combinare i diversi ingredienti.

Silvia Antonazzo e Marco Borelli, i proprietari di Primo restaurant, hanno creduto ed hanno scommesso su di te, come nasce questo rapporto?

Come tutte le cose belle il nostro rapporto nasce da un’incontro inaspettato. Erano in cerca di qualcuno che sposasse la loro filosofia di ristorazione e sin da subito è nata un’ empatia che dura da due anni e mezzo. Entrambi non sono semplici proprietari ma si occupano del servizio di sala e il nostro è un concetto allargato di brigata. Condividiamo tutto e siamo sempre uno la spalla dell’ altro. Con questo rapporto abbiamo messo dei pilastri solidi e ora possiamo solo costruirci sopra.

I tuoi piatti cambiano con il susseguirsi delle stagioni e sono una continua scoperta delle eccellenze del territorio, ci racconti qualcosa in proposito?

Olio e pomodoro in primis sono ingredienti che porto nel cuore e nei ricordi di quando ero bambina. I miei piatti raccontano la storia del territorio pugliese, la sua tradizione gastronomica e tutte quelle materie prime di alta qualità portate avanti negli anni dai migliori artigiani nel rispetto della stagionalità. Amo i prodotti pugliesi, ma la mia curiosità mi spinge ad avere sempre un occhio che guarda al nuovo e diverso. Una sana curiosità mi spinge sempre oltre e a far meglio.

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Pasta fillo, crema di rape, acciughe e peperoncino caramellato

 

Hai vinto la settima edizione del Premio Birra Moretti Grand Cru che esperienza è stata?

L’esclamazione che meglio riassume la mia esperienza nel vincere il premio birra moretti gran cru è: “WOW”. Vincere per me non è stato un punto d’arrivo bensì un grande punto di partenza che mi ha fatto crescere tanto, sia a livello umano che professionale. Ho avuto la possibilità di confrontarmi con altri miei colleghi nel migliore dei modi, con il sorriso e con sana competizione. Sono molto soddisfatta di aver vinto con un piatto della mia terra, ma soprattutto di aver vinto con la semplicità della mia cucina. Nella vita sono una donna che va dritta al punto e i miei piatti parlano di questo. Adesso sono ancora più carica per prefissarmi e raggiungere tutti gli altri obiettivi.

 

Hai presentato in finale i Turcinieddhi glassati alla birra con marmellata di cipolla all’arancia, critmi in tempura e infuso di luppolo, come nasce questo piatto?

 

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Turcinieddhi glassati alla birra – Credits AUT Fotografia Salento

È un piatto tipico che cambia nome a seconda del territorio in cui si prepara, dall’alta alla bassa Puglia, ma la preparazione e la cottura rimane sempre la stessa. Amo le sfide, e ho deciso di mettermi in gioco portando un piatto rischioso dal punto di vista degli ingredienti(le frattaglie non sono amate da tutti) che della preparazione. Sono uscita un po’ dagli schemi, cambiando la proporzione tra fegato,cuore e polmone,la modalità e il tempo di cottura e la presentazione degli ingredienti.

 

 

Quali sono i tuoi maestri o comunque gli chef che ti hanno influenzato?

Non ho avuto maestri che mi hanno influenzato, nella cucina d’autore il rischio di essere influenzati è molto alto. Ho dei mentori che stimo molto per svariati motivi e ci sono tipologie di cucine a cui mi sento più vicina, ma ho una mia identità e un percorso di crescita che mi aspetta.

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Credits AUT Fotografia Salento

 

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

Di sogni nel cassetto ne ho tanti e sono molto ambiziosa. Mi hanno detto però che rivelandoli poi non si avverano!! Quindi prossima domanda?? 🙂