Michael Silhavi ,classe 1986, cuoco veronese di origini francesi con un marcato spirito creativo e ribelle. Ha lavorato in cucine stellate e non in giro per il mondo, non; Londra, Budapest, Sardegna, Bangkok e New York sono luoghi che hanno influenzato il suo approccio alla cucina e agli ingredienti. L’esperienza più significativa è stata peró quella dei tre anni trascorsi nelle cucine del bistellato Ristorante Perbellini a Isola Rizza, dove ha affinato tecnica e professionalità. Negli ultimi sei anni è stato chef del ristorante ponte pietra a Verona, portandolo a un grande consenso della clientela locale e ad essere recensito da tutte le più importanti guide italiane. Ora in procinto di aprire il proprio locale dove potersi esprimere appieno.

Il suo motto in cucina: “METTIAMO IN GIOCO LA TRADIZIONE”

Michael Silhavi come nasce la tua passione per la cucina?

Da quando ho ricordo sono sempre stato innamorato della cucina. A 4 anni ho chiesto a Babbo Natale una cucina giocattolo e ci passavo giornate intere! Crescendo ho iniziato ad aiutare mia madre nella cucina di casa, ero affascinato nel vedere che mescolando gli ingredienti tra loro e/o cuocendoli questi cambiavano di consistenza e sapore.

Una delle tue esperienze è stata al Ristorante Perbellini, cosa ti porti dietro?

Lavorare da Perbellini è stata sicuramente la mia esperienza più formativa. Ero già stato in un due stelle Michelin ma essere da Perbellini era da sempre il mio sogno. Ho avuto l’opportunità di lavorare in una grande brigata dove tutte le preparazioni, dalla più semplice alla più complessa, erano svolte alla perfezione. Ho avuto modo di girare tutte le partite e anche di prendere parte a molti eventi esterni. Lo chef Perbellini è sempre stato un esempio per me ed è un palato assoluto 

Per anni sei stato lo chef di Osteria Ristorante Ponte Pietra, che esperienza è stata?

Ponte Pietra è stata la mia prima esperienza da chef, ho preso in mano la cucina ad un anno e mezzo dall’apertura e da lì è stata una crescita costante per entrambi. Ho potuto esprimermi e mettermi alla prova giornalmente, penso che questo sia l’obbiettivo di chiunque sogni di diventare chef. Siamo stati prima apprezzati e riconosciuti dalla clientela locale e poi ci hanno inserito in tutte le maggiori guide nazionali, un grande orgoglio per me. Ma è stato il mio costante desiderio di migliorarmi e crescere che mi ha portato alla scelta di lasciare ponte pietra dopo 6 anni.

Qual è la tua filosofia in cucina di Michael Silhavi?

La mia filosofia in cucina è “mettiamo in gioco la tradizione”. Mi piace lavorare su ricette storiche venete ed italiane ed alleggerirle attraverso tecniche moderne, creare contrasti aggiungendo ingredienti internazionali frutto della mia costante ricerca maturata durante i miei viaggi e le mie esperienze lavorative all’estero e  giocare con le forme e le presentazioni in modo da divertirsi e stupire. Penso che la mia sia una cucina pop perché mantenendo un approccio semplice tutti possono goderne ma altresì gli esperti del settore riescono a coglierne le sfumature. 

Hai preso parte al “Generations Verona”, ci racconti cos’è?

Generations Verona è un’iniziativa nata da un idea del mio amico Matteo Rizzo del ristorante desco dalla quale è nata una squadra di giovani chef veronesi con l’obiettivo di rilanciare la nostra città dal punto di vista gastronomico. Insieme a lui, Mauro Buffo, Matteo Grandi e Francesco Baldissarutti abbiamo dato vita a un lungo ciclo di cene ed eventi (invitando a cucinare con noi anche altri giovani chef emergenti italiani) che ha avuto un ottimo riscontro di pubblico 

Sei anche docente, com’è stare dall’altra parte della cattedra?

Insegnare è una bella opportunità, non c’è cosa più bella di vedere persone innamorate della cucina e poter condividere con loro tutto quello che ho imparato durante la mia esperienza lavorativa 

 

Ora stai per aprire un tuo ristorante ci racconti qualcosa in più?

Si è da maggio che lavoro sodo a questo progetto e attendo con ansia che passi questo momento difficile per tutti noi per poter finalmente aprire. Sarà un ristorante giovane e molto personale, con una proposta che ad oggi a Verona non esiste. Puntiamo a conquistare il mercato 

 

Sei un veneto doc, qual è il piatto della tradizione a cui sei particolarmente legato e perché?

Il mio piatto del cuore è indubbiamente il bollito con la pearà ! Mia nonna me le preparava ogni domenica a pranzo (facevamo a gara per grattare la pentola). La pearà in particolare penso sia il piatto in cui si riconosce la maggior parte dei veronesi 

Cosa ti auguri per il tuo prossimo futuro?

Bè mi auguro di poter continuare a lungo questo lavoro con lo stesso entusiasmo e di imparare ancora molto (e ovviamente di poter aprire presto il mio ristorante)