Nel 2025, lo storico marchio Petti celebra 100 anni di attività, un traguardo straordinario che racconta una storia tutta italiana fatta di passione, visione e innovazione. Da piccola realtà familiare nella provincia di Salerno, l’azienda si è trasformata in un punto di riferimento globale nella trasformazione del pomodoro, mantenendo salde le sue radici nel cuore della Campania.
Questo articolo nasce da un’intervista esclusiva realizzata da Food Makers in collaborazione con Contra, e segna l’inizio di un viaggio tra le eccellenze italiane della produzione agroalimentare. Un percorso che ci porterà a conoscere le storie, le sfide e il futuro di alcune delle più importanti aziende del nostro Paese, a partire proprio da chi ha saputo trasformare un frutto rosso in un simbolo del Made in Italy nel mondo.
A raccontare questa eredità familiare lunga un secolo è Antonio Petti, presidente dell’azienda e rappresentante della quarta generazione, con lo sguardo rivolto al futuro e i valori saldi delle origini ben piantati nella terra da cui tutto è cominciato.

Le Radici: Un’Idea Coraggiosa Nata nel 1922
La storia di Petti affonda le sue origini a Nocera Superiore, nel 1922. In un’epoca in cui l’industria alimentare era agli albori e il pomodoro veniva ancora lavorato secondo metodi casalinghi, fu Antonio Petti fu Pasquale, nonno dell’attuale presidente, a gettare le basi dell’azienda.
Il capitale iniziale? Una dote familiare di ben 50 miliardi di lire, fornita dalla nonna: “All’epoca non c’erano prestiti bancari, né possibilità di finanziamenti. Dovevi farcela con le tue forze“, racconta Petti.
In quegli anni, la conservazione del pomodoro avveniva in fusti di legno, simili a quelli usati per il vino. I barattoli di banda stagnata sarebbero arrivati solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, portati dagli americani. All’inizio, il prodotto principale non era la passata come la conosci oggi, ma la salsa concentrata, densa e ricca, ideale per cucinare piatti corposi come il ragù napoletano.
Espansione e Trasformazione: Gli Anni del Cambiamento
Il vero salto di qualità avviene a partire dagli anni ’70, quando Antonio Petti decide di importare pomodoro concentrato da ogni parte del mondo per trasformarlo nello stabilimento di Nocera Superiore e poi rivenderlo a livello internazionale.
Nel frattempo, nel 1973, il padre di Antonio, Pasquale Petti, acquista un ex stabilimento Arrigomi in Toscana, aprendo un nuovo fronte: la produzione diretta di pomodoro fresco.
Oggi, l’azienda è divisa in due poli operativi distinti ma complementari:
- In Toscana, il figlio di Antonio gestisce la produzione del pomodoro fresco a marchio Petti, destinato principalmente alla grande distribuzione italiana.
- A Nocera Superiore, invece, l’azienda è specializzata nella trasformazione di semilavorati, importando materia prima da tutto il mondo e rivendendola all’estero. Qui lavora anche la figlia di Antonio, a rappresentare con orgoglio la quinta generazione.
Il gruppo raggiunge un fatturato consolidato di circa 350 milioni di euro, di cui ben 300 milioni provengono dallo stabilimento di Nocera, dimostrando l’importanza strategica della sede storica.
La Logistica: Il Cuore Nascosto dell’Eccellenza Globale
Un’azienda come Petti, che opera in mercati globali, non può limitarsi a produrre qualità: deve anche garantire la distribuzione efficiente e sicura del prodotto, in qualsiasi angolo del pianeta. Antonio Petti lo sa bene: “Produrre bene non basta. Il difficile è far arrivare il prodotto in perfette condizioni ovunque nel mondo.”
La gestione logistica è un sistema complesso, fatto di sincronizzazione, regole sanitarie e adattamento climatico. Un esempio? Una spedizione dagli Stati Uniti:
- Il prodotto parte da uno stabilimento in California, a circa 250 km dai porti di Los Angeles o Oakland.
- Viene caricato su container e stoccato in porto, pronto per l’imbarco.
- La navigazione richiede 35-40 giorni.
- Arrivato in Italia, il carico affronta controlli sanitari, sdoganamento e trasporto interno.
Il tutto con un solo obiettivo: preservare la qualità e la sicurezza del prodotto, rispettando normative differenti, sbalzi climatici tra emisferi e vincoli temporali serrati.

Un Messaggio per il Futuro: Altri 100 Anni da Raccontare
L’intervista si chiude con uno sguardo al futuro. Antonio Petti ringrazia chi ha contribuito a questo secolo di successi e invita a continuare a scrivere la storia di una realtà che, pur crescendo, non ha mai perso la propria anima familiare.
Un secolo dopo il primo fusto di legno riempito a mano, Petti continua a trasformare il pomodoro con passione, rispetto per le tradizioni e uno sguardo rivolto all’innovazione. E, a giudicare dall’entusiasmo della nuova generazione, la storia è tutt’altro che finita.

